verona
sabato, 18 novembre 2017
Cerca          cerca documenti
 OggiOggi    Notizie Notizie  StoriaStoria  ArchivioArchivio  GRUPPO SPORTIVOGRUPPO SPORTIVO  FotoFoto  ChatChat  <font color=red>Caselle</font>Caselle
Notizie

Articolo di testa Articolo di testa
L'Arena, il giornale di Verona L'Arena, il giornale di Verona
Articoli secondari Articoli secondari
Editoriali Editoriali
Avvisi e appuntamenti Avvisi e appuntamenti
El Bancheto El Bancheto
L'Esperto L'Esperto

Ultime dal muro...
muro Foto Tarmassia Calcio 1999-2000
di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
Buonasera, sto cercando foto relative al Tarmassia calcio della stagione 1999-2000 o forse 1998-99. L'annata dei ragazzi era 1989 categoria pulcini. Sarei grato a chi me le inviasse. a: info@tarmassia.it Cordiali saluti.
muro wipiyior
di Johne52 - 09:55 (27/09/2016)
Wow! This could be one particular of the most useful blogs We've ever arrive across on this subject. Actually Excellent. I'm also an expert in this topic so I can understand your hard work. fegdbdagfdeb
muro SOS foto sagra
di Stefano - 22:09 (29/06/2016)
Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
archivio storico Scrivi sul muro!
Utenti collegati
Stanno visitando il sito 104 utenti
tarmassia.it

La storia di Pina
2007 feb 6 - Partita tabacchina per farsi tabaccaia
Mariella Falduto

Quello di Isola della Scala è un territorio a vocazione agricola. Il terreno pianeggiante e fertile, unito all’abbondante presenza di acqua, hanno favorito attraverso i secoli lo sviluppo di una fiorente agricoltura e hanno spinto i coltivatopri verso produzioni sempre più specializzate. Oggi il paese e il suo territorio sono conosciuti e hanno legato il loro nome soprattutto al riso, la cui coltivazione fu introdotta nel territorio nel XVI secolo e che nella varietà vialone nano veronese è divenuto, alla fine del XX secolo, prodotto tipico locale che può vantare il marchio europeo dell’Igp, identificazione geografica protetta. Al riso e alla risaia sono state dedicate pagine di storia, libri, ricerche e mostre, e in tutte le manifestazioni locali ci si ricorda delle mondine, invitate nel loro abito della festa — gonna a fiorellini colorati su fondo nero, camicetta bianca, fazzoletto rosso a pallini bianchi al collo e cappello di paglia — a rappresentare un mondo che non c’è più.
Ma nel mondo contadino del secolo scorso non c’era solo la risaia; altre coltivazioni e attività hanno caratterizzato l’agricoltura locale e offerto opportunità di lavoro a una manodopera che aveva una larghissima componente femminile. Meno conosciute e celebrate delle mondine, ma certo più numerose, anche le tabacchine contribuivano con il loro lavoro ad arrotondare i magri bilanci di famiglie povere e spesso numerose.
La storia del tabacco ha origini antiche. La pianta è originaria dell’America, dove i sacerdoti Aztechi nelle loro cerimonie religiose erano soliti soffiare il fumo di tabacco verso il Sole e i quattro punti cardinali tramite pipe o direttamente dal tabacco arrotolato.
Forse proprio durante questi riti si cominciò ad aspirare anzichè soffiare il fumo, scoprendone il piacere. Quando Colombo sbarcò in America nel 1492 vide degli indigeni che fumavano e il primo europeo moderno che provò a emularli sembra che sia stato proprio il suo compagno di viaggi Rodrigo de Jerez. Il tabacco fu quindi portato in Europa, considerato all’inizio una pianta medicinale o dai poteri inebrianti. L’uso si diffuse rapidamente e arrivò in Italia, nel 1561, attraverso un alto prelato, il cardinale Prospero di Santa Croce. A partire dalla metà del Settecento la diffusione della pianta fu una risorsa economica importantissima per zone come la valle del Brenta, ma fu nei primi decenni del Novecento che la sua coltivazione si diffuse in tutto il Veneto. In quegli anni, nel territorio di Isola della Scala, campi coltivati a tabacco erano sparsi un po’ dovunque, a Casalbergo, a Tarmassia e nel capoluogo. Tra le tante donne, giovani e meno, che trovavano lavoro come tabacchine, com’erano chiamate le raccoglitrici di foglie, c’era anche Augusta Coltro, conosciuta con il secondo nome, Pina, classe 1910. La Pina ha legato la sa vita al tabacco: da giovane ha lavorato nelle coltivazioni di Tarmassia e poi aprì nella frazione la prima tabaccheria, che tenne aperta per cinquant’anni. Da tabacchina a tabaccaia, dunque.
«Eravamo in tante a lavorare nei campi di tabacco», racconta la Pina. «Si lavorava per otto ore tutti i giorni esclusa la domenica. Noi donne piantavamo le piantine (con il caucio), le zappavamo (e visto che le piante venivano contate, se zappando se ne rovinava una, il castaldo ci multava) e le liberavamo dalle erbacce. Quando la pianta era matura, la sfogliavamo. Si coltivavano due tipi di tabacco: quello da pipa, che aveva la pianta più bassa, e quello da sigaretta, più alta; la prima si tagliava completamente, la seconda si sfogliava passando più volte, a seconda della maturazione delle foglie».
«Una volta raccolte», continua la tabacchina-tabaccaia, «le foglie venivano infilate con un ago (di solito si usavano le marele dele ombrele) e un filo, e sistemate su stanghette di legno, un lavoro che facevano anche i bambini dopo la scuola, e portate negli essiccatoi, dove venivano appese in alto; per essiccarle si accendeva il fuoco. Poi d’inverno si faceva la cernita: le foglie migliori diventavano il tabacco di prima scelta e si legavano cinque o sei per volta con una foglia; quelle difettate perché rotte o macchiate erano la seconda scelta».
La Pina lavorò nella coltivazione del tabacco fino al 1937, quando la mamma, vedova di guerra con tre figli, ebbe l’appalto per la prima tabaccheria nella frazione. «A dire il vero, l’appalto l’aveva vinto uno di Isola, ma lo perse perché non trovò un locale adatto», ricorda. Lei invece il posto ce l’aveva, proprio lungo la via XXV Aprile che attraversa il centro di Tarmassia. Lì fu aperta la privativa, come si chiamava allora la bottega autorizzata a vendere generi sottoposti al monopolio di Stato. «Il tabacco si andava a prenderlo una volta alla settimana a Isola, nel magazzino del Monopolio di Stato. Si vendevano sigarette in pacchetti e sfuse, tabacco, cartine per sigarette, sale, caramelle, articoli di merceria, cartoline, quaderni, gomme e matite, chinino (la medicina per la malaria, allora diffusa anche da noi), frutta, verdura e L’Arena. Per trent’anni sono stata l’unica rivenditrice del giornale nella frazione. La bottega era aperta tutto il giorno, anche la domenica».
Non era un negozio che facese grandi incassi, ma nonna Pina ricorda, eccome, di aver subito anche un tentativo di rapina, nel 1983: due malviventi a volto scoperto e con una rivoltella in pugno la obbligarono ad aprire il cassetto dei soldi. «Buon per me», racconta, «che, intuendo le loro cattive intenzioni, avevo già intascato le carte da mille prima che entrassero; me la cavai con uno spintone che mi fece rotolare a terra e qualche contusione».
La Pina ha venduto la tabaccheria alla fine degli anni Ottanta; al posto della bottega oggi c’è un’abitazione.




fonte: L'Arena, il giornale di Verona
Mariella Falduto
martedì 06 febbraio 2007 provincia pag. 24 (inserto);


Vedi anche:
 "Porta Pazienza"

Torna indietro

Copyright © 2002 Credits. Tutti i diritti sono riservati.