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Festa della Porziuncola

1870, 29 luglio - Manuale per la chiesa di S.Giorgio

N.N.

Viene riportato in stralcio dal Manuale, di cui sotto, la parte relativa alla Festa della Porziuncola. La trascrizione del testo, effettuata da don Roberto Turella, chiudeva il periodico "Quaderni di vita parrocchiale - tra passato e presente", n. 1 agosto 1995, pubblicato dallo stesso don Roberto. Per comodità, si è preferito anticipare il testo antico all'inizio e poi lasciare alla lettura dell'analisi storico-religiosa della festa che segue.


La Festa dei “Passaggi di S. Francesco” a Tarmassia Dal : MANUALE PER LA CHIESA PARROCCHIALE DI S.GIORGIO M. IN TARMASSIA 1870
Giorno 29 luglio. Triduo in preparazione alla Festa della Porziuncola. Si espone l’Immagine di S. Francesco d’Assisi. mattina per tempissimo si celebra Messa. Sulla sera si recitano le Orazioni per la Esaltazione della Santa Chiesa: Actiones nostras etc. I. Signore, io vi raccomando la santa Chiesa, Sposa vostra, e Madre mia. Ricordatevi, che voi spargeste il vostro Divino Sangue, perchè ella fosse senza macchia, e senza ruga; deh! piacciavi di purificarla, e santificarla, togliendo da lei ogni scandalo, e peccato. Non permettete, che ella sia depressa, o avvilita. Voi reggetela, Voi conservatela, Voi esaltatela presso tutte le nazioni, e dilatatela per tutto il mondo. S. Ut Ecclesiam tuam sanctam regere, et conservare digneris. T. Te rogamus, audi nos. Pater. Ave. Gloria. II. Signore, prendavi compassione della infelice cristianità. Questo è il campo, che Voi, e i vostri Apostoli seminaste colla Dottrina evangelica. Ma vedete quanta zizzania vi abbia sopraseminato il comune nemico. Oh quanti popoli, e quanti regni sono di eresia infetti! e chi può sradicare questa maligna zizzania, che sempre più tenta con orgoglio di opprimere il buon grano della cattolica verità? ah che altri non lo può fare se non Voi, che siete onnipotente. Voi umiliate tanti eretici, che turbano la vostra Chiesa, e fate, che bandito ogni errore, tutti gli uomini con viva fede credano Voi, a Voi, ed in Voi, nè mai si allontanino punto da quanto Ella insegna doversi credere, ed operare. S. Ut inimicos sanctae Ecclesiae humiliare digneris. T. Te rogamus, audi nos. Pater. Ave. Gloria. III. Signore, Voi nascendo portaste in terra la pace, e per bocca degli angioli l’annunziaste agli uomini. Ah quanto adesso ne abbiamo bisogno, mentre pare, che i cristiani non sappiano usare le armi se non contro i loro fratelli! Deh! Principe della pace, infondete negli animi dei principi cristiani spirito di unione, e di concordia. Rinconciliate, e unite i loro cuori con santo nodo di carità, e di amore, per cui tutti uniti difendano la Cattolica Religione da tutti i suoi nemici, e reggano, e governino santamente i loro sudditi. S. Ut regibus, et principibus christianis pacem, et unitatem largiri digneris. T. Te rogamus, audi nos. Pater. Ave. Gloria. ORAZIONE PEL PAPA Sommo, ed eterno Pastore Gesù Cristo, io vi raccomando il vostro Vicario in terra, e nostro Sommo Pontefice. Voi reggetelo, Voi illuminatelo, Voi difendetelo, Voi assistetelo, acciocchè sappia governare bene la Santa Chiesa. S. Oremus pro Pontifice Nostro N. T. Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in manum inimicorum ejus. Pater. Ave. Gloria. Oremus. Ecclesiae tuae, quaesumus Domine, preces placatus admitte; ut, destructis adversitatibus, et erroribus universis, sicura tibi serviat libertate. Per Ch. D. N. Amen. Reciteremo un Pater. Ave. Gloria. ad onore di S. Francesco d’Assisi. S. Ora pro nobis, Beate Francisce. T. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. Oremus. Domine Jesu Christe, qui, figescente mundo, ad inflammanda corda nostra tui amoris igne, in carne beatissimi Francisci passionis tuae sacra Stigmata renovasti: concede propitius, ut ejus meritis, et precibus crucem iugiter feramus, et dignos fructus paenitentiae faciamus. Qui vivis et regnas etc. Amen. PREDICA. Finita questa, si dà la Benedizione col S.mo Sacramento, cantandovi solamente il ‘Tantum ergo’. Agosto Giorno 1 Si espone in mezzo la Chiesa la Sacra Immagine di S. Francesco d’Assisi, collocandola sopra sgabello (la Carega della Madonna fu ridotta in tre parti divisibili e per collocarla dove meglio si credesse, e per farne diversi usi), e adornandola il più che si possa. Si adorna a festa l’Altare Guglienzi, ove è ritratta l’effige del Santo; qui pure si espone la sua Reliquia. Si distingue pure l’Altare Maggiore, con fornimento diverso dal solito. Sei soli candelabri colle rispettive palme. I fornimenti feriali si distribuiscono per gli altri altari, mettendo questi decorosamente. Si collocano esteriormente le tende attorno la Chiesa. Tutto preparato, e disposto, onde meglio eccitare la divozione dei fedeli, in questo giorno, nelle ore pomeridiane si canta il Vespero; finito questo, in ginocchio sui gradini dell’Altar Maggiore intonasi il Veni creator Spiritus etc., e recando il Crocifisso, si va processionalmente uscendo dalla porta minore della Chiesa, si entra per la maggiore; fatto ritorno all’Altare Maggior, e terminato il canto coll’Oremus relativo, quivi si ferma in divota secreta orazione. Così si aprono i passaggi. Giorno 2 Messa Prima alla levata del Sole - Le altre si dispongono secondo il loro numero a comodità della popolazione. Almeno l’ultima Messa viene celebrata all’Altare Guglienzi, e terminata la Messa, il Sacerdote celebrante s’inginocchia e recita le seguenti ORAZIONI Deus in adjutorium etc. Gloria Patri etc. 1. O glorioso S. Francesco, che spontaneamente rinunciaste a tutti i comodi, e a tutte le ricchezze di vostra casa per seguire più da vicino Gesù Cristo nella via della povertà, e della abbiezione, otteneteci, vi preghiamo, un generoso disprezzo di tutte le cose del mondo, affine di assicurarci i beni veri, ed eterni del Paradiso. Pater. Ave. Gloria. 2. O glorioso S. Francesco, che in tutto il tempo di vostra vita altro non faceste, che piangere la passione del Redentore, e procurare a tutti l’applicazione degli infiniti suoi meriti chiamando alla fede gli eretici, a ravvedimento i peccatori, alla perfezione la più sublime i cristiani già avviati per la strada della giustizia, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di piangere continuamente i nostri falli, con i quali abbiamo tante volte ricrocifisso Gesù Cristo, affinchè possiamo anche noi essere nel numero di coloro, che benediranno in eterno le sue sovrane benedizioni. Pater. Ave. Gloria. 3. O glorioso S. Francesco, che amando più d’ogni altra cosa i patimenti, e le croci, meritaste di portare nel vostro corpo colle stimmate miracolose il segnale più certo della predestinazione alla gloria con Gesù Cristo crocifisso, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di portare anche noi nelle nostre membra la mortificazione di Cristo, affinchè facendo nostra delizia l’esercizio della penitenza, meritiamo di avere un giorno quella sola ed immancabile consolazione, che sta promessa infallibilmente a quelli, che piangono. Pater. Ave. Gloria. S. Ora pro nobis, Beate Francisce. T. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. Oremus. Domine Jesu Christe etc. Quindi si presenta al baccio la Reliquia. - Nelle ore pomeridiane si canta il Vespero - Discorso - Processionalmente come nel giorno di jeri si esce, e si entra nella Chiesa cantando l’Inno Ambrosiano - Chiudesi benedicendo il Popolo col Crocifisso. L’Introduzione di questa Festività venne fatta per opera del Meretissimo Arciprete di quì fu Ignazio Zampieri l’anno 1808 con ‘Breve’ avuto da S. S. Pio Papa VII nel medesimo anno in data 12 febbraio: (il Manuale riporta qui il testo latino del Breve con cui il Papa Pio VII concede alla chiesa parrocchiale di Tarmassia l’Indulgenza della Porziuncola) Concorda coll’Originale conservato in quadro nel Coro. Il M.R. Arciprete D. Ignazio Zampieri (Parroco a Tarmassia dal 1794 al 1819) introdusse la Festività della Porziuncola senza precedenza di Triduo. Il M.R. Arciprete Mozambani Pietro (Parroco a Tarmassia dal 1819 al 1845) introdusse il Triduo senza predicazione. Il M.R. Arciprete D. Bettini Domenico (Parroco a Tarmassia dal 1846 al 1862) vi aggiunse la predicazion, e negli ultimi anni del suo regime parrocchiale vi aggiunse il discorso anche nel giorno stesso della Festività.
Parrocchia S. Giorgio M. - Tarmassia - numero 1 - agosto 1995 Quaderni di vita parrocchiale - tra passato e presente – - LA FESTA DELLA PORZIUNCOLA – “I ‘Passaggi’ di S. Francesco” Da mezzogiorno del 1° agosto a tutto il 2, nelle chiese parrocchiali e francescane, si può acquistare l’indulgenza della Porziuncola (Perdon d’Assisi). L’Opera prescritta per acquistarla è la devota visita alla chiesa, in cui si deve recitare il Padre Nostro e il Credo, la celebrazione del sacramento della Confessione e la Comunione eucaristica. Il Vescovo concede ai Parroci di fissare per l’acquisto della indulgenza la prima Domenica di agosto: in questo caso il tempo utile decorre dal Sabato 5 agosto pomeriggio a tutta la Domenica. Questa pià pratica di pietà, molto sentita negli anni passati, ha lasciato un segno anche nella storia della nostra parrocchia. Ecco, dunque, il fine di questo quaderno (che speriamo possa essere il primo di una serie): - conoscere il nostro passato; - vivere meglio il nostro essere cristiani oggi; - guardare con speranza al nostro futuro. COME S. FRANCESCO OTTENNE DAL PAPA L’INDULGENZA Nel 1216 S. Francesco ottiene a Perugia dal Papa Onorio III, recentemente eletto, l’Indulgenza della Porziuncola. Così ricorda, nel 1310, il Vescovo di Assisi, Teobaldo, in una sua lettera, questi fatti: Il beato Francesco risiedeva presso Santa Maria della Porziuncola, ed una notte gli fu rivelato dal Signore che si recasse dal sommo pontefice Onorio, che in quel tempo dimorava a Perugia, per impetrare una indulgenza a favore della medesima chiesa di Santa Maria della Porziuncola, riparata allora da lui stesso. Egli, alzatosi di mattina, chiamò frate Masseo da Marignano, suo compagno, col quale si trovava, e si presentò al cospetto di papa Onorio, e disse: “Santo Padre, di recente, ad onore della Vergine Madre di Cristo, riparai per voi una chiesa. Prego umilmente vostra santità che vi poniate una Indulgenza conseguibile senza oboli”. Il papa rispose: “Questo, stando alla consuetudine, non si può fare, poichè è opportuno che colui che chiede un’Indulgenza la meriti stendendo una mano ad aiutare; ma tuttavia, indicami quanti anni vuoi che io fissi riguardo all’indulgenza”. San Francesco gli rispose: “Santo Padre, piaccia alla vostra santità di concedermi, non anni, ma anime”. Ed il papa rispose: “In che modo vuoi delle anime?”. Il beato Francesco rispose: “Santo Padre, voglio, se ciò piace alla vostra santità, che quanti verranno a questa chiesa confessati, pentiti e, come conviene, assolti da un sacerdote, siano liberati dalla colpa e dalla pena in cielo e in terra, dal giorno del battesimo al giorno ed all’ora dell’entrata in questa chiesa”. Il papa rispose: “Molto è ciò che chiedi, o Francesco; non è infatti consuetudine della Curia romana concedere una simile indulgenza”. Il beato Francesco rispose: “Signore, ciò che chiedo non viene da me, ma lo chiedo da parte di colui che mi ha mandato, il Signore Gesù Cristo”. Allora il signor papa, senza indugio proruppe dicendo tre volte: “Ordino che tu l’abbia”. (E dopo essersi consultato con i cardinali presenti) Il papa chiamò San Francesco e gli disse: “Ecco, da ora concediamo che chiunque verrà ed entrerà nella predetta chiesa, opportunamente confessato e pentito, sia assolto dalla pena e dalla colpa; e vogliamo che questo valga ogni anno in perpetuo, ma solo per una giornata, dai primi vespri, compresa la notte, sino ai vespri del giorno seguente”. Mentre il beato Francesco, fatto l’inchino, usciva dal palazzo, il papa, vedendolo allontanarsi, chiamandolo disse: “O semplicione, dove vai? Quale prova porti tu di tale indulgenza?”. E il beato Francesco rispose: “Per me è sufficiente la vostra parola. Se è opera di Dio, tocca a lui renderla manifesta. Di tale Indulgenza non voglio altro istrumento, ma solo che la Vergine Maria sia la carta, Cristo sia il notaio e gli angeli siano i testimoni”. Con quanta solennità poi fu resa pubblica l’Indulgenza, nell’occasione della consacrazione della stessa chiesa da parte di sette vescovi, non intendiamo scrivere, se non soltanto quello che Pietro Zalfani, presente a detta consacrazione, affermò: e cioè, che fu celebrata il 2 agosto, e che aveva ascoltato il beato Francesco mentre predicava alla presenza di quei vescovi; che egli aveva in mano una ‘cedola’ e diceva: “Io vi voglio mandare tutti in paradiso, e vi annuncio una Indulgenza, che ho ottenuto dalla bocca del sommo pontefice. Tutti voi che siete venuti oggi, e tutti coloro che ogni anno verranno in questo giorno, con buona disposizione di cuore e pentiti, abbiano l’indulgenza di tutti i loro peccati”. Nella nostra parrocchia è conservata un’immagine sacra di S. Francesco mentre riceve sul suo corpo le Stimmate, una statua realizzata nel 1872 ed esposta in chiesa nei giorni dei ‘Passaggi’. Questa immagine riporta così alla memoria un’altro episodio della vita del Santo di Assisi avvenuto nel settembre del 1224, nei giorni in cui la Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, sul monte della Verna, nel casentino. S. Francesco riceve le sacre stimmate: “così il verace amore di Cristo aveva trasformato l’amante nell’immagine stessa dell’amato”. Dalla ‘Vita di S. Francesco d’Assisi’ scrittada San Bonaventura nel 1263: Due anni prima che rendesse lo spirito a Dio, dopo molte e varie fatiche, la Provvidenza divina trasse Francesco in disparte e lo condusse su un monte eccelso, chiamato monte della Verna. Egli, dunque, seppe da una voce divina che, all’apertura del Vangelo, Cristo gli avrebbe rivelato che cosa Dio maggiormente gradiva in lui e da lui. Dopo aver pregato molto devotamente, prese dall’altare il sacro libro dei Vangeli e lo fece aprire dal suo devoto compagno, nel nome della santa Trinità. Aperto il libro per tre volte, sempre si imbattè nella Passione del Signore. Allora l’uomo pieno di Dio comprese che, come aveva imitato Cristo nelle azioni della sua vita, così doveva essere a lui conforme nelle sofferenze e nei dolori della Passione, prima di passare da questo mondo. E benchè ormai quel suo corpo, che aveva nel passato sostenuto tante austerità e portato senza interruzione la croce del Signore, non avesse più forze, egli non provò alcun timore, anzi si senti più vigorosamente animato ad affrontare il martirio. ... L’ardore serafico del desiderio, dunque, lo rapiva in Dio e un tenero sentimento di compassione lo trasformava in Colui che volle, per eccesso di carità, essere crocifisso. Un mattino, all’appressarsi della festa dell’Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide una figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell’aria, giunse vicino all’uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l’effige di un uomo crocifisso che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l’atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l’anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l’infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito. Scomparendo, la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell’immagine dell’uomo crocifisso. ... Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca. ... Così il verace amore di Cristo aveva trasformato l’amante nell’immagine stessa dell’amato. Il messaggio profondo dell’Indulgenza: Nella lotta quotidiana contro il male e nell’impegno di crescita nel bene, non siamo da soli, la Chiesa tutta è con noi. La dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente legate agli effetti del sacramento della Penitenza. I Peccati non solo distruggono o feriscono la comunione con Dio, ma compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature. Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche una riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere. In questo impegno di purificazione il penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui. Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l’immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione. La Chiesa ha sempre esortato i fedeli a offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccati e suffragio per i defunti. Nei primi secoli i vescovi riducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica per intercessione dei testimoni della fede sopravvissuti ai supplizi. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che il potere di legare e sciogliere, ricevuto dal Signore, include la facoltà di liberare i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei santi, in modo da ottenere la grazia di una fervente carità. I pastori concedono tale beneficio a chi ha le dovute disposizioni interiori e compie alcuni atti prescritti. Questo loro intervento nel cammino penitenziale è la concessione dell’indulgenza. Si ha l’indulgenza “plenaria” quando la liberazione è totale; altrimenti si ha l’indulgenza “parziale”. Per ricevere l’indulgenza plenaria si richiedono: una disposizione di distacco affettivo da qualsiasi peccato, anche veniale; l’attuazione di un’opera indulgenziata; il soddisfacimento, anche in giorni diversi, di tre condizioni, che sono la confessione sacramentale, la comunione eucaristica e la preghiera secondo l’intenzione del papa. Le indulgenze, plenarie e parziali, possono essere applicate ai defunti a modo di suffragio. La pratica delle indulgenze non pregiudica il valore di altri mezzi di purificazione, come anzitutto la santa Messa e l’offerta della propria sofferenza. Costituisce anzi un incoraggiamento a compiere opere buone a vantaggio di tutti.
fonte: Archivio Parrocchiale di Tarmassia a cura di Stefano Gobbi un ringraziamento a don Roberto Turella


Vedi anche:
 (Storia -> Parrocchiale di S.Giorgio) "S.Giorgio di Tarmassia"

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