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muro Foto Tarmassia Calcio 1999-2000
di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
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muro wipiyior
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muro SOS foto sagra
di Stefano - 22:09 (29/06/2016)
Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
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La Resistenza nel Veronese - Storia della Divisione Avesani

1979 - La Missione R.Y.E.

Romano Marchi (Miro)

1979 - La Missione R.Y.E.

L'autore, Romano Marchi, comandante della Divisione Avesani sul Baldo al tempo della Resistenza ed esponente di spicco del Partito Comunista Italiano nel dopoguerra, commenta il ruolo della Missione Militare R.Y.E. a Verona.
La missione Rye, italiana, dipendente dal Servizio Informazioni Militari (SIM), aveva il compito principale di segnalare il traffico ferroviario sulla linea del Brennero e di individuare bande di patrioti in provincia di Verona.
C'è da dire che il suo parere, negativo per quanto concerne i comportamenti della dirigenza e gli obiettivi della Missione, è stata da altri autori contestata.
Ricordiamo, inoltre, che facevano parte della RYE, tra gli altri, il parroco di Tarmassia, don Luigi Cavaliere, ed i fratelli Corrà.


Verso la fine dell'agosto 1944, l'estendersi del movimento armato di liberazione, il suo rafforzamento sul piano militare, e il prestigio sempre maggiore acquistato fra la popolazione, preoccupava non soltanto i tedeschi e i fascisti, ma anche quegli ambienti militare e politici, di qua e di là del fronte, che vedevano nel nostro modo di operare il mautrare di condizione per l'emergere di una nuova classe dirigente capace domani di rinnovare profondamente l'Italia.
Questa preoccupazione, unita a quella sincera di contribuire in qualche modo alla cacciata dei tedeschi, indusse tali forze a entrare nella Resistenza con organizzazioni propire, con una propria linea e modo di combattere, spesso in contrapposizione ocn quelli dlele brigate partigiane, specie garibaldine.
L'obiettivo era abbastanza chiaro: far sì che nella Resistenza non potessero affermarsi le forze della sinistra (in particolar modo quelle di parte comunista) e riuscire nello stesso tempo a ingabbiare altre forze più deboli, orentandole verso una forma di lotta non troppo avanzata e comunque tale da non disturabere i sonni di quell'antifascismo moderato e conservatore che intatno se ne stava in posizione di attesa, nonchè dello stesso comando angloamericano.
Una di quelle organizzazioni resistenziali fu la missione miliare RYE. Pare che fosse stata sbarcata tra la fine di novembre e i primi di dicembre del 1943 alle foci del Po da un sommergibile italiano proveniente dall'Italia liberata. Ne facevano parte il tenente Carlo Perucci, in veste di capo missione, e due suoi collaboratori, inviati al di qua delle linee tedesche dallo stato maggiore dell'esercito italiano con il compito di raccogliere informazioni sui movimenti delle forze tedesche fasciste, e di trasmetterle al comando delle truppe alleate a mezzo delle apparecchiature ricetrasmittenti di cui erano stati dotati. Inoltre la missione RYE aveva l'incarico di fornire dati sugli obiettivi militari da colpire con gli aerei, e di coordinare gli aiuti alle forze partigiane dislocate sulle montagne e nelle valli; e forse di effettuare qualche sabotaggio, frutto più che altro di iniziative personali.
Come ha scritto il gen. Silvio d’Amico, che non era certo un elemento di secondo piano della RYE, in un libro di recente pubblicazione: “Volutamente vennero esclusi attentati alle persone, perché non avrebbero avuto alcuna influenza sulle operazioni militari, mentre sarebbero stati causa di dolorose rappresaglie contro la popolazione civile.” Nessuna azione quindi contro soldati tedeschi e fascisti: un modo ben strano di fare la guerra.
La ragione precisa per la quale la RYE fu destinata a svolgere la sua attività proprio nella provincia di Verona, va ricercata forse nel fatto che lo stesso Perucci (n.d.r. “Il professore”) era veronese, quindi conoscitore dell’ambiente, con parecchi legami personali e nell’organizzazione cattolica, dato che prima della guerra era stato uno degli esponenti più qualificati dell’Azione Cattolica. Fu quindi relativamente facile a lui e ai suoi collaboratori trovare solidi appoggi in diverse canoniche, nelle quali furono create vere e proprie basi informative.
Della consistenza della RYE non è facile parlare, data la sua particolare funzione che la rese sempre indecifrabile. Una cosa si può senz’altro dire, che in altre parole essa non si limitò a svolgere un’attività informativa, ma più volte la si trovò in zone dove operavano altre formazioni partigiane, specie là dove vedeva la possibilità di affermarsi in posizione dominante, con i suoi incaricati in veste di “guastatori” o per gettare un “salvagente”, a seconda di come si presentava la situazione.
È il caso ad esempio dell’allora già squalificato Marozin, salvato dallo stesso Perucci quando stava per colare a picco sotto il peso delle sue malefatte e di una grave condanna da parte del CLN (n.d.r. Comitato di Liberazione Nazionale) provinciale di Vicenza. L’intervento del Perucci non servì che a prolungare l’agonia della Pasubio e a consentirle di perseverare in una condotta politica e militare che portò allo sfacelo dell’intera formazione.
Un altro esempio ebbe protagonista quel tale Fiorello, anche lui ex ufficiale dell’esercito, capitato sul Baldo verso la fine dell’estate 1944 con la pretesa di assumere il comando della Avesani. Costui, che faceva il pendolare dal forte Naole, dove aveva installato uno sparuto gruppo di suoi fedeli, e altre località abitate del Baldo, arrivò al colmo della sfrontatezza quando ci fece sapere che come rappresentante della missione militare RYE aveva il mandato di assorbire la nostra formazione e che qualora ci fossimo rifiutati, saremmo stati disarmati e rispediti nel vicentino.
(omissis)
Ci limitammo a fargli capire che sarebbe stato nel suo interesse scomparire al più presto dalla circolazione, cosa che egli non tardò a fare, lasciando per strada anche la superbia con la quale aveva fatto la sua comparsa sul Baldo.
La campagna di calunnie e di provocazioni contro la nostra formazione però non cessò affatto.
(omissis)
…. comparve un certo colonnello Ricca, alto, magro, calzoni sfilacciati, scortato da due persone.
(omissis)
….disse che era venuto per assumere il comando della nostra formazione.
(omissis)
Era un rappresentante, ci disse della missione militare RYE. Ancora lei!
(omissis)
Lo lasciammo andare ed egli, a sua volta, ci ringraziò e ci salutò molto cordialmente.
Altri esempi si potrebbero citare per dimostrare che i capi della RYE non sempre hanno operato per il rafforzamento della Resistenza. Ora poco importa sapere fin dove fossero in buona fede: quelli che contano sono i fatti e questi, purtroppo, dicono chiaramente che gli esponenti della RYE hanno spesso agito in funzione disgregante del movimento armato di liberazione, anche se è vero che gran parte dei loro collaboratori non erano d’accordo e non potevano quindi appoggiare quella linea di condotta militare e politica.


Romano Marchi (Miro)
La Resistenza nel Veronese - Storia della Divisione Avesani, ed. Vangelista, Milano 1979
Nella foto: Romano Marchi detto Miro, nato a Verona nel 1918, medaglia d'argento per la Resistenza.


Si aggiunge a quanto già riportato che, con l'autorizzazione del prof. Carlo Perucci "Eugenio", comandante della Missione R.Y.E., la banda venne ricostituita, con l'afflusso di nuovi giovani, alcune settimane prima della Liberazione, sotto forma di Battaglione aggregato alla Brigata garibaldina "Vittorio Avesani".

Sulla discussa presenza nel veronese della Missione militare Rye e del suo collegamento con la Pasubio e Marozin, oltre che sull'opera di sostituzione prima e contrapposizione poi che la Missione assunse, per vari mesi, nei confronti del Cln di Verona, si possono vedere le pagine che alla situazione locale dedica L. Schievano, La missione militare "Rye", e gli scritti raccolti nell'Appendice alla stessa, in "La tradotta arriva". Le Forze armate nella Resistenza e nella liberazione del Veneto, Verona 1978.
Sullo stesso tema l'unico altro strumento di lavoro è la tesi di laurea di M. Zampieri, La missione militare Rye e la Resistenza veronese, Università di Padova, Facolta` di Magistero, a.a. 1975-1976, rel. S. Lanaro, dal taglio spiccatamente pro-missione.

Val la pena di segnalare che anche l'unico lavoro che riguarda in maniera completa e analitica la vita dei tre Cln di Verona e, in maniera più lata, l'intera storia resistenziale locale è una tesi di laurea. Mi riferisco a R. Prando, Il Comitato di liberazione nazionale di Verona nella Resistenza veronese, Università di Padova, Facoltà di Lettere, a.a. 1972-1973, rel. A. Ventura. La tesi è particolarmente valida perché l'autore ha potuto avvalersi della testimonianza di Vittorio Zorzi, già capo del Clnp per il PdA, oltre che della consultazione delle cosiddette "carte Zorzi", un fondo privato che, da allora, nessuno ha più potuto consultare. D'altro canto, e per forza di cose, altri aspetti del lavoro risultano datati per interpretazione e ricostruzione dei fatti.


Vedi anche:
 (Archivio -> Libri) "1981 - La Resistenza nel Veronese"

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