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muro Foto Tarmassia Calcio 1999-2000
di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
Buonasera, sto cercando foto relative al Tarmassia calcio della stagione 1999-2000 o forse 1998-99. L'annata dei ragazzi era 1989 categoria pulcini. Sarei grato a chi me le inviasse. a: info@tarmassia.it Cordiali saluti.
muro wipiyior
di Johne52 - 09:55 (27/09/2016)
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muro SOS foto sagra
di Stefano - 22:09 (29/06/2016)
Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
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I fratelli Corrà e la resistenza

Flavio e Gedeone Corrà

www.testimonideltempo.it

Flavio e Gedeone Corrà

La resistenza
Tornato a Isola il 19.9.43, a seguito dell’armistizio dell’8 settembre, Flavio fuggì alla cattura delle forze germaniche che stavano occupando militarmente l’Italia, mentre il governo riparava a Brindisi. Ai bandi tedeschi di reclutamento e, in seguito, anche a quelli della nuova istituita Repubblica di Salò non risposero né lui, né il fratello e sparirono dal paese.
Ovunque per le corti contadine erano rifugiati degli sbandati, ex militari, prigionieri alleati fuggiti, renitenti, profughi dalle città bombardate. In casa della fidanzata di Flavio, Iside Spaziani, i Corrà si facevano vedere di sfuggita, ora l’uno ora l’altro:«com’è possibile, ripetevano, da cristiani mettersi al servizio con i razzisti tedeschi o con i fascisti italiani?».
L’11 gennaio del ’44 durante un’ora di religione alle magistrali mons. Chiot annuncia, con viso ancora sconvolto, che il mattino stesso aveva assistito alla fucilazione dei fascisti ribelli, Ciano compreso. 
Il 28, dopo un tremendo bombardamento su Verona, la sera verso le 10 il paese fu illuminato a giorno e bombe incendiarie caddero su messo paese, ospedale compreso. Flavio che era in Isola, rifugiato nel campanile, fu tra i primi ad accorrere sul luogo della strage. Gedeone si trovava a Salizzole e vi arrivò in bicicletta, attraversando i campi tra case in fiamme. Si conteranno 32 morti.
Nei giorni successivi si diedero da fare per organizzare, con gli amici della S. Vincenzo e l’Abate Fontana in testa, l’assistenza ai sinistrati e ai senza tetto. All’Università di Padova il rettore Concetto Marchesi si era dimesso ed era anche lui sparito sotto falso nome lasciando agli studenti un messaggio: è questa l’ora dell’azione. Né Flavio né Gedeone pensarono più agli studi, anch’essi convinti che quello era, se mai, il momento di agire. E così fecero.
Il 1 dicembre ’43 Carlo Perucci, capitano assegnato allo Stato Maggiore italiano di Brindisi, conosciuto a Verona come ex Presidente diocesano dell’A.C., già costretto dai fascisti ad esulare, s’era fatto sbarcare con altri sulle foci del Po. Ha l’ordine di costituire una missione militare al di qua del fronte con compiti d’informazione e di organizzazione: la Missione prende il nome di R.Y.E. (sigla codificata per indicare il Servizio di Intelligenza Militare italiana o SIM operante nel Veronese) ed è formata di tre uomini; ma il marconista della RYE, con altre due Missioni al completo, cade subito in mano tedesca.
Perucci dopo pochi giorni riesce a rifugiarsi a Isola della Scala e rimane nascosto nella canonica della frazione Caselle, presso don Giovanni Zane. Passa per campanaro – sacrista ma intanto riesce a prendere contatti a Verona e in altri luoghi e, appena ricevuta una nuova ricetrasmittente, non prima di aprile, la installa sul campanile. Sia Flavio che Gedeone, conosciuti dai tempi della militanza di Azione cattolica, vengono da lui ingaggiati come informatori. Tramite Elio Bonamini di Verona intanto anche un altro isolano, per altre vie, adempiva a compiti partigiani. E’ il tenente Agostino Barbieri, tornato un anno prima dalla Russia e approdato clandestino al suo paese. Aveva già svolto diverse azioni quando per un’occasione di comune interesse si incontra con i Corrà. Inizierà una stretta collaborazione tra loro sotto il comando di Bruno (detto Allievo), braccio destro di Perucci (detto Eugenio o Professore). Viene formato un raggruppamento militarizzato, il «battaglione Lupo», aderente alla brigata «Anita» e Barbieri, col nome di Fuoco, ne assume il comando. Tra gli altri c’erano anche il prof. Tullio Zago e Guido Grisotto, pure di Isola. Controllano l’intero territorio della pianura sud, le vie di comunicazione ferroviarie, aeree e stradali, gli spostamenti delle truppe tedesche.
Nella frazione di Tarmassia, nella villa Guarienti a pochi passi dalla canonica, s’era installata la sede della Polizia investigativa tedesca.
Il parroco don Luigi Cavaliere è in rapporto con la R.Y.E. e deve tenere i contatti, riesce a farsi dare dagli stessi tedeschi un lasciapassare che lo favorisce negli spostamenti. Proprio nella sua canonica i capi partigiani (Barbieri, Flavio, Gedeone, Gigi Schievano, che poi sostituirà Barbieri e lo stesso Don Luigi) svolgono, con un esperto mandato da Perucci, un corso di sabotaggio e di uso degli esplosivi e detonatori. Un ufficiale tedesco avvisa:«Troppi giovani in casa, reverendo». Risponde che erano giovani che preparavano la sagra del paese.
Ma altre volte il Maggiore tedesco, parlando con don Cavaliere, avvertì:«Pastore, tanti partigiani a Isola della Scala, bisogna dare una lezione». Verso la fine dell’estate i due fratelli trovarono asilo a Fagnano di Trevenzuolo presso la corte dei cugini Bissoli. Flavio Bissoli, coetaneo e anche lui dell’A.C. , dice:«si giustificarono dicendo che avevano bisogno di un luogo tranquillo per studiare». I familiari però notarono i continui spostamenti e la cautela del comportamento. Allora i Corrà rivelarono al cugino la reale situazione e lo invitarono a collaborare. Bissoli afferma anche che Flavio gli fece questo discorso:«Noi cattolici ci dobbiamo impegnare nella Resistenza, altrimenti finita la guerra resteremo tagliati fuori… Emilia e Toscana aderiranno al comunismo, la Lombardia al socialismo, almeno noi veneti dobbiamo sostenere i «popolari» di don Sturzo.
Il gruppo isolano della Resistenza, tramite i Corrà, Barbieri e don Cavaliere, stava organizzando la fuga verso la montagna di una ventina di soldati francesi con armi e tutto, ma un gruppo di essi viene arrestato a Vigasio e un altro non riesce a partire dalla corte di Gabbia: -qualcuno, dice Barbieri, aveva parlato.
La notte del 22 novembre 1944, proprio mentre stavano preparandosi per spostarsi in luogo più sicuro, avviene il loro arresto, da parte delle «brigate nere» fasciste nella casa degli zii a Campagnol di Salizzole dov’erano rifugiati. Un testimone narra di un vano tentativo di fuga da parte di Flavio da una finestra dietro la casa; Zita afferma che Gedeone, lasciato per qualche istante senza sorveglianza, rinunciò a fuggire per timore di rappresaglie verso i familiari. Riferendosi a quel periodo Barbieri attesta:«Flavio e Gedeone, i più sereni, i più generosi di tutti noi. Nella loro adamantina fede cristiana trovavano la forza e il coraggio per affrontare ogni genere di prove. Agirono senza riserve, senza chiedere mai nulla superando le difficoltà, non fermandosi davanti ai pericoli. Non una parola uscì da loro malgrado le sevizie patite».
E don Luigi CavaliereQuella fede che avevano nel cuore l’avevano anche sulla bocca e, in tutto il loro modo di agire, erano cristiani completi. Una serenità superiore e una fede purissima. So questo: che si sono messi nel movimento partigiano non per odio di nessuno ma per dimostrare che anche i cattolici sanno fare la Resistenza, anche a costo della vita. Erano di modello a tutti».

Testimoni del tempo ringrazia sentitamente L’Associazione Amici dei Fratelli Corrà e, in particolar modo, il Prof. Vittorino Stanzial per la gentilezza con cui hanno acconsentito alla pubblicazione in rete dei testi qui riportati.


fonte: http://www.testimonideltempo.it


Vedi anche:
 (Storia -> Personaggi) "Luigi Cavaliere"

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