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muro Foto Tarmassia Calcio 1999-2000
di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
Buonasera, sto cercando foto relative al Tarmassia calcio della stagione 1999-2000 o forse 1998-99. L'annata dei ragazzi era 1989 categoria pulcini. Sarei grato a chi me le inviasse. a: info@tarmassia.it Cordiali saluti.
muro wipiyior
di Johne52 - 09:55 (27/09/2016)
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muro SOS foto sagra
di Stefano - 22:09 (29/06/2016)
Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
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Tradizionale appuntamento presso la località di Bovolone
Festa di S.Giovanni in Campagna
Tarmassiaonline

Martedì 24 giugno ricorre la festa della Natività di S.Giovanni Battista, precursore di Gesù.
La contrada di S.Giovanni in campagna di Bovolone (dalle Crosare, strada per Concamarise) ha un motivo in più per festeggiare questa edizione 2003: i recenti restauri permetteranno finalmente di celebrare la messa nell'antica basilica pievana e non più nell'angusto oratorio adiacente la chiesa. Motivo di soddisfazione e di orgoglio per Bovolone, ma ancor di più per gli abitanti della contrada che sono legati profondamente all'antico sito religioso e che, per anni, in solitudine,  ne hanno promosso la valorizzazione.
Dopo la celebrazione eucaristica, verso le ore 20.30, animata dal gruppo di canto di Tarmassia, sarà allestita dal comitato, a fianco dell'ex monastero, una cena a base di risotto all'isolana, panini e dolci per tutti coloro che vorranno trattenersi.
La serata sarà animata dal gruppo "I Batraci" con recita di poesie dialettali; sarà allestita una lotteria a premi e stands folkloristici dove si potranno trovare prodotti singolarissimi: i famosi mazzetti d'erbe scacciadiavoli di San Giovanni, i liquori a base di nocino, le ampolline di rugiada, le collane d'aglio, il pane di San Giovanni impastato di guazza, le piante di Felce maschio e altri prodotti legati ai riti, usanze e tradizioni (misti tra pagano e religione cristiana) appartenenti alla "notte magica di San Giovanni".
La partecipazione è libera e aperta a tutti. Il ricavato sarà devoluto interamente in beneficenza per il recupero e la valorizzazione dell'antica pieve.

Il comitato di San Giovanni in Campagna con la collaborazione della Parrocchia e della Pro Loco di Bovolone

VIAGGIO NELLA NOTTE DI SAN GIOVANNI
24 GIUGNO FESTA DI SAN GIOVANNI: a cavallo tra sacro e profano

La festività cristiana
Il dies natalis dei santi, quello nel quale vengono ricordati nel calendario, corrisponde al giorno della morte: morendo, nascono in Cristo. San Giovanni è l'unico santo di cui si festeggia la nascita non intesa come morte il 24 giugno, e la morte il 29 agosto. È un privilegio che condivide con la Madonna poiché, come dice la tradizione, come lei anche Giovanni venne liberato nel grembo materno dal peccato originale. È chiaro che entrambe le date, nascita e morte, sono fittizie.
Come si è fissata la data della "nascita"? Nel IV secolo, quando si è trattato di stabilire in quale giorno far nascere Gesù, per contrastare le feste pagane i cristiani scelsero il 25 dicembre, che fino ad allora era il Natalis Solis Invicti, il Natale romano. Poiché nei Vangeli era scritto che quando Maria, non appena ricevuto l'annuncio che sarebbe diventata madre del figlio di Dio, visitò la cugina Elisabetta, questa era incinta di sei mesi si fissò il 24 giugno come giorno natale del precursore del Cristo.
La storia del santo è nota: discendente di casta sacerdotale, nacque da genitori anziani. Quando l'Arcangelo Gabriele si presentò a Zaccaria, il padre, comunicandogli che la moglie, Elisabetta, avrebbe partorito un figlio che avrebbe avuto la forza di Elia nel ricondurre i figli di Israele al Dio loro, il poveretto fece presente che lui e la moglie erano anziani. Per non aver creduto subito alle parole dell'angelo, venne condannato all'afasia fino alla nascita del figlio. Infatti, non appena vide la creatura, riacquistò la voce e intonò il Benedictus.
Cresciuto, Giovanni trascorse molti anni nel deserto nutrendosi di locuste e di miele selvatico. Nel quindicesimo anno di regno di Tiberio, era il 29 d.C., riapparve sul Giordano predicando il battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Ai sacerdoti che lo interrogavano per sapere se fosse il messia o il profeta Elia redivivo, rispondeva di essere la voce nel deserto che grida di preparare la via del Signore, che sarebbe venuto portando sulle sue spalle i peccati del mondo.
Giovanni additava il re Erode e la regina Erodiade, che oltre ad essergli moglie era stata sua cognata, per quanto legalmente divorziata, come peccatori poiché la Torà condannava quel matrimonio in quanto il precedente era stato regolare e fecondo essendo nata Salomè. Se da un lato questo contestare il re andava bene ai sacerdoti, dall'altro il suo battesimo era una novità che destava sospetto nei medesimi. Infatti, toglieva valore al Tempio e alle pratiche sacrificali che vi si compivano. In breve, mettendosi contro gli uni e gli altri, Giovanni segnò il proprio destino. Il Vangelo di Marco ci racconta che venne fatto arrestare da Erode il quale, temendolo, vegliava su di lui perché non gli accadesse niente. Erodiade convinse la figlia Salomè a ballare per il patrigno e a chiedergli, come ricompensa, il capo del prigioniero. Cosa che puntualmente accadde. I discepoli di Giovanni, informati dell'accaduto, ne presero il cadavere e lo seppellirono, sembra, a Sebaste in Samaria. Lo si rappresenta spesso in una corona di sole. Sole e acqua sono perciò i suoi simboli; fuoco e acqua, gli elementi che lo contraddistinguono.

Le feste pagane
Moltissime sono le leggende e le usanze legate al giorno di San Giovanni, che risalgono alla notte dei tempi, stratificate le une sulle altre al punto che è difficile districarle.
San Giovanni cade nel periodo del solstizio d'estate. Quando il Sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all'equatore celeste, sembra sostare qualche giorno, così che sembra levarsi sempre nello stesso punto, per riprendere il cammino inverso, comincia l'estate. Questo giorno ha variato a seconda dei calendari dal 19 al 25 giugno, il fenomeno del "Sole che sosta" o del "Sole che fa i salti", è sempre stato osservato e feste in questo periodo risalgono ai babilonesi. Come tutti i giorni di cambiamento, inizio d'anno ecc., era considerato critico, di passaggio, servivano riti per esorcizzare la paura.
Il solstizio d'estate, per i babilonesi, rappresentava il matrimonio del Sole con la Luna. La Luna, dea delle acque, e dominatrice del segno del Cancro che inizia proprio con il solstizio, vengono fecondate dal Sole. San Giovanni è patrono delle sorgenti, nel giorno di San Giovanni è usanza consumare lumache, animale posto sotto la Luna. Secondo la tradizione, le corna delle lumache portano discordia, mangiandole e seppellendole nello stomaco, la discordia viene scongiurata. Altra credenza: per ogni cornino di lumaca ingerito con la medesima, una disgrazia è evitata. E da qui, le scorpacciate.
Nella religione dell'antica Grecia, il solstizio d'estate era considerato la "porta degli uomini", mentre il solstizio d'inverno era la "porta degli dei". Giovanni il Battista, festeggiato il 24 giugno, è detto "Giovanni che piange", poiché il sole sembra iniziare un cammino a ritroso ed a causa del suo destino, mentre Giovanni Evangelista, festeggiato il 27 dicembre, al solstizio d'inverno, è detto "Giovanni che ride" poiché il sole inizia il cammino in avanti e per aver contribuito a diffondere il verbo divino nel mondo quale apostolo. I solstizi, dunque, nell'antica Grecia erano un confine tra il mondo spazio-tempo degli umani e l'atemporalità degli dei. Ma si tratta di un concetto comune a molti popoli, lo si ritrova nei testi vedici, certamente anteriori al pitagorismo. Nella tradizione romana, il custode delle porte, comprese quelle solstiziali, era Giano, signore dell'Eternità, le cui feste venivano celebrate ai due solstizi. E su queste si innestano le feste dei due Giovanni cristiani. I due Giovanni, secondo alcuni studiosi, simboleggiano il Cristo Creatore al solstizio estivo, mentre al solstizio invernale il Cristo che apre la porta del cielo, ricollegandoci sia alla religione greca sia alla religione romana. Sempre nell'antica Roma, il 24 giugno si festeggiava Fors Fortuna, la dea della casualità. Era vietato al popolo onorarla durante l'anno, ma in quel giorno cadevano i divieti, come dice Plinio il Vecchio, e i romani potevano festeggiarla.
Secondo le tradizioni nordiche, il 24 giugno è giorno di mezza estate. Il mondo naturale e il soprannaturale si compenetrano e accadono "cose strane". Il giorno è ricordato anche da Shakespeare nel "Sogno di una notte di mezza estate".Potrebbe anche collegarsi al passaggio dei morti, che gli antichi vedevano in questo periodo di transizione delle stagioni, momento critico dell'anno. Presso i Romani, come testimonia Plinio il Vecchio, era festa simile ai Saturnali: cadeva il divieto del gioco d'azzardo e la popolazione si scatenava nel canto e nel vino.

Le tradizioni di S. Giovanni
La notte di San Giovanni, è sempre stata considerata "magica". La stratificazione delle credenze, degli usi dei vari popoli ne ha fatto un qualcosa di particolare che la chiesa ha combattuto.
E le streghe sono entrate a far parte dei riti.
Il giorno della vigilia, i romani si radunavano nei prati della chiesa dei Ss. Giovanni in Laterano, sì perché è dedicata ad entrambi i Giovanni, e di S. Croce in Gerusalemme, accendevano fuochi e aspettavano di veder passare le streghe. Queste, erano guidate da Erodiade- Salomè, poiché nelle leggende i due personaggi si erano confusi. Si racconta che, pentita di ciò che aveva fatto, questo duplice personaggio coprì il volto del Battista di baci e lacrime, ma che dalla bocca uscì un fortissimo vento che la spinse nell'aria dove restò a vagare per l'eternità. Ma fra le streghe c'è anche l'antica dea Diana, così la chiesa cercava di soppiantare le religioni preesistenti. Vediamo alcune tra le credenze più comuni a tutte le latitudini:

  • Il fuoco dei falò accesi per la vigilia, comune dalle regioni nordiche alle regioni africane del nord, era considerato purificatore, come la rugiada, simbolo delle lacrime di Erodiade-Salomè, aveva una funzione fecondatrice ed ecco che la rugiada della notte di vigilia ha lo stesso compito: le spose che desideravano avere molti figli, si sedevano senza biancheria intima sull'erba bagnata della rugiada. In Normandia, era costume rotolarsi nudi sull'erba umida di rugiada per ringiovanire la pelle e preservarla dalle malattie, per far crescere i capelli.
  • In Abruzzo, la sera della vigilia le ragazze mettevano tre fave sotto il cuscino. La prima era priva della buccia esterna, la seconda ne aveva solo metà e la terza l'aveva intatta. Al mattino la ragazza prendeva a caso una fava: se era senza buccia avrebbe sposato un uomo povero, se ne aveva metà non era né ricco né povero, se era quella con la buccia integra sarebbe stato ricco. Altre usanze erano quelle tipiche del Capodanno, come sciogliere piombo per sapere che mestiere avrebbe fatto il marito o mettere in un bicchier d'acqua due cardi bruciacchiati per sapere se si sarebbe sposato un forestiero o un paesano.
  • Per prevedere il futuro, sotto il guanciale venivano messe anche le cosiddette "erbe di San Giovanni", legate in mazzetto in numero di nove ma di qualità varianti da paese a paese. Indispensabile era l'iperico.
  • Le erbe più note e ricercate della notte di San Giovanni sono l'iperico chiamato anche scacciadiavoli, considerato un anti malocchio, l'artemisia detta anche assenzio volgare, consacrata a Diana-Artemide, la verbena simbolo di pace e di prosperità, e il ribes i cui frutti rossi proteggono dai malefici come le rosse bacche dell'agrifoglio a Capodanno.
  • Da non dimenticare: il giorno di San Giovanni bisogna comperare l'aglio se si vuole un anno prospero. Se si vogliono molti quattrini, a mezzanotte si dovrebbe cogliere un ramo di felce e tenerlo in casa.
  • Nella pianura Padana, nella notte di San Giovanni le donne staccano la drupa verde delle noci per preparare il nocino, liquore tipico locale, senza usare attrezzi di metallo. È una tradizione di origine celtica. Presso i Celti, il noce era un albero sacro.
  • Altra tradizione comune a culture diverse è il "comparatico" di San Giovanni. Se ci si lega simbolicamente, anche tra persone di sesso diverso, il 24 giugno, si resta spiritualmente legati per tutta la vita: compari e comari.

A San Giovanni sono legati anche molti proverbi, eccone alcuni:

  • San Giovanni non vuole inganni, a ricordare il comparatico di cui sopra, e la fuzione del Battista come patrono dell'amicizia, poiché si dice che fosse inflessibile con chi tradiva un amico.
  • S.G. col suo fuoco brucia le streghe, il moro e il lupo, come a dire i malanni del mondo.
  • La vigilia di S.G. piove tutti gli anni, per dire che andrà bene ma…
  • Se piove il giorno di S.G. si asciugano tutte le fontane, oppure se piove il giorno di S.G. tanta saggina e poco pane.
  • Chi non compera aglio il giorno di S.G. è poveretto tutto l'anno.
  • Il giorno di S.G. riempie il chicco, ad indicare che il vino buono si forma quel giorno se il clima sarà quello giusto.
  • S.G. mietitore, S. Pietro legatore
  • Chi nasce la notte di S.G. non vede streghe e non sogna fantasmi, per indicare che è dotato di poteri speciali.
  • Quando la lavanda sente arrivare S.G. vuole fiorire.
  • Se vuoi che i tuoi panni non vengano danneggiati dalle tignole, fagli prendere l'acqua di S.G.
  • A S.G. l'alveare spande.
  • la note De San Zuan destina mosto, noze e pan; la note de San Doan te l mosto se fa l gran, gli acini d’uva si inturgidiscono; la note de San Doan el sorgo va in gran, il granoturco inizia a fare il grano. La notte di San Giovanni segnava soprattutto il legame dell’uomo con la natura e la loro continua comunione che si esaltava in diversi tipi di avvenimenti. I riti di fuoco richiamavano alla mente i panevin dell’Epifania che avevano lo scopo de brusar el mal e la cativèria., il granoturco inizia a fare il grano. La notte di San Giovanni segnava soprattutto il legame dell’uomo con la natura e la loro continua comunione che si esaltava in diversi tipi di avvenimenti. I riti di fuoco richiamavano alla mente i panevin dell’Epifania che avevano lo scopo de brusar el mal e la cativèria.

IPERICO (Hypericum perforatum)

NOMI DIALETTALI: pilatro, pirico, piriconi, millebuchi, parforata, tutta sana, ciciliana, rosa di Saron o barba di Aronne per gli inglesi, scaccia diavoli, erba San Giovanni in tutte le zone dell'emisfero settentrionale
DESCRIZIONE: secondo alcuni botanici appartiene alla famiglia delle Guttiferae, secondo altri al gruppo Hypericum, l'iperico si divide in molte specie, una ventina delle quali in Italia. È presente allo stato selvatico in tutto il mondo, ma è anche coltivato come pianta ornamentale. Pianta perenne, resistente al gelo, dal fusto rossastro, cresce in grandi macchie di colore giallo oro, i fiori appena sbocciati che durano un giorno, e rossiccio dato dai fiori appassiti che s'infeltriscono assumendo una colorazione ruggine. Predilige i terreni soleggiati o in leggera penombra, i campi incolti o abbandonati, i margini delle strade e viottoli di campagna, i boschi radi e cresce fino a 1600 m. Ha forma cespugliosa e rotonda, altezza massima attorno agli 80 cm, fiorisce tra giugno, al solstizio ed ecco perché si chiama erba San Giovanni, e settembre, i fiori profumano intensamente di limone e producono un frutto rossastro che contiene i semi, ed è cosparso da piccole ghiandole che secernono un pigmento rosso scuro. Si riproduce in autunno per semina o attraverso i polloni basali. Le foglie, opposte e di colore verde pallido, sono punteggiate da ghiandole oleose e traslucide che, viste controluce, sembrano tanti piccoli fari, da qui il nome di perforata. È conosciuta fin dall'antichità, se ne trovano testimonianze fin dal VI secolo a.C., ed usata nella farmacopea domestica per le sue svariate proprietà.
PARTI UTILIZZATE: foglie e sommità fiorite sia freschi sia essiccati.
PRINCIPI COSTITUENTI: olio essenziale, detto olio rosso, ipericina, resina, tannino, vitamina C, carotene, acidi clorogenico e caffeico.
PROPRIETÀ: è consigliata nelle affezioni bronchiali, asma, catarro, infiammazioni alla trachea, cattiva digestione, mal di stomaco, disturbi epatici, diarrea, distorsioni, depressioni, ansia, sudorazione alle mani e ai piedi, menopausa, dolori mestruali, leucorrea, eneuresi, frigidità, impotenza, parassitosi, bruciature, scottature, eritemi solari, ulcere, piaghe, contusioni, slogature, gotta, reumatismi, sciatica, pelle secca, pelle rugosa. ATTENZIONE: ha il potere di rendere la pelle degli animali sensibile alla luce solare e la parte depigmentata può andare soggetta a pruriti ed irritazioni che possono, in qualche caso, condurre anche alla morte.
RACCOLTA-CONSERVAZIONE: foglie e sommità fiorite si raccolgono da giugno a settembre, quando buona parte dei fiori è già aperta, recidendo i fusti ed evitando di prendere porzioni legnose, legando a mazzi ed essiccando in luogo ventilato e all'ombra, conservando poi in recipienti a chiusura ermetica, lontano dall'umidità.
PREPARAZIONI
Infuso::
8 g sommità fiorite essiccate, sminuzzate in una tazza d'acqua bollente per un quarto d'ora, filtrare e consumare.
Olio essenziale:
si acquista in erboristeria o in farmacia.
Olio semplice per uso esterno:
Olio semplice per uso esterno: macerare al sole per 15 giorni 200 g di fiori freschi leggermente contusi in mezzo litro di olio d'oliva e 200 g di vino bianco secco ben emulsionati. Far bollire poi a fuoco lento, a bagnomaria, finché il vino è evaporato, conservare l'olio ottenuto, filtrandolo, in bottigliette di vetro scuro e a chiusura ermetica da utilizzare per compresse e frizioni.
Compresse:
si acquistano in farmacia o in erboristeria.
Polvere:
ridurre i fiori essiccati in polvere, pestandoli in un mortaio, conservare in barattoli a chiusura ermetica e lontano da fonti di calore. La dose consigliata è di mezzo cucchiaino al giorno.
Tintura:
si acquista in erboristeria. Per prepararla in casa, macerare per 10-15 giorni 25 g di fiori sminuzzati in 120 g di alcol a 60°. Filtrare e conservare in bottiglia di vetro scuro con contagocce. Dose consigliata 10-12 gocce 2-3 volte al giorno.
SALUTE
Affezioni bronchiali, asma, catarro, infiammazioni alla trachea: 
  bere una tazza d'infuso caldo tre volte al giorno, oppure un cucchiaino di polvere di fiori mescolata a un cucchiaino di miele di castagno due volte al giorno.
Diarrea, cattiva digestione, mal di stomaco, di testa, disturbi epatici, tensione, depressione, sudorazione eccessiva alle estremità: 
bere una tazza d'infuso tiepido dopo ogni pasto principale, oppure 10 gocce di tintura in un po' d'acqua zuccherata due volte al giorno.
Disturbi premestruali, menopausa:
tre tazze d'infuso al giorno bevute con regolarità.
Bruciature, scottature, eritemi solari, piaghe, ulcere: 
applicare sulle parti interessate, dopo averle rinfrescate, compresse imbevute di olio e lasciare agire per una mezza giornata, quindi procedere alla medicazione. Per i casi gravi è sempre consigliabile ricorrere al medico.
Contusioni, distorsioni, slogature, gotta, reumatismi:
  applicare sulla parte dolorante un poco di olio e massaggiare leggermente fino a completo assorbimento. Per i casi gravi è sempre consigliabile ricorrere al medico.
BELLEZZA
Maschera per pelli secche:
frullare un pugno di fiori freschi, due gherigli di noce, 3 mandorle spellate e 1 cucchiaio di fieno greco. Mescolare il composto ottenuto con un cucchiaio di miele d'acacia, stendere su viso, collo e décolleté ben puliti e asciutti, lasciare agire una mezz'ora e sciacquare con acqua tiepida. 
Trattamento antirughe:
picchiettare le zone interessate, in particolare le cosiddette zampe di gallina, due volte al giorno con qualche goccia di olio.
ALTRI USI: le foglie più tenere possono essere consumate in insalata. Recenti studi hanno dimostrato che la presenza di foglie d'iperico favoriscono la conservazione dei cibi. I Tartari usano il decotto d'iperico come stupefacente. Nell'America del Sud, la varietà locale è usata come aromatico, eccitante, e tonico.
LINGUAGGIO DEI FIORI: è considerata una delle più potenti piante antimaleficio, un autentico talismano.
ANEDDOTI E CREDENZE: il fatto che sbocci a ridosso del solstizio d'estate e di San Giovanni, tradizionalmente notte delle streghe, le ha probabilmente conferito la nomea di cui sopra. Veniva coltivato o appeso fuori delle case per scacciare diavoli e malefici. Nel Medioevo si riteneva che un decotto di fiori d'perico raccolti prima dell'alba servisse a scacciare qualsiasi mania e a guarire dalla rabbia. Veniva anche bruciato come incenso. Con la cristianizzazione, si diffuse la leggenda che l'iperico fosse nato dal sangue di San Giovanni, alimentando la credenza di cui sopra, e che il diavolo volesse distruggerla trafiggendola, ma l'unico risultato ottenuto fu quello di perforarle. Sempre le lontano Medioevo nacquero leggende comuni un po' a tutta la zona europea: con l'iperico, colto la notte di San Giovanni, le ragazze da marito potevano divinare se avrebbero trovato il sospirato sposo nel corso dell'anno. Bastava cogliere un rametto d'iperico e appenderlo nella propria camera da letto. Se il mattino seguente era fresco e vegeto entro l'anno ci sarebbe stato il matrimonio, altrimenti…

E' ancora viva la fiducia nelle erbe di San Giovanni

 Si racconta che in questa notte tutte le streghe e gli spiriti maligni si danno appuntamento ai crocicchi delle strade, lungo i sentieri bui e nei luoghi deserti fino all'alba ed è per questo motivo che le erbe raccolte in questa notte prima del levar del sole acquistano un significato magico, un particolare potere di scacciare demoni e malocchio. In alcune regioni i mazzi di erbe di San Giovanni devono avere almeno 100 varietà diverse di piante, in altre sono solo mazzetti di erbe odorose, ma in tutte il rituale è lo stesso: queste erbe si mettono in un catino colmo d'acqua e si espongono per tutta la notte per acquistare al massimo le virtù benefiche della rugiada di S. Giovanni. Per sapere se un malato potrà guarire si mette sotto il suo cuscino un rametto di artemisia. Se il malato si addormenta la guarigione è vicina. Tra le erbe raccolte in questa particolare notte le più note sono l'Iperico (detta anche erba di San Giovanni o scacciadiavoli), l'Artemisia, l'Aglio e la Lavanda. Queste piante in realtà si raccolgono proprio in questo periodo dell'anno, oltre che per l'aspetto magico tramandato dalla tradizione popolare anche perché sono nel loro tempo balsamico cioè più ricche di principi attivi. L'Iperico, pianta solare dai bei fiori gialli viene usata per le sue proprietà antiinfiammatorie sottoforma di oleolito, cioè di olio in cui si siano fatte macerare le sommità fiorite della pianta. L'olio di iperico è tuttora usato in caso di scottature, eritemi solari, piaghe perché aiuta a rigenerare i tessuti e a calmare il dolore. Attenzione però a non applicarlo prima dell'esposizione al sole poiché da origine a fastidiosi episodi di fotosensibilizzazione. Per uso interno l'iperico è indicato come antidepressivo, tonico e digestivo. Dell'Artemisia si utilizzano le sommità fiorite in tutti i disturbi del ciclo femminile. Non è però da utilizzare in gravidanza perché è un eccitante della muscolatura uterina. Ha inoltre proprietà digestive dovute a sostanze amare. L'aglio è senz'altro il più noto e oltre alle proprietà depurative e disinfettanti per uso interno è utilissimo in caso di ipertensione, spesso associato al biancospino.

Le tradizioni e i riti della "Notte di San Giovanni"

Si riteneva addirittura che il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggiasse durante questa magica notte, riuscisse a difendere la persona da ogni tipo di corruzione.

Il Battista battezzava con l'acqua, cui appartiene il segno del cancro, per cui fu facile, nella credenza popolare, attribuire alla rugiada della notte che precede la sua festa, effetti salutari, vedendo in essa un'acqua simile a quella con cui il santo aspergeva

Innumerevoli erano le usanze legate alla notte di San Giovanni: Il colono, fatto un mazzolino di tre spiche di grano marcio o carbone, discendeva al fiume e quindi il gittava, stimando con ciò di aver liberato e purgato dalla carie o volpe, dalla zizzania e da tutte le altre erbe nocive, il grano che stava per mietere.

Altre usanze erano:

  • L'uva raccolta al sorgere del sole e data in pasto ai polli, evitava che questi danneggiassero la vigna.
  • La raccolta di 24 spighe di grano, da conservarsi tutto l'anno, se custodite gelosamente servivano come formidabile amuleto contro le sventure.
  • Era credenza comune che il bagno con l'acqua odorosa che veniva tenuta fuori l'intera notte, perchè la Madonna e San Giovanni passando la benedissero, avesse effetti strabilianti. Si poteva ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciato sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra), con la convinzione che una volta benedetta dal Santo fosse efficace contro il malocchio, l'invidia e le fatture, specialmente sui bambini.
  • La prima acqua attinta la mattina della festa manteneva la vista;
  • Era costume recarsi all'alba sulla riva del mare a bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici.
  • I contadini portavano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perchè si rinvigorissero e fossero immuni da malattie.
  • All'uso del bagno si affiancava anche l'uso dei comparati. Per stabilire il comparato, una persona inviava all'altra, la vigilia di San Giovanni, un mazzolino di fiori che quella ricambiava poi la vigilia di san Pietro.
  • Quelli che nella viglia di San Giovanni Battista fanno fuochi, passando sopra di quelli toccandosi per la mano, poi si chiamano compari e comadri di San GiovanniDurante la notte ardevano nelle campagne molti falò, specie in cima alle colline o a dossi, in modo da poter rotolare lungo i pendii ruote infuocate. Il contadino, con questi fuochi, voleva aiutare il sole che cominciava a scendere sull'orizzonte perchè non l'abbandonasse e continuasse a offrire la sua energia ai campi. Ma i fuochi sono stati interpretati anche come festa in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale.

La Notte delle Streghe

Universalmente la notte di San Giovanni è anche ritenuta la Notte delle Streghe che, in questo particolare momento astrale, si radunavano per espletare i loro sortilegi. Per difendersi dai loro influssi malefici si ricorreva a vari espedienti.

Prima di andare a coricarsi si ponevano dietro la porta di casa delle scope per far fuggire la strega. Essa infatti teme la scopa perchè vedendola è costretta a contare tutti i fili di saggina da cui è formata e, siccome la strega teme il giorno, le luci dell'alba sorprendendola la costringono a fuggire prima di essere riuscita a nuocere a qualcuno, avendo perso tutto il tempo a contare i fili di saggina.

Molti contadini invece inchiodavano sulla porta di casa il fiore dell'erba carlina che serviva per impedire il passo della strega, perchè questa vedendo il fiore era costretta a contare con assoluta certezza le migliaia di capolini che formano il seme. Come per le scope quindi, consumava la notte senza riuscirvi ed all'alba era obbligata a fuggire senza aver nuociuto.

Si credeva che le streghe uscissero dai loro nascondigli e si ponessero nei crocicchi delle vie, tanto che, chi voleva vederle, non aveva altro da fare che cercare in un crocicchio con una forca di fico sotto il mento e un catino d'acqua sotto i piedi. A mezzanotte le streghe sarebbero passate schiamazzando e urlando.

I più prudenti, sempre per proteggersi dalle streghe, si infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni.

Esisterebbe anche un fiore misterioso, non registrato dai botanici, che avrebbe la virtù di rendere invisibile chi lo possiede, di difenderlo dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti. E' il fiore di san Giovanni che crescerebbe dalla felce in quella magica notte d'estate. Ma occorreva raccoglierlo con un rito. A mezzanotte il fiore si apre lentamente illuminando tutto ciò che gli è vicino. Ma il demonio, che non ama la luce, ne stacca il gambo e se ne impadronisce. Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con un coltello un cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé. Quando il diavolo si avvicina, chiamando con voce familiare, non bisogna dargli ascolto, né volgere capo, ma continuare a fissare la pianta.

I presagi

Per San Giovanni si usava favorire gli incontri ed i fidanzamenti. Di buon augurio si ritenevano le infiorate che i giovani facevano sui davanzali ed alle porte della casa dell'amata con rami, fiori e frutti.

Diversi comunque erano i rituali propiziatori ed anche quelli da cui trarre presagi. Il più diffuso era fatto con la chiara dell'uovo messa in una bottiglia d'acqua e lasciata tutta la notte fuori sul davanzale. A seconda della forma che la chiara avrebbe assunto al mattino seguente, si cercava di pronosticare il futuro. Se nel disegno per esempio si scorgeva una torre, era segno che si doveva cambiar casa; se c'erano dei fiori, qualche positivo avvenimento sarebbe fiorito durante l'anno; le croci erano simbolo di morte; le spighe recavano buone novità; due torri simboleggiavano certezza assoluta di matrimonio.

Le ragazze tentavano, attraverso la forma approssimativa del disegno, di indovinare la professione del futuro sposo: se l'albume ricordava la forma di una pecora lo sposo sarebbe stato un pastore; un incudine indicava che sarebbe stato un fabbro, una penna o un libro che si sarebbe trattato di un uomo colto, una barca di un marinaio, una zappa di un contadino ecc.

Sempre le giovinette, la vigilia della festa prendevano tre fave: una con la corteccia intera, una senza, la terza spezzata nella parte superiore. La sera, coricandosi, la mettevano sotto il cuscino. Durante la notte dovevano prenderne una a caso: se prendevano quella intera sarebbero state ricche, se sceglievano quella senza corteccia sarebbero diventate o rimaste povere, se invece coglievano la fava spezzata non sarebbero state nè ricche nè povere. Altri, sempre per conoscere il futuro, bruciavano la corolla di un cardo e la lasciavano fuori tutta la notte. Al mattino andavano poi a scrutarla: se si presentava di un colore rossastro era segno di buona fortuna, se invece appariva nera era indizio di sicura sfortuna.

La salute

Chi possedeva sulla propria terra alberi di noce, all'alba del 24 giugno si recava a legare i tronchi con una corda ricavata intrecciando spighe di orzo ed avena. Era importante compiere questa operazione per avere frutti buoni ed abbondanti. A settembre, periodo della raccolta delle noci, la corda di spighe sarebbe stata tutta rinsecchita, ma le noci buone e soprattutto abbondanti.

Le donne invece, all'alba di San Giovanni, raccoglievano 27 noci e tornate a casa le affettavano con il mallo in cui erabo ancora racchiuse. Le ponevano poi a macerare per 49 giorni in alcool. Trascorso questo tempo strizzavano i frutti e con il liquido ottenuto, al quale si aggiungeva altro alcool e zucchero, si riempivano le bottiglie che si tenevano all'aperto per qualche notte. Questo sciroppo serviva ottimamente per calmare il mal di testa, mal di stomaco ecc.

Molti mangiavano lumache per San Giovanni, sicuri che quell'alimento li avrebbe preservati dalla sfortuna. La lumaca infatti è ritenuta un simbolo lunare che indica la rigenerazione periodica a causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente così come la luna che appare e scompare nella sua ciclica morte e rinascita

Erbe di S.Giovanni

La festa di S. Giovanni coincide con il solstizio d'estate del 24 giugno che segna l'apogeo del percorso solare. Fin dai tempi antichissimi questo particolare momento dell'anno era celebrato mediante cerimonie di purificazione e con la raccolta di erbe magiche destinate alla preparazione di filtri medicamentosi.
Un Almanacco del 1890 riporta alcune interessanti informazioni e divertenti costumanze relative alla festa stessa.

Il salto del fuoco
Il tradizionale salto del fuoco durante la notte di San Giovanni si ricollega ad una antichissima e feroce pratica rituale fenicia. I fenici, durante le feste dedicate a Moloc (l'ebraico re dell'ignominia), in cui venivano sacrificate vittime umane, imponevano l'iniziazione dei fanciulli ai misteri della divinità con il battesimo o salto del fuoco... e facendono bruciare alcuni vivi.

Si riteneva addirittura che il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggiasse durante questa magica notte, riuscisse a difendere la persona da ogni tipo di corruzione.

Il Battista battezzava con l'acqua, cui appartiene il segno del cancro, per cui fu facile, nella credenza popolare, attribuire alla rugiada della notte che precede la sua festa, effetti salutari, vedendo in essa un'acqua simile a quella con cui il santo aspergeva

Innumerevoli erano le usanze legate alla notte di San Giovanni: Il colono, fatto un mazzolino di tre spiche di grano marcio o carbone, discendeva al fiume e quindi il gittava, stimando con ciò di aver liberato e purgato dalla carie o volpe, dalla zizzania e da tutte le altre erbe nocive, il grano che stava per mietere.

Altre usanze erano:

  • L'uva raccolta al sorgere del sole e data in pasto ai polli, evitava che questi danneggiassero la vigna.
  • La raccolta di 24 spighe di grano, da conservarsi tutto l'anno, se custodite gelosamente servivano come formidabile amuleto contro le sventure.
  • Era credenza comune che il bagno con l'acqua odorosa che veniva tenuta fuori l'intera notte, perchè la Madonna e San Giovanni passando la benedissero, avesse effetti strabilianti. Si poteva ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciato sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra), con la convinzione che una volta benedetta dal Santo fosse efficace contro il malocchio, l'invidia e le fatture, specialmente sui bambini.
  • La prima acqua attinta la mattina della festa manteneva la vista;
  • Era costume recarsi all'alba sulla riva del mare a bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici.
  • I contadini portavano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perchè si rinvigorissero e fossero immuni da malattie.
  • All'uso del bagno si affiancava anche l'uso dei comparati. Per stabilire il comparato, una persona inviava all'altra, la vigilia di San Giovanni, un mazzolino di fiori che quella ricambiava poi la vigilia di san Pietro.
  • Quelli che nella viglia di San Giovanni Battista fanno fuochi, passando sopra di quelli toccandosi per la mano, poi si chiamano compari e comadri di San GiovanniDurante la notte ardevano nelle campagne molti falò, specie in cima alle colline o a dossi, in modo da poter rotolare lungo i pendii ruote infuocate. Il contadino, con questi fuochi, voleva aiutare il sole che cominciava a scendere sull'orizzonte perchè non l'abbandonasse e continuasse a offrire la sua energia ai campi. Ma i fuochi sono stati interpretati anche come festa in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale.

La Notte delle Streghe

Universalmente la notte di San Giovanni è anche ritenuta la Notte delle Streghe che, in questo particolare momento astrale, si radunavano per espletare i loro sortilegi. Per difendersi dai loro influssi malefici si ricorreva a vari espedienti.

Prima di andare a coricarsi si ponevano dietro la porta di casa delle scope per far fuggire la strega. Essa infatti teme la scopa perchè vedendola è costretta a contare tutti i fili di saggina da cui è formata e, siccome la strega teme il giorno, le luci dell'alba sorprendendola la costringono a fuggire prima di essere riuscita a nuocere a qualcuno, avendo perso tutto il tempo a contare i fili di saggina.

Molti contadini invece inchiodavano sulla porta di casa il fiore dell'erba carlina che serviva per impedire il passo della strega, perchè questa vedendo il fiore era costretta a contare con assoluta certezza le migliaia di capolini che formano il seme. Come per le scope quindi, consumava la notte senza riuscirvi ed all'alba era obbligata a fuggire senza aver nuociuto.

Si credeva che le streghe uscissero dai loro nascondigli e si ponessero nei crocicchi delle vie, tanto che, chi voleva vederle, non aveva altro da fare che cercare in un crocicchio con una forca di fico sotto il mento e un catino d'acqua sotto i piedi. A mezzanotte le streghe sarebbero passate schiamazzando e urlando.

I più prudenti, sempre per proteggersi dalle streghe, si infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni.

Esisterebbe anche un fiore misterioso, non registrato dai botanici, che avrebbe la virtù di rendere invisibile chi lo possiede, di difenderlo dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti. E' il fiore di san Giovanni che crescerebbe dalla felce in quella magica notte d'estate. Ma occorreva raccoglierlo con un rito. A mezzanotte il fiore si apre lentamente illuminando tutto ciò che gli è vicino. Ma il demonio, che non ama la luce, ne stacca il gambo e se ne impadronisce. Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con un coltello un cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé. Quando il diavolo si avvicina, chiamando con voce familiare, non bisogna dargli ascolto, né volgere capo, ma continuare a fissare la pianta.

I presagi

Per San Giovanni si usava favorire gli incontri ed i fidanzamenti. Di buon augurio si ritenevano le infiorate che i giovani facevano sui davanzali ed alle porte della casa dell'amata con rami, fiori e frutti.

Diversi comunque erano i rituali propiziatori ed anche quelli da cui trarre presagi. Il più diffuso era fatto con la chiara dell'uovo messa in una bottiglia d'acqua e lasciata tutta la notte fuori sul davanzale. A seconda della forma che la chiara avrebbe assunto al mattino seguente, si cercava di pronosticare il futuro. Se nel disegno per esempio si scorgeva una torre, era segno che si doveva cambiar casa; se c'erano dei fiori, qualche positivo avvenimento sarebbe fiorito durante l'anno; le croci erano simbolo di morte; le spighe recavano buone novità; due torri simboleggiavano certezza assoluta di matrimonio.

Le ragazze tentavano, attraverso la forma approssimativa del disegno, di indovinare la professione del futuro sposo: se l'albume ricordava la forma di una pecora lo sposo sarebbe stato un pastore; un incudine indicava che sarebbe stato un fabbro, una penna o un libro che si sarebbe trattato di un uomo colto, una barca di un marinaio, una zappa di un contadino ecc.

Sempre le giovinette, la vigilia della festa prendevano tre fave: una con la corteccia intera, una senza, la terza spezzata nella parte superiore. La sera, coricandosi, la mettevano sotto il cuscino. Durante la notte dovevano prenderne una a caso: se prendevano quella intera sarebbero state ricche, se sceglievano quella senza corteccia sarebbero diventate o rimaste povere, se invece coglievano la fava spezzata non sarebbero state nè ricche nè povere. Altri, sempre per conoscere il futuro, bruciavano la corolla di un cardo e la lasciavano fuori tutta la notte. Al mattino andavano poi a scrutarla: se si presentava di un colore rossastro era segno di buona fortuna, se invece appariva nera era indizio di sicura sfortuna.

La salute

Chi possedeva sulla propria terra alberi di noce, all'alba del 24 giugno si recava a legare i tronchi con una corda ricavata intrecciando spighe di orzo ed avena. Era importante compiere questa operazione per avere frutti buoni ed abbondanti. A settembre, periodo della raccolta delle noci, la corda di spighe sarebbe stata tutta rinsecchita, ma le noci buone e soprattutto abbondanti.

Le donne invece, all'alba di San Giovanni, raccoglievano 27 noci e tornate a casa le affettavano con il mallo in cui erabo ancora racchiuse. Le ponevano poi a macerare per 49 giorni in alcool. Trascorso questo tempo strizzavano i frutti e con il liquido ottenuto, al quale si aggiungeva altro alcool e zucchero, si riempivano le bottiglie che si tenevano all'aperto per qualche notte. Questo sciroppo serviva ottimamente per calmare il mal di testa, mal di stomaco ecc.

Molti mangiavano lumache per San Giovanni, sicuri che quell'alimento li avrebbe preservati dalla sfortuna. La lumaca infatti è ritenuta un simbolo lunare che indica la rigenerazione periodica a causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente così come la luna che appare e scompare nella sua ciclica morte e rinascita

Erbe di S.Giovanni

La festa di S. Giovanni coincide con il solstizio d'estate del 24 giugno che segna l'apogeo del percorso solare. Fin dai tempi antichissimi questo particolare momento dell'anno era celebrato mediante cerimonie di purificazione e con la raccolta di erbe magiche destinate alla preparazione di filtri medicamentosi.
Un Almanacco del 1890 riporta alcune interessanti informazioni e divertenti costumanze relative alla festa stessa.

Il salto del fuoco
Il tradizionale salto del fuoco durante la notte di San Giovanni si ricollega ad una antichissima e feroce pratica rituale fenicia. I fenici, durante le feste dedicate a Moloc (l'ebraico re dell'ignominia), in cui venivano sacrificate vittime umane, imponevano l'iniziazione dei fanciulli ai misteri della divinità con il battesimo o salto del fuoco... e facendono bruciare alcuni vivi.

Si riteneva addirittura che il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggiasse durante questa magica notte, riuscisse a difendere la persona da ogni tipo di corruzione.

Il Battista battezzava con l'acqua, cui appartiene il segno del cancro, per cui fu facile, nella credenza popolare, attribuire alla rugiada della notte che precede la sua festa, effetti salutari, vedendo in essa un'acqua simile a quella con cui il santo aspergeva

Innumerevoli erano le usanze legate alla notte di San Giovanni: Il colono, fatto un mazzolino di tre spiche di grano marcio o carbone, discendeva al fiume e quindi il gittava, stimando con ciò di aver liberato e purgato dalla carie o volpe, dalla zizzania e da tutte le altre erbe nocive, il grano che stava per mietere.

Altre usanze erano:

  • L'uva raccolta al sorgere del sole e data in pasto ai polli, evitava che questi danneggiassero la vigna.
  • La raccolta di 24 spighe di grano, da conservarsi tutto l'anno, se custodite gelosamente servivano come formidabile amuleto contro le sventure.
  • Era credenza comune che il bagno con l'acqua odorosa che veniva tenuta fuori l'intera notte, perchè la Madonna e San Giovanni passando la benedissero, avesse effetti strabilianti. Si poteva ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciato sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra), con la convinzione che una volta benedetta dal Santo fosse efficace contro il malocchio, l'invidia e le fatture, specialmente sui bambini.
  • La prima acqua attinta la mattina della festa manteneva la vista;
  • Era costume recarsi all'alba sulla riva del mare a bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici.
  • I contadini portavano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perchè si rinvigorissero e fossero immuni da malattie.
  • All'uso del bagno si affiancava anche l'uso dei comparati. Per stabilire il comparato, una persona inviava all'altra, la vigilia di San Giovanni, un mazzolino di fiori che quella ricambiava poi la vigilia di san Pietro.
  • Quelli che nella viglia di San Giovanni Battista fanno fuochi, passando sopra di quelli toccandosi per la mano, poi si chiamano compari e comadri di San GiovanniDurante la notte ardevano nelle campagne molti falò, specie in cima alle colline o a dossi, in modo da poter rotolare lungo i pendii ruote infuocate. Il contadino, con questi fuochi, voleva aiutare il sole che cominciava a scendere sull'orizzonte perchè non l'abbandonasse e continuasse a offrire la sua energia ai campi. Ma i fuochi sono stati interpretati anche come festa in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale.

La Notte delle Streghe

Universalmente la notte di San Giovanni è anche ritenuta la Notte delle Streghe che, in questo particolare momento astrale, si radunavano per espletare i loro sortilegi. Per difendersi dai loro influssi malefici si ricorreva a vari espedienti.

Prima di andare a coricarsi si ponevano dietro la porta di casa delle scope per far fuggire la strega. Essa infatti teme la scopa perchè vedendola è costretta a contare tutti i fili di saggina da cui è formata e, siccome la strega teme il giorno, le luci dell'alba sorprendendola la costringono a fuggire prima di essere riuscita a nuocere a qualcuno, avendo perso tutto il tempo a contare i fili di saggina.

Molti contadini invece inchiodavano sulla porta di casa il fiore dell'erba carlina che serviva per impedire il passo della strega, perchè questa vedendo il fiore era costretta a contare con assoluta certezza le migliaia di capolini che formano il seme. Come per le scope quindi, consumava la notte senza riuscirvi ed all'alba era obbligata a fuggire senza aver nuociuto.

Si credeva che le streghe uscissero dai loro nascondigli e si ponessero nei crocicchi delle vie, tanto che, chi voleva vederle, non aveva altro da fare che cercare in un crocicchio con una forca di fico sotto il mento e un catino d'acqua sotto i piedi. A mezzanotte le streghe sarebbero passate schiamazzando e urlando.

I più prudenti, sempre per proteggersi dalle streghe, si infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni.

Esisterebbe anche un fiore misterioso, non registrato dai botanici, che avrebbe la virtù di rendere invisibile chi lo possiede, di difenderlo dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti. E' il fiore di san Giovanni che crescerebbe dalla felce in quella magica notte d'estate. Ma occorreva raccoglierlo con un rito. A mezzanotte il fiore si apre lentamente illuminando tutto ciò che gli è vicino. Ma il demonio, che non ama la luce, ne stacca il gambo e se ne impadronisce. Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con un coltello un cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé. Quando il diavolo si avvicina, chiamando con voce familiare, non bisogna dargli ascolto, né volgere capo, ma continuare a fissare la pianta.

I presagi

Per San Giovanni si usava favorire gli incontri ed i fidanzamenti. Di buon augurio si ritenevano le infiorate che i giovani facevano sui davanzali ed alle porte della casa dell'amata con rami, fiori e frutti.

Diversi comunque erano i rituali propiziatori ed anche quelli da cui trarre presagi. Il più diffuso era fatto con la chiara dell'uovo messa in una bottiglia d'acqua e lasciata tutta la notte fuori sul davanzale. A seconda della forma che la chiara avrebbe assunto al mattino seguente, si cercava di pronosticare il futuro. Se nel disegno per esempio si scorgeva una torre, era segno che si doveva cambiar casa; se c'erano dei fiori, qualche positivo avvenimento sarebbe fiorito durante l'anno; le croci erano simbolo di morte; le spighe recavano buone novità; due torri simboleggiavano certezza assoluta di matrimonio.

Le ragazze tentavano, attraverso la forma approssimativa del disegno, di indovinare la professione del futuro sposo: se l'albume ricordava la forma di una pecora lo sposo sarebbe stato un pastore; un incudine indicava che sarebbe stato un fabbro, una penna o un libro che si sarebbe trattato di un uomo colto, una barca di un marinaio, una zappa di un contadino ecc.

Sempre le giovinette, la vigilia della festa prendevano tre fave: una con la corteccia intera, una senza, la terza spezzata nella parte superiore. La sera, coricandosi, la mettevano sotto il cuscino. Durante la notte dovevano prenderne una a caso: se prendevano quella intera sarebbero state ricche, se sceglievano quella senza corteccia sarebbero diventate o rimaste povere, se invece coglievano la fava spezzata non sarebbero state nè ricche nè povere. Altri, sempre per conoscere il futuro, bruciavano la corolla di un cardo e la lasciavano fuori tutta la notte. Al mattino andavano poi a scrutarla: se si presentava di un colore rossastro era segno di buona fortuna, se invece appariva nera era indizio di sicura sfortuna.

La salute

Chi possedeva sulla propria terra alberi di noce, all'alba del 24 giugno si recava a legare i tronchi con una corda ricavata intrecciando spighe di orzo ed avena. Era importante compiere questa operazione per avere frutti buoni ed abbondanti. A settembre, periodo della raccolta delle noci, la corda di spighe sarebbe stata tutta rinsecchita, ma le noci buone e soprattutto abbondanti.

Le donne invece, all'alba di San Giovanni, raccoglievano 27 noci e tornate a casa le affettavano con il mallo in cui erabo ancora racchiuse. Le ponevano poi a macerare per 49 giorni in alcool. Trascorso questo tempo strizzavano i frutti e con il liquido ottenuto, al quale si aggiungeva altro alcool e zucchero, si riempivano le bottiglie che si tenevano all'aperto per qualche notte. Questo sciroppo serviva ottimamente per calmare il mal di testa, mal di stomaco ecc.

Molti mangiavano lumache per San Giovanni, sicuri che quell'alimento li avrebbe preservati dalla sfortuna. La lumaca infatti è ritenuta un simbolo lunare che indica la rigenerazione periodica a causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente così come la luna che appare e scompare nella sua ciclica morte e rinascita

Erbe di S.Giovanni

La festa di S. Giovanni coincide con il solstizio d'estate del 24 giugno che segna l'apogeo del percorso solare. Fin dai tempi antichissimi questo particolare momento dell'anno era celebrato mediante cerimonie di purificazione e con la raccolta di erbe magiche destinate alla preparazione di filtri medicamentosi.
Un Almanacco del 1890 riporta alcune interessanti informazioni e divertenti costumanze relative alla festa stessa.

Il salto del fuoco
Il tradizionale salto del fuoco durante la notte di San Giovanni si ricollega ad una antichissima e feroce pratica rituale fenicia. I fenici, durante le feste dedicate a Moloc (l'ebraico re dell'ignominia), in cui venivano sacrificate vittime umane, imponevano l'iniziazione dei fanciulli ai misteri della divinità con il battesimo o salto del fuoco... e facendono bruciare alcuni vivi.

Si riteneva addirittura che il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggiasse durante questa magica notte, riuscisse a difendere la persona da ogni tipo di corruzione.

Il Battista battezzava con l'acqua, cui appartiene il segno del cancro, per cui fu facile, nella credenza popolare, attribuire alla rugiada della notte che precede la sua festa, effetti salutari, vedendo in essa un'acqua simile a quella con cui il santo aspergeva

Innumerevoli erano le usanze legate alla notte di San Giovanni: Il colono, fatto un mazzolino di tre spiche di grano marcio o carbone, discendeva al fiume e quindi il gittava, stimando con ciò di aver liberato e purgato dalla carie o volpe, dalla zizzania e da tutte le altre erbe nocive, il grano che stava per mietere.

Altre usanze erano:

  • L'uva raccolta al sorgere del sole e data in pasto ai polli, evitava che questi danneggiassero la vigna.
  • La raccolta di 24 spighe di grano, da conservarsi tutto l'anno, se custodite gelosamente servivano come formidabile amuleto contro le sventure.
  • Era credenza comune che il bagno con l'acqua odorosa che veniva tenuta fuori l'intera notte, perchè la Madonna e San Giovanni passando la benedissero, avesse effetti strabilianti. Si poteva ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciato sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra), con la convinzione che una volta benedetta dal Santo fosse efficace contro il malocchio, l'invidia e le fatture, specialmente sui bambini.
  • La prima acqua attinta la mattina della festa manteneva la vista;
  • Era costume recarsi all'alba sulla riva del mare a bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici.
  • I contadini portavano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perchè si rinvigorissero e fossero immuni da malattie.
  • All'uso del bagno si affiancava anche l'uso dei comparati. Per stabilire il comparato, una persona inviava all'altra, la vigilia di San Giovanni, un mazzolino di fiori che quella ricambiava poi la vigilia di san Pietro.
  • Quelli che nella viglia di San Giovanni Battista fanno fuochi, passando sopra di quelli toccandosi per la mano, poi si chiamano compari e comadri di San GiovanniDurante la notte ardevano nelle campagne molti falò, specie in cima alle colline o a dossi, in modo da poter rotolare lungo i pendii ruote infuocate. Il contadino, con questi fuochi, voleva aiutare il sole che cominciava a scendere sull'orizzonte perchè non l'abbandonasse e continuasse a offrire la sua energia ai campi. Ma i fuochi sono stati interpretati anche come festa in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale.

La Notte delle Streghe

Universalmente la notte di San Giovanni è anche ritenuta la Notte delle Streghe che, in questo particolare momento astrale, si radunavano per espletare i loro sortilegi. Per difendersi dai loro influssi malefici si ricorreva a vari espedienti.

Prima di andare a coricarsi si ponevano dietro la porta di casa delle scope per far fuggire la strega. Essa infatti teme la scopa perchè vedendola è costretta a contare tutti i fili di saggina da cui è formata e, siccome la strega teme il giorno, le luci dell'alba sorprendendola la costringono a fuggire prima di essere riuscita a nuocere a qualcuno, avendo perso tutto il tempo a contare i fili di saggina.

Molti contadini invece inchiodavano sulla porta di casa il fiore dell'erba carlina che serviva per impedire il passo della strega, perchè questa vedendo il fiore era costretta a contare con assoluta certezza le migliaia di capolini che formano il seme. Come per le scope quindi, consumava la notte senza riuscirvi ed all'alba era obbligata a fuggire senza aver nuociuto.

Si credeva che le streghe uscissero dai loro nascondigli e si ponessero nei crocicchi delle vie, tanto che, chi voleva vederle, non aveva altro da fare che cercare in un crocicchio con una forca di fico sotto il mento e un catino d'acqua sotto i piedi. A mezzanotte le streghe sarebbero passate schiamazzando e urlando.

I più prudenti, sempre per proteggersi dalle streghe, si infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni.

Esisterebbe anche un fiore misterioso, non registrato dai botanici, che avrebbe la virtù di rendere invisibile chi lo possiede, di difenderlo dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti. E' il fiore di san Giovanni che crescerebbe dalla felce in quella magica notte d'estate. Ma occorreva raccoglierlo con un rito. A mezzanotte il fiore si apre lentamente illuminando tutto ciò che gli è vicino. Ma il demonio, che non ama la luce, ne stacca il gambo e se ne impadronisce. Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con un coltello un cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé. Quando il diavolo si avvicina, chiamando con voce familiare, non bisogna dargli ascolto, né volgere capo, ma continuare a fissare la pianta.

I presagi

Per San Giovanni si usava favorire gli incontri ed i fidanzamenti. Di buon augurio si ritenevano le infiorate che i giovani facevano sui davanzali ed alle porte della casa dell'amata con rami, fiori e frutti.

Diversi comunque erano i rituali propiziatori ed anche quelli da cui trarre presagi. Il più diffuso era fatto con la chiara dell'uovo messa in una bottiglia d'acqua e lasciata tutta la notte fuori sul davanzale. A seconda della forma che la chiara avrebbe assunto al mattino seguente, si cercava di pronosticare il futuro. Se nel disegno per esempio si scorgeva una torre, era segno che si doveva cambiar casa; se c'erano dei fiori, qualche positivo avvenimento sarebbe fiorito durante l'anno; le croci erano simbolo di morte; le spighe recavano buone novità; due torri simboleggiavano certezza assoluta di matrimonio.

Le ragazze tentavano, attraverso la forma approssimativa del disegno, di indovinare la professione del futuro sposo: se l'albume ricordava la forma di una pecora lo sposo sarebbe stato un pastore; un incudine indicava che sarebbe stato un fabbro, una penna o un libro che si sarebbe trattato di un uomo colto, una barca di un marinaio, una zappa di un contadino ecc.

Sempre le giovinette, la vigilia della festa prendevano tre fave: una con la corteccia intera, una senza, la terza spezzata nella parte superiore. La sera, coricandosi, la mettevano sotto il cuscino. Durante la notte dovevano prenderne una a caso: se prendevano quella intera sarebbero state ricche, se sceglievano quella senza corteccia sarebbero diventate o rimaste povere, se invece coglievano la fava spezzata non sarebbero state nè ricche nè povere. Altri, sempre per conoscere il futuro, bruciavano la corolla di un cardo e la lasciavano fuori tutta la notte. Al mattino andavano poi a scrutarla: se si presentava di un colore rossastro era segno di buona fortuna, se invece appariva nera era indizio di sicura sfortuna.

La salute

Chi possedeva sulla propria terra alberi di noce, all'alba del 24 giugno si recava a legare i tronchi con una corda ricavata intrecciando spighe di orzo ed avena. Era importante compiere questa operazione per avere frutti buoni ed abbondanti. A settembre, periodo della raccolta delle noci, la corda di spighe sarebbe stata tutta rinsecchita, ma le noci buone e soprattutto abbondanti.

Le donne invece, all'alba di San Giovanni, raccoglievano 27 noci e tornate a casa le affettavano con il mallo in cui erabo ancora racchiuse. Le ponevano poi a macerare per 49 giorni in alcool. Trascorso questo tempo strizzavano i frutti e con il liquido ottenuto, al quale si aggiungeva altro alcool e zucchero, si riempivano le bottiglie che si tenevano all'aperto per qualche notte. Questo sciroppo serviva ottimamente per calmare il mal di testa, mal di stomaco ecc.

Molti mangiavano lumache per San Giovanni, sicuri che quell'alimento li avrebbe preservati dalla sfortuna. La lumaca infatti è ritenuta un simbolo lunare che indica la rigenerazione periodica a causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente così come la luna che appare e scompare nella sua ciclica morte e rinascita

Erbe di S.Giovanni

La festa di S. Giovanni coincide con il solstizio d'estate del 24 giugno che segna l'apogeo del percorso solare. Fin dai tempi antichissimi questo particolare momento dell'anno era celebrato mediante cerimonie di purificazione e con la raccolta di erbe magiche destinate alla preparazione di filtri medicamentosi.
Un Almanacco del 1890 riporta alcune interessanti informazioni e divertenti costumanze relative alla festa stessa.

Il salto del fuoco
Il tradizionale salto del fuoco durante la notte di San Giovanni si ricollega ad una antichissima e feroce pratica rituale fenicia. I fenici, durante le feste dedicate a Moloc (l'ebraico re dell'ignominia), in cui venivano sacrificate vittime umane, imponevano l'iniziazione dei fanciulli ai misteri della divinità con il battesimo o salto del fuoco... e facendono bruciare alcuni vivi.

Si riteneva addirittura che il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggiasse durante questa magica notte, riuscisse a difendere la persona da ogni tipo di corruzione.

Il Battista battezzava con l'acqua, cui appartiene il segno del cancro, per cui fu facile, nella credenza popolare, attribuire alla rugiada della notte che precede la sua festa, effetti salutari, vedendo in essa un'acqua simile a quella con cui il santo aspergeva

Innumerevoli erano le usanze legate alla notte di San Giovanni: Il colono, fatto un mazzolino di tre spiche di grano marcio o carbone, discendeva al fiume e quindi il gittava, stimando con ciò di aver liberato e purgato dalla carie o volpe, dalla zizzania e da tutte le altre erbe nocive, il grano che stava per mietere.

Altre usanze erano:

  • L'uva raccolta al sorgere del sole e data in pasto ai polli, evitava che questi danneggiassero la vigna.
  • La raccolta di 24 spighe di grano, da conservarsi tutto l'anno, se custodite gelosamente servivano come formidabile amuleto contro le sventure.
  • Era credenza comune che il bagno con l'acqua odorosa che veniva tenuta fuori l'intera notte, perchè la Madonna e San Giovanni passando la benedissero, avesse effetti strabilianti. Si poteva ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciato sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra), con la convinzione che una volta benedetta dal Santo fosse efficace contro il malocchio, l'invidia e le fatture, specialmente sui bambini.
  • La prima acqua attinta la mattina della festa manteneva la vista;
  • Era costume recarsi all'alba sulla riva del mare a bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici.
  • I contadini portavano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perchè si rinvigorissero e fossero immuni da malattie.
  • All'uso del bagno si affiancava anche l'uso dei comparati. Per stabilire il comparato, una persona inviava all'altra, la vigilia di San Giovanni, un mazzolino di fiori che quella ricambiava poi la vigilia di san Pietro.
  • Quelli che nella viglia di San Giovanni Battista fanno fuochi, passando sopra di quelli toccandosi per la mano, poi si chiamano compari e comadri di San GiovanniDurante la notte ardevano nelle campagne molti falò, specie in cima alle colline o a dossi, in modo da poter rotolare lungo i pendii ruote infuocate. Il contadino, con questi fuochi, voleva aiutare il sole che cominciava a scendere sull'orizzonte perchè non l'abbandonasse e continuasse a offrire la sua energia ai campi. Ma i fuochi sono stati interpretati anche come festa in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale.

La Notte delle Streghe

Universalmente la notte di San Giovanni è anche ritenuta la Notte delle Streghe che, in questo particolare momento astrale, si radunavano per espletare i loro sortilegi. Per difendersi dai loro influssi malefici si ricorreva a vari espedienti.

Prima di andare a coricarsi si ponevano dietro la porta di casa delle scope per far fuggire la strega. Essa infatti teme la scopa perchè vedendola è costretta a contare tutti i fili di saggina da cui è formata e, siccome la strega teme il giorno, le luci dell'alba sorprendendola la costringono a fuggire prima di essere riuscita a nuocere a qualcuno, avendo perso tutto il tempo a contare i fili di saggina.

Molti contadini invece inchiodavano sulla porta di casa il fiore dell'erba carlina che serviva per impedire il passo della strega, perchè questa vedendo il fiore era costretta a contare con assoluta certezza le migliaia di capolini che formano il seme. Come per le scope quindi, consumava la notte senza riuscirvi ed all'alba era obbligata a fuggire senza aver nuociuto.

Si credeva che le streghe uscissero dai loro nascondigli e si ponessero nei crocicchi delle vie, tanto che, chi voleva vederle, non aveva altro da fare che cercare in un crocicchio con una forca di fico sotto il mento e un catino d'acqua sotto i piedi. A mezzanotte le streghe sarebbero passate schiamazzando e urlando.

I più prudenti, sempre per proteggersi dalle streghe, si infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni.

Esisterebbe anche un fiore misterioso, non registrato dai botanici, che avrebbe la virtù di rendere invisibile chi lo possiede, di difenderlo dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti. E' il fiore di san Giovanni che crescerebbe dalla felce in quella magica notte d'estate. Ma occorreva raccoglierlo con un rito. A mezzanotte il fiore si apre lentamente illuminando tutto ciò che gli è vicino. Ma il demonio, che non ama la luce, ne stacca il gambo e se ne impadronisce. Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con un coltello un cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé. Quando il diavolo si avvicina, chiamando con voce familiare, non bisogna dargli ascolto, né volgere capo, ma continuare a fissare la pianta.

I presagi

Per San Giovanni si usava favorire gli incontri ed i fidanzamenti. Di buon augurio si ritenevano le infiorate che i giovani facevano sui davanzali ed alle porte della casa dell'amata con rami, fiori e frutti.

Diversi comunque erano i rituali propiziatori ed anche quelli da cui trarre presagi. Il più diffuso era fatto con la chiara dell'uovo messa in una bottiglia d'acqua e lasciata tutta la notte fuori sul davanzale. A seconda della forma che la chiara avrebbe assunto al mattino seguente, si cercava di pronosticare il futuro. Se nel disegno per esempio si scorgeva una torre, era segno che si doveva cambiar casa; se c'erano dei fiori, qualche positivo avvenimento sarebbe fiorito durante l'anno; le croci erano simbolo di morte; le spighe recavano buone novità; due torri simboleggiavano certezza assoluta di matrimonio.

Le ragazze tentavano, attraverso la forma approssimativa del disegno, di indovinare la professione del futuro sposo: se l'albume ricordava la forma di una pecora lo sposo sarebbe stato un pastore; un incudine indicava che sarebbe stato un fabbro, una penna o un libro che si sarebbe trattato di un uomo colto, una barca di un marinaio, una zappa di un contadino ecc.

Sempre le giovinette, la vigilia della festa prendevano tre fave: una con la corteccia intera, una senza, la terza spezzata nella parte superiore. La sera, coricandosi, la mettevano sotto il cuscino. Durante la notte dovevano prenderne una a caso: se prendevano quella intera sarebbero state ricche, se sceglievano quella senza corteccia sarebbero diventate o rimaste povere, se invece coglievano la fava spezzata non sarebbero state nè ricche nè povere. Altri, sempre per conoscere il futuro, bruciavano la corolla di un cardo e la lasciavano fuori tutta la notte. Al mattino andavano poi a scrutarla: se si presentava di un colore rossastro era segno di buona fortuna, se invece appariva nera era indizio di sicura sfortuna.

La salute

Chi possedeva sulla propria terra alberi di noce, all'alba del 24 giugno si recava a legare i tronchi con una corda ricavata intrecciando spighe di orzo ed avena. Era importante compiere questa operazione per avere frutti buoni ed abbondanti. A settembre, periodo della raccolta delle noci, la corda di spighe sarebbe stata tutta rinsecchita, ma le noci buone e soprattutto abbondanti.

Le donne invece, all'alba di San Giovanni, raccoglievano 27 noci e tornate a casa le affettavano con il mallo in cui erabo ancora racchiuse. Le ponevano poi a macerare per 49 giorni in alcool. Trascorso questo tempo strizzavano i frutti e con il liquido ottenuto, al quale si aggiungeva altro alcool e zucchero, si riempivano le bottiglie che si tenevano all'aperto per qualche notte. Questo sciroppo serviva ottimamente per calmare il mal di testa, mal di stomaco ecc.

Molti mangiavano lumache per San Giovanni, sicuri che quell'alimento li avrebbe preservati dalla sfortuna. La lumaca infatti è ritenuta un simbolo lunare che indica la rigenerazione periodica a causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente così come la luna che appare e scompare nella sua ciclica morte e rinascita

Erbe di S.Giovanni

La festa di S. Giovanni coincide con il solstizio d'estate del 24 giugno che segna l'apogeo del percorso solare. Fin dai tempi antichissimi questo particolare momento dell'anno era celebrato mediante cerimonie di purificazione e con la raccolta di erbe magiche destinate alla preparazione di filtri medicamentosi.
Un Almanacco del 1890 riporta alcune interessanti informazioni e divertenti costumanze relative alla festa stessa.

Il salto del fuoco
Il tradizionale salto del fuoco durante la notte di San Giovanni si ricollega ad una antichissima e feroce pratica rituale fenicia. I fenici, durante le feste dedicate a Moloc (l'ebraico re dell'ignominia), in cui venivano sacrificate vittime umane, imponevano l'iniziazione dei fanciulli ai misteri della divinità con il battesimo o salto del fuoco... e facendono bruciare alcuni vivi.

Rimedi popolari contro gli strappi muscolari
San Giovanni è protettore  contro i crampi e le contratture.
Si applicava sulla zona strappata un cataplasma fatto con la pasta di una patata cruda grattugiata (buccia compresa), fasciando con una garza e rinnovando la pasta fresca ogni ora finché il dolore scompare (operazione da non ripetersi oltre le 4-5 volte)

La notte di San Giovanni
Nella notte di S. Giovanni, secondo la leggenda, i diavoli volano per aria e deve apparire l'Anticristo.In questa notte il loro seme cade sulla terra inquinando i fiumi e le sorgenti.In questo giorno sono anche possibili le guarigioni miracolose. Infatti se si mette una collana d'aglio al collo di un bambino, questo può preservarlo da un parassita che è chiamato tenia, mentre la rogna, una malattia della pelle può essere guarita distendendosi nudi in un campo d'avena.Anche nel resto d'Europa la notte di S. Giovanni è magica: a Parigi era usanza bruciare 24 gattini vivi.

La ruota dei mesi
Nel Veneto, come in tutta Europa, la notte del 24 giugno è la notte dei fuochi e delle abluzioni. A Verona in quell'occasione si facevano falò e luminarie alla "Fontana de fero", o ci si lavava la faccia con la rugiada ("rosà") che donava bellezza e preservava la pelle da malattie. Usanze antichissime, se già Sant'Agostino, consapevole del sostrato non cristiano di simili credenze e consuetudini, condannava coloro che "in festivitate S. Johannis" andavano nelle ore notturne o mattutine a lavarsi in fonti, paludi e fiumi.

IL NOCINO TRA STORIA E LEGGENDA
Non sono precise le sue origini. In sé l'idea di utilizzare noci come base per un qualche tipo di liquore non è di quelle difficili da farsi venire: bevande di questo tipo ne conosciamo in moltissimi luoghi, dagli Urali all'Italia Meridionale. Addirittura si ricorda come gli antichi Britanni fossero usi, proprio nella ricorrenza che per il Cristiani è quella di San Giovanni, celebrare "la notte di mezza estate" ed iniziare la raccolta delle noci con il cui mallo era tradizione preparare un liquore. Dopo la caduta dell'Impero Romano, in un'Europa medioevale che ancora era coperta di foreste, era ovviamente assai diffuso l'uso delle noci, alimento cui si attribuivano virtù terapeutiche e che Castore Durante da Gualdo, medico più tardo, in pieno Rinascimento, raccomandava, infuse di buon vino, nel suo "Tesoro della Sanità". In particolare il liquore nocino trova il suo maggior successo nella zona di Sassuolo, per poi metter radici un pò dovunque attorno alla città di Modena, nelle antiche provincie del ducato Estense. Anche il momento storico è indefinito: i riferimenti sono successivi ai luminosi giorni in cui Clelia Farnese fu a Modena per sposare il fiero e brillante Alberto Pio. Fece incantevole ingresso circondata da musici, poeti, filosofi, nani, buffoni, sete, ori, cibi, infusi ed anche "spiriti", che era il termine che si usava allora per dir liquori. Tutti ne furono affascinati, compreso il raffinato ed orgoglioso marito cui la cosa non portò bene, ma questo successe dopo. Più o meno da allora si parla di questo liquore "magico", fatto con le noci che debbon esser raccolte al lume della luna della notte di San Giovanni, tagliate con un coltello di cristallo, etc... Ma son leggende e potremmo continuare a contarne per notti intere, senza venirne a capo. E' meglio, anche per le notizie storiche, astenerci da discussioni sorvolando circa l'attribuzione della corretta ricetta ad una o l'altra dinastia di appassionati, visto che le dispute su questa materia sono ancora vivissime ed in corso, essendo i nomi della "nobilitas" del nocino, ovvero le famiglie depositarie dell'antica tradizione, sempre le stesse da qualche secolo. Di certo c'è che il modo di ottenere questo delizioso liquore infuso è ormai definito nella sua ortodossia. Le noci vanno raccolte attorno al periodo di san Giovanni, vale a dire fra il 20 giugno ed il 1° luglio, a seconda del punto di maturazione, le si taglia poi in quattro parti, le si mette in infusione (18/20 noci per litro di alcool puro) per tre o quattro mesi nell'alcool, a temperatura ambiente ed all'ombra, (non al sole il cui calore modificherebbe attraverso un processo "digestivo", non appropriato, la qualità ed il pregio del prodotto finale). Passati tre o quattro mesi, in rapporto al litro di alcool preso inizialmente, si aggiungono 500 gr. di zucchero sciolti in 700 gr. d'acqua, (sì d'aver ottenuto uno sciroppo) che va unito all'infuso, non senza aver dimenticato di separare da quest'ultimo i malli. Si filtra il tutto, lo si lascia ancora riposare. A questi punto intervengono le varianti soggettive, con giunta di spezie in quantità comunque tale da non coprire il sapore base. Pur non prestando fede alle leggende di magia, se controllassimo la tempistica necessaria, scopriremmo che, a far punto dalla notte di San Giovanni, siamo arrivati a quella di Halloween; sarà un caso. Ed il medaglione di Clelia Farnese, inciso un giorno da un maestro fonditore del manierismo, sembra avere un piccolo sorriso, come se sapesse qualcosa.

RICETTA DEL LIQUORE DELLE STREGHE
Casomai vi venisse voglia di assaggiare questa specialita, e non la 
trovaste in negozio, potete prepararvela da soli. Gli ingredienti della 
"Vecchia Compagna" sono:
- una strega stagionata (di almeno 800 anni);
- alcool etilico a 9999? (quanto basta per ricoprire la strega);
- erba di San Giovanni (raccolta nella notte del solstizio d'estate);
- un pizzico di cicuta (la cicuta per le streghe non e velenosa: voi potete 
sostituirla con del prezzemolo).
 Fate macerare al buio per sette pleniluni. Filtrate in una notte di luna 
nuova e travasate in bottiglie, sulle quali avrete incollato una bella 
etichetta nera. Servite a temperatura ambiente.
Streghe e demoni presenziano alla magica ed inquietante notte di San Giovanni, metamorfosi delle antiche divinità romane e di quelle dell'area celtica, a cui sembra rimandare l'albero del noce, sacro presso questo popolo, dedito anch'esso a riti solstiziali.



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