verona
sabato, 18 novembre 2017
Cerca          cerca documenti
 OggiOggi  NotizieNotizie  StoriaStoria    Archivio Archivio  GRUPPO SPORTIVOGRUPPO SPORTIVO  FotoFoto  ChatChat  <font color=red>Caselle</font>Caselle
Archivio

Documenti Documenti
Manuale per la Chiesa di S.Giorgio martire di Tarmassia 1870 Manuale per la Chiesa di S.Giorgio martire di Tarmassia 1870
Visite pastorali Visite pastorali
Testamenti Testamenti
Archivio Parrocchiale Archivio Parrocchiale
Libri Libri
Giornali Giornali
Giornali 2 Giornali 2
Filastrocche Filastrocche
Cartografia 2 Cartografia 2
alberi genealogici alberi genealogici
Racconti, leggende Racconti, leggende
Archeologia Archeologia
Cartografia Cartografia
Poesia, Teatro Poesia, Teatro
Glossario Glossario
Dei Vicariati di Talmassia e Campolongo Dei Vicariati di Talmassia e Campolongo
Delibere di Giunta Delibere di Giunta
Siti web Siti web

Ultime dal muro...
muro Foto Tarmassia Calcio 1999-2000
di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
Buonasera, sto cercando foto relative al Tarmassia calcio della stagione 1999-2000 o forse 1998-99. L'annata dei ragazzi era 1989 categoria pulcini. Sarei grato a chi me le inviasse. a: info@tarmassia.it Cordiali saluti.
muro wipiyior
di Johne52 - 09:55 (27/09/2016)
Wow! This could be one particular of the most useful blogs We've ever arrive across on this subject. Actually Excellent. I'm also an expert in this topic so I can understand your hard work. fegdbdagfdeb
muro SOS foto sagra
di Stefano - 22:09 (29/06/2016)
Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
archivio storico Scrivi sul muro!
Utenti collegati
Stanno visitando il sito 71 utenti
tarmassia.it

Carta della pericolosità - Menago

2002, 12 aprile - Piano di Assetto Idrogeologico

Autorità di Bacino Fiume Fissero-Tartaro-Canalbianco

2002, 12 aprile - Piano di Assetto Idrogeologico


Progetto di Piano di Assetto Idrogeologico al fine di individuare le aree soggette a pericolosità idraulica. Tavola PER - 3 - AIMA sulla pericolosità idraulica, scala 1:25000. Da rilevare, da sinistra, il tracciato del Zugal, del Menaghetto, della Fossetta, del Menago.
Si riporta di seguito uno stralcio della Relazione allegata al Piano 1 INTRODUZIONE La legge 3 agosto 1998, n. 267 e successive modi-fiche ed integrazioni prevede che "le autorità di ba-cino di rilievo nazionale e interregionale e le regioni per i restanti bacini adottano, ove non si sia già provveduto, piani stralcio di bacino per l'assetto i-drogeologico ...... che contengano in particolare l'individuazione delle aree a rischio idrogeologico e la perimetrazione delle aree da sottoporre a misure di salvaguardia nonché le misure medesime". L'introduzione di questo strumento di pianificazione deriva dal susseguirsi in questi ultimi anni di disa-stri idrogeologici quali l’alluvione del 1994, i fatti di Sarno, le alluvioni dell’autunno del 1998 e del 2000 e la tragedia di Soverato, che ha portato all’evidenza della pubblica opinione la fragilità del territorio italiano nel legame tra i suoi caratteri fisici e i fenomeni di antropizzazione. Questi accadimenti hanno fatto crescere nel comu-ne sentire la domanda di sicurezza, della vita uma-na come anche dei beni e delle relazioni sociali che questi consentono, e la consapevolezza della ne-cessità di intervenire in maniera organica e com-plessiva per garantire la stabilità dei versanti e il mantenimento del corretto regime idraulico. Il Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico (PAI) si configura come uno strumento che attraverso crite-ri, indirizzi e norme consenta una riduzione del dis-sesto idrogeologico e del rischio connesso e che, proprio in quanto “piano stralcio”, si inserisca in maniera organica e funzionale nel processo di for-mazione del Piano di Bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n.183. Nel suo insieme il Piano di Bacino costituisce il principale strumento di un complesso sistema di pianificazione e programmazione finalizzato alla conservazione, difesa e valorizzazione del suolo e alla corretta utilizzazione della acque. Si presenta quale mezzo operativo, normativo e di vincolo diretto a stabilire la tipologia e le modalità degli interventi necessari a far fronte non solo alle venti necessari a far fronte non solo alle problema-tiche idrogeologiche, ma anche ambientali, al fine della salvaguardia del territorio sia dal punto di vi-sta fisico che dello sviluppo antropico. Esso traccia i criteri di azione e gli indirizzi cui de-vono attenersi gli operatori sul territorio, indivi-duando le prescrizioni e le norme di intervento nel rispetto delle proprie finalità e principi. Di questo articolato processo di programmazione, il Piano stralcio di Assetto Idrogeologico rappresenta quindi un importante tassello teso ad assicurare la difesa del territorio dai dissesti dovuti a fenomeni di degrado geologico ed idraulico e contemporanea-mente consentire la tutela degli aspetti ambientali e naturalistici ad essi connessi. In tal senso il PAI intende essenzialmente definire e programmare le azioni necessarie a conseguire un adeguato livello di sicurezza nel territorio del Bacino del Fissero – Tartaro - Canalbianco come anche avviare il recupero dell'ambiente naturale e la riqualificazione delle caratteristiche del territorio stesso. A questo proposito si deve osservare che il conse-guimento di un uso del suolo compatibile con il si-stema idrografico del bacino ha certamente effetti di grande importanza per la stabilizzazione ed il consolidamento del territorio e quindi anche per la riduzione dei deflussi di piena, mentre attualmente si assistite spesso ad una gestione irrazionale del territorio che ha comportato lo sfruttamento ecces-sivo delle risorse. Dal punto di vista della sua strutturazione iI Piano stralcio di Assetto Idrogeologico è, in sostanza, co-stituito da un insieme di sistemi strettamente corre-lati tra loro mediante relazioni: il sistema delle co-noscenze, il sistema delle analisi della pericolosità e del rischio e il sistema degli interventi, mentre le sue attività sono realizzate mediante procedure e criteri che perseguono gli obiettivi fondamentali propri del piano. I sistemi costituenti il Piano necessitano di continui e frequenti aggiornamenti. In particolare la continua integrazione del sistema delle conoscenze è pre-messa fondamentale alla pianificazione delle attivi-tà di gestione del territorio in quanto la disponibilità di nuovi elementi conoscitivi consente, oltre che di aggiornare i risultati delle analisi svolte, di utilizzare procedure di indagine sempre più raffinate e di rea-lizzare elaborazioni caratterizzate da un maggiore grado di dettaglio. Il progetto di PAI intende quindi fornire il quadro conoscitivo del sistema fisico del bacino, il più pos-sibile aggiornato, in relazione al reticolo idrografico, delle utilizzazioni del territorio previste dagli stru-menti urbanistici comunali e dei vincoli posti dalle diverse legislazioni. Intende inoltre e soprattutto definire e quantificare le situazioni di degrado, in atto o potenziali, del sistema fisico ricercando in particolare le cause che le determinano ed indivi-duare le opere necessarie a risolvere le diverse problematiche in relazione al pericolo di inondazio-ne della gravità ed estensione dei dissesti. 2.2 IL BACINO DEL FISSERO TARTARO CANALBIANCO Il Bacino interregionale Fissero – Tartaro – Canal-bianco – Po di Levante si estende nel territorio del-le Regioni Lombardia e Veneto (provincie di Man-tova, Verona e Rovigo più un comune della provin-cia di Venezia), sommariamente circoscritto dal corso del fiume Adige a nord e dal fiume Po a sud e ricompreso tra l’area di Mantova a ovest, ed il Mare Adriatico a est. Il bacino ha un’estensione complessiva di circa 2885 km 2 (di cui approssimativamente il 10% nella Regione Lombardia e il 90% nella Regione del Ve-neto) e una popolazione di circa 466.000 abitanti (di cui circa 43.000 nella Regione Lombardia e cir-ca 423.000 nella Regione del Veneto). 2.2.1 L’Autorità di Bacino Con particolare riferimento al Bacino del Fiume Fissero – Tartaro – Canalbianco, la Regione del Veneto e la Regione Lombardia, con apposita inte-sa approvata da entrambi i Consigli Regionali, ri-spettivamente con deliberazioni n. 1024 del 24 No-vembre 1994 e n. V/1129 del 26 Luglio 1994, han-no formalmente istituito l’Autorità di Bacino del Fiume Fissero – Tartaro – Canalbianco. Questa Autorità ha il compito di rendere compatibili ed omogenee le azioni programmatorie e gli inter-venti posti in essere dai vari enti, Regioni, Provin-ce, Comuni, Consorzi di Bonifica, etc., che eserci-tano le proprie funzioni nell’ambito del bacino idro-grafico. L’articolazione interna dell’Autorità predetta è ripre-sa da quella stabilita dalla L. 183/89 per le autorità di rilievo nazionale, e prevede un organo politico, uno tecnico ed un Segretario, oltre che una struttu-ra tecnica di supporto per l’espletamento di tutte le attività. Va precisato, al riguardo, che finché non ne saran-no individuate le reali esigenze, l’Autorità si avvale di unità di personale, uffici e strutture già presenti (fonte: Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 247 del 22-10- 1998). 4.2.4 Menago Per questo fiume, le aree allagabili si localizzano lungo i tratti di fiume che tocca i centri abitati di Vil-lafontana, Bovolone, Asparetto e Cerea. Tali zone hanno un’estensione complessiva di 270 ha. Si può notare in particolare, la presenza di aree a perico- losità elevata P3 aventi un’estensione complessiva di 4,5 ha e aree a pericolosità media P2 aventi uno sviluppo di 82 ha. Dall’incrocio con le classi di vulnerabilità è stata de-finita la “Carta del rischio idraulico” da cui emerge che le aree a rischio sono per la maggior parte soggette a rischio moderato (260 ha); e la restante parte sono soggette a rischio medio (8 ha) e eleva-to (1 ha). sondazione per tempo di ritorno 100 anni sono classificate come “Fasce di rispetto”, “Zona umi-da/ parco fluviale”, “Ambito di salvaguardia rurale” e “Zona agricola”. Inoltre sono indicate nel Piano di Area ”Quadrante Europa” come aree di “Paleoal-veo”. Per questo motivo non si ritiene che siano di priori-taria importanza interventi volti alla riduzione della pericolosità idraulica nei tratti del Fiume Tartaro in-dagati, se non quelli di manutenzione dell’alveo e dei numerosi manufatti di regolazione esistenti. 5.2.4 Menago Le aree a rischio individuate sono per la maggior parte soggette a rischio moderato e la restante par-te sono soggette a rischio medio. Anche se il grado di rischio è certamente limitato, l’estensione delle aree, ed i relativi disagi che pro-vocano, hanno comunque prevedere una serie di interventi per la riduzione del rischio riducendo le aree allagabili. Tra i possibili interventi volti alla mitigazione del ri-schio si è analizzato quanto proposto dal “Piano Generale di Bonifica e di Tutela del Territorio Rura-le” del Consorzio di Bonifica Valli Grandi e Medio Veronese (1991). Nel PGBTTR vengono presi in considerazione i seguenti interventi: ripristino del profilo di fondo nel tratto a monte dell’immissione dello Scolo Canossa; risezionamento di alcuni tronchi; modifica di gran parte dei manufatti esistenti in alveo. Il progetto prevede solo una modesta correzione del profilo di fondo con scavo massimo dell’ordine di 50 cm – 1.00 m ed una risagomatura delle se-zioni a forma trapezia con arginature regolari e scarpa compresa tra 2/1 e 3/2. Per quanto riguarda i maggiori ponti stradali e fer-roviari esistenti, si è verificato che essi non costi-tuiscono ostacolo al deflusso della portata di piena, una volta che l’imbocco sia opportunamente stabi-lizzato ed il fondo sagomato. Per quanto concerne, invece, i sostegni dei mulini nel tronco superiore del fiume, essi vengono man-tenuti anche se inattivi, pur migliorandone le capa-cità di deflusso con sfioratori laterali e by-pass in corrispondenza dei manufatti più vincolanti. In se-guito ad una prima verifica idraulica questi inter-venti sono stati in parte modificati per migliorarne l’efficacia. Il nuovo profilo di piena che si crea nella configura-zione con gli interventi proposti è tale che vengono evitate le tracimazioni che si verificano nei tratti a monte dei mulini di Villafontana, Margonari, Bovo-lone e Aspretto; viene inoltre migliorata la sicurez-za nel tratto tra il Mulino di Aspretto e quello di S. Zeno che, allo stato attuale, é caratterizzato da un franco arginale quasi nullo. In tale tratto infatti, co-me per tutto il resto del corso d’acqua, si ottiene nella situazione di progetto un franco arginale di circa un metro. Alla luce di queste osservazioni, si può affermare che gli interventi proposti, si rivelano efficaci ai fini della mitigazione del rischio nel fiume Menago. E’ da aggiungere, infine, che la diminuzione del li-vello del pelo libero nel corso d’acqua determina anche una situazione favorevole al deflusso degli scoli secondari che in esso di immettono. Tali scoli, pur non essendo oggetto di studio del presente lavoro, sono causa, secondo quanto se-gnalato dal Consorzio di Bonifica Valli Grandi e Medio Veronese, di allagamenti dovuti alle difficoltà di scarico nel Fiume Menago in occasione degli eventi di piena. Come analizzato nel capitolo 4.2 “Analisi degli squilibri” le aree a rischio sono per la maggior parte soggette a rischio moderato (260 ha) e la restante parte sono soggette a rischio medio (8 ha) e eleva-to (1 ha). Anche se il grado di rischio è complessi-vamente limitato, l’estensione delle aree, ed i rela-tivi disagi che provocano, hanno comunque sugge-rito la necessità di classificare gli interventi previsti per il Menago come interventi a breve termine.
A cura di Stefano Gobbi


Vedi anche:
 (Storia -> Corsi d'acqua) "Dugal di Tarmassia"

Torna indietro

Copyright © 2002 Credits. Tutti i diritti sono riservati.