Cenni storici sulla parrocchiale
S.Giorgio di Tarmassia
Tarmassiaonline

Nel 1571 il beneficio, che a quel momento era mensa cardinalizia di S.Angelo in Roma (l'ultimo rettore conosciuto fu il cardinal Ranuccio Farnese, cardinale di Sant'Angelo in Roma) divenne a tutti gli effetti beneficio parrocchiale. 
Il 27 novembre 1526 avvenne la cerimonia di consacrazione dell'altar maggiore da parte del vescovo G.M. Giberti. La data segna il passaggio definitivo dalla vecchia "chiesa di S.Zorzi rota ", ubicata sulla località denominata Prà del Campanil, a quella che costituirà il nucleo originario dell'edificio attuale.
Dalla visita pastorale del 1581 apprendiamo che la chiesa è dotata di tre altari. Il vescovo Giberti, nel 1530 e poi nel 1541, esortò il cappellano affinchè facesse erigere il campanile; nel 1575 abbiamo notizia dell'acquisto della "Campana grossa", ragion per cui si ritiene che il manufatto fosse già completamente realizzato a quella data. Un intervento decisivo venne eseguito nel 1765, o subito dopo, essendo il campanile in procinto di crollare. La torre campanaria fu rifatta e la chiesa venne sopraelevata. A testimonianza di ciò, restano alcuni lacerti di affresco aggrappati alla parete laterale nord, riproducenti la vecchia cornice a soffitto. Nel 1780 venne consacrato il nuovo edificio e venne eretto un nuovo ed elegante altare, tuttora esistente. Una lapide murata sulla parete di fondo dell'abside ne dà memoria.
Il celebre architetto veronese Luigi Trezza progettò nel 1784 la nuova facciata della chiesa in perfetto stile neoclassico, ma il progetto non ebbe mai seguito.
Passando alla descrizione dell'edificio, l'interno presenta il tratto presbiteriale più stretto di quello plebano e terminante con un'abside rettilinea. Le pareti sono decorate a paraste e al centro sono occupate da due cornici in stucco che fanno da contorno alle due nicchie dalle quali un tempo sporgevano i basamenti dell'altare della Madonna del Rosario e di quello di S. Domenico, rimossi agli inizi del questo secolo. Il controsoffitto è decorato a lacunari e nel centro presenta la scena del martirio di S. Giorgio eseguita dal pittore Pittaco Vittorio nel 1895. La pala dell'altare con S. Giorgio ed il drago è opera di A. Ugolini (1758-1824) firmata e datata 1824. Sulla parete di sinistra è collocata una grande pala riproducente la "Visitazione della Vergine a S. Elisabetta", opera tarda di P. Farinati (1524-1606); su quella di destra vi è la cosiddetta "pala di S.Giacinto con la Madonna, i santi Antonio da Padova, Francesco, Chiara, G. Battista, Francesco di Paola, Bonaventura e Giacinto", opera attribuita a Felice Brusasorci (1542-1605).

Per l'elenco completo dei parroci, cappellani e rettori, visitare le schede collegate.




A cura della Redazione di Tarmassiaonline.
La maggior parte delle informazioni sono state tratte dalle pubblicazioni del prof. Bruno Chiappa, in particolare, «Isola della Scala – Territorio e società rurale nella media pianura veronese», Comune di Isola della Scala, 2002.


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