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La via don Giuseppe Andreoli è la strada che collega la piazza S.Giorgio con via Vigne Bianche ritagliando un pezzo di quello che un tempo era parte del giardino Guarienti. Il nome alla via fu attribuito il 21 dicembre 1968 con Delibera del Consiglio Comunale di Isola della Scala ("Variazioni alla toponomastica cittadina") in memoria del parroco di Tarmassia, don Giuseppe Andreoli. Riportiamo di seguito lo stralcio della delibera:
B) ATTRIBUZIONE DI NUOVI TOPONIMI AD AREE DI CIRCOLAZIONE ATTUALMENTE NON DENOMINATE (omissis) FRAZIONE TARMASSIA N° 43 Estremi di percorrenza: Parte da Via Vigne Bianche, si dirige a sud-est e termina sulla Piazza S.Giorgio_444636.html">S.Giorgio. Denominazione proposta: Via Don Giuseppe Andreoli.
Da rilevare, infine, come le recenti indicazioni viarie riportino la scritta "via D. Andreoli", dove D. sta, probabilmente, per il titolo canonico di "don" ma omettendo in questo modo il nome proprio Giuseppe. La via è comunemente chiamata dagli abitanti "via don Andreoli".
Giuseppe Andreoli nacque a Malcesine il 2 febbraio 1874, fu ordinato sacerdote il 13 agosto 1899; dopo il servizio di cooperatore a Monteforte, Porto di Legnago e Sommacampagna, giunse a Tarmassia dove restò per 42 anni fino alla sua morte, giunta il 19 giugno 1949. Alto, magro, sempre vestito con la veste nera lunga, il colletto rigido bianco, il cappello con il pon-pon, fumava il sigaro e negli spostamenti d'estate si riparava con un ombrellino. Era soprannominato "Pajalonga" per il suo aspetto fisico. Uomo severo e conservatore, contro la guerra e il fascismo, odiava il ballo, le gonne corte e l'ora legale, viene ricordato ancora per la sua estrema generosità, traghettò il paese attraverso le due guerre mondiali. Sua l'iniziativa per la costruzione dell'asilo parrocchiale (poi demolito per ragioni di viabilità) al quale diede fondo a tutti suoi risparmi. Nell'aprile del 1927 venne montato un nuovo concerto di sei campane. La sua famiglia era la perpetua Giuseppina, soprannominata "Ciopeta", un trovatello di nome Silvietto, e un bel gatto bianco e nero. Nel 1938 si ammalò e fu coadiuvato dal 1939 dal suo futuro successore, don Cavaliere. Ora riposa presso il cimitero del paese.
"Voialtri avete una famiglia, ma la mia famiglia è tutta la parrocchia e non devo trascurare nessuno".
"Come? – diceva lui – Io ho una responsabilità tanto grande: ho da rendere conto di tutto il gregge che mi ha affidato".
Dalle testimonianze dei parrocchiani. 17.01.05
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