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Caselle

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La storia della chiesa. La storia della chiesa.
Il Campanile. Il Campanile.
L’Oratorio dei Boschi. L’Oratorio dei Boschi.
I Rettori – Parroci. I Rettori – Parroci.
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Capitolo terzo
La storia della chiesa
di Roberto Turella



Le prime notizie che riguardano l’esistenza della nostra chiesa si hanno dalla relazione della Visita pastorale che il Vescovo di Verona Agostino Valier compie nel 1582. Il 22 novembre visita l’Oratorio dedicato alla “Concezione della Beata Vergine” fatto costruire dal Nob. Lodovico Fumanelli nella sua dimora. In essa un sacerdote vi celebra la Messa tutte le domeniche e le altre feste di precetto.
Questa prima visita fu accompagnata dalla richiesta del Nobile Lodovico Fumanelli al Vescovo affinché erigesse a ‘Parrocchia’ la Comunità di Caselle, impegnandosi nel mettere a disposizione un’area adiacente alla chiesa per il Cimitero e al mantenimento del prete mettendo a disposizione di questi una casa e un pezzo di terreno. La motivazione che accompagnava questa richiesta era quella di garantire a tutti gli abitanti della zona la possibilità di soddisfare il precetto festivo, cioè di poter partecipare alla Messa della domenica e delle altre feste di precetto. Cosa che risultava difficile, soprattutto per i piccoli e gli anziani, a causa della considerevole distanza dalla chiesa parrocchiale di Isola e della strada disagevole soprattutto della stagione invernale.
Certamente questa richiesta viene valutata dal Vescovo che riguardo ad essa raccoglie anche il parere del Parroco di Isola della Scala.
Nella lettera conservata nell’Archivio di Curia, Niccolò del Bene, Parroco di Isola, esprime il suo giudizio negativo a questa richiesta. Egli ritiene che gli abitanti di Caselle non siano così lontani da impedir loro la partecipazione ai riti, che la strada è comoda (“non fangosa” neppure nella cattiva stagione), che gli anziani residenti sono molto pochi (“due soli in età avanzata”) e che gli abitanti sono così composti:
“Questa parrocchia consiste in dieci famiglie sole delle quali tre ovver quattro sono nella corte dei Sig. Fumanello e tra maschi e femmine grandi e piccoli in tutto sono anime cinquantaquattro e tra putti e putte sono sei o sette per imparar la dottrina cristiana.”
Infine, conclude ricordando che nel territorio della parrocchia di Isola vi sono altre contrade, ben più numerose, ugualmente distanti dal centro, che avrebbero maggior diritto a diventar parrocchie:
“Ma ultimamente se si fa parrocchia sopra questa contradella di anime cinquantaquattro, che disconvenienza sarà non far parrocchia altre quattro – cinque ogni contrada, oltre anime duecento e già, per ciascuna non meno lontane di questa?”

Proprio in quegli anni anche gli abitanti di San Gabriele avevano fatto la stessa richiesta al Vescovo e proprio a questa sembrano riferirsi queste ultime righe della lettera del parroco di Isola.

Nella Visita che compie dieci anni dopo, il 24 novembre 1592, lo stesso Vescovo costituì ed eresse la chiesa di Caselle in “Cappella Curata e coadiutrice della Arcipresbiterale Chiesa di S. Stefano di Isola della Scala”, assegnandole il territorio di Caselle, Cercomano e Boschi.
Il rettore residente avrebbe esercitato la cura d’anime sugli abitanti del luogo, celebrando nella chiesa la Messa tutte le domeniche e le altre feste di precetto.
La celebrazione del Sacramento del Battesimo, la celebrazione dei funerali e la sepoltura rimanevano di competenza della chiesa parrocchiale di Isola.
Vengono, nello stesso tempo, definiti gli impegni e i rapporti economici per quanto riguarda l’impegno dei Nob. Fumanelli per il mantenimento del Rettore e per quanto riguarda i rapporti tra la chiesa di Caselle e la parrocchia di Isola.
Viene, infine, concesso dal Vescovo, il ‘gius-patronato’ al Parroco di Isola e alla Famiglia Fumanelli: questo consisteva nel fatto che la nomina, da parte del Vescovo, del Rettore della chiesa di Caselle era condizionata all’accettazione di essa da parte dei due ‘gius-patroni’. Come è conservato nell’Archivio di Curia, tutte le nomine dei nuovi Rettori sono accompagnate dalle dichiarazioni di approvazione e di accettazione da parte della Famiglia Fumanelli e del Parroco di Isola; nei primi tempi era la Famiglia stessa dei Fumanelli a proporre al Vescovo e al Parroco di Isola il nome del Rettore.
La relazione della Visita pastorale del 1646, ad opera del Vescovo di Verona Marco Giustiniani, è interessante perché ricca di descrizioni e notizie per cui vale la pena di riportarla in una nostra traduzione dal latino.
“Lunedì 3 settembre 1646, mentre il Vescovo rimane a Isola della Scala, il Vicario generale, accompagnato dall’arciprete di Isola della Scala don Bernardino Oliverio e dal notaio Francesco Chinsolo, visita la chiesa “cappella curata coadiutrice della superiore parrocchiale di Isola”, dedicata alla ‘Concezione della Beata Vergine Maria’, sita in territorio della parrocchia di Isola della Scala, in località detta ‘le Caselle’, presso la casa dei Signori Fumanelli. Dopo aver sostato in preghiera davanti al Santissimo, ispezionò il tabernacolo che era in legno, in parte dipinto e in parte dorato, l’interno era rivestito di seta rossa, detta più comunemente ‘taffetà’, e che custodiva una piccola pisside d’argento dorata all’interno; controllò il vasetto con l’olio degli infermi, conservato in sacrestia.
Osservò l’unico altare presente in chiesa, l’altare maggiore dedicato alla Concezione di Maria; la pietra quadrata su cui si celebra l’eucarestia è cementata nella lastra di marmo della mensa, ma è troppo distante dal celebrante così che riesce difficile, se non si sta bene attenti, riporre su di essa il calice, la patena con l’ostia e le particole.
Ispezionò la sacrestia con tutti gli arredi e le suppellettili sacre. Passò poi a controllare la chiesa: è piccola, ha l’ingresso nell’area di proprietà dei Sig. Fumanelli, non ha il cimitero. La casa del curato dista dalla chiesa circa cento passi; il Rettore o Curato della chiesa è don Giuseppe Batalino, sacerdote veronese.”
Nella relazione viene ricordato che la cura d’anime fu concessa a questa chiesa dal Vescovo ausiliare, Alberto Valier nipote del Vescovo titolare di Verona Agostino Valier, il 24 novembre 1592 con la concessione del ‘gius-patronato’ all’arciprete di Isola della Scala e alla Fam. Fumanelli.
In seguito a questa visita, vengono indicate al Rettore e alla comunità di Caselle queste cose da fare per ordine del Vescovo:

“- mettere una piccola croce d’argento sulla pisside in cui si conserva il Santissimo; - dorare la chiave del tabernacolo; - appena fosse stato possibile, far dorare in modo più decoroso il tabernacolo e ricoprirlo con un conopeo adatto; - fare una borsa di seta viola con un cordoncino simile per il vasetto dell’olio santo. Per quanto riguardava l’altare: - spostare la pietra dell’altare più vicino al sacerdote; - provvedere una tela cerata; - provvedere quattro candelieri in ottone e le tabelle con le preghiere del sacerdote; - si tolga il baldacchino sopra l’altare. Per quanto riguardava la sacrestia: - provvedere un nuovo calice con la coppa d’argento, dorata all’interno e una patena simile; - lavare e tener puliti i corporali; - rammendare la casula di color bianco e nero e quella di color bianco; - lo stesso fare per il camice. Per quanto riguardava la chiesa: - per il sacrario, fare un catino in pietra con il suo coperchio; - riparare i vetri delle finestre; - mettere un crocifisso all’arco sopra l’altar maggiore; - riparare il soffitto della sacrestia e chiudere subito con un muro la porta che permette l’ingresso in chiesa dalla corte dei signori ‘Patroni’ e ciò sia fatto entro un mese, altrimenti sarebbe stata proibita la celebrazione in chiesa della Messa.”

Nelle Visite pastorali seguenti (1654, 1662, 1672) si discutono e si definiscono i rapporti di "gius-patronato" tra il Rettore, l’Arciprete di Isola e i sigg. Fumanelli per quanto riguardava l’ordine temporale – economico, e per quanto riguardava l’ordine pastorale – spirituale tra la parrocchia madre di Isola e la ‘Cappellania Curata’ di Caselle soprattutto in ordine alla celebrazione dei sacramenti e dell’istruzione.
Nella Visita del 1672 il Vescovo Pisani stabilisce che alla chiesa di Caselle spettava la celebrazione del Matrimonio e dell’Unzione degli Infermi, mentre i funerali e i battesimi dovevano celebrarsi nella chiesa di Isola della Scala.

Nell’aprile del 1683 muore il Rettore don Valentino Andreani, di origine trentina, e nel passaggio delle consegne al successore don Daniele Turra viene redatto un inventario dei beni della chiesa. E’ il più antico conservato negli Archivi della Curia. Molto probabilmente in esso troviamo il primo riferimento agli attuali quadri posti sopra al tabernacolo: “Un’imagine della B. V. con due veli seda a fiori per coprirla; Due corone argento … alla Vergine e al Bambin Gesù”.

Della Visita pastorale del 16 giugno 1697 da parte del Vescovo Pietro Leoni rimane l’interessantissima ‘Nota e descrizione delle anime delle Caselle’ riportata per intero nel capitolo riguardante la popolazione.

Dalla relazione della Visita pastorale fatta nell’aprile del 1714 dal Vescovo Barbarigo, veniamo a conoscenza della presenza della Società del SS. Rosario, la cui erezione canonica risale al 9 febbraio 1658. Sulle pareti della chiesa erano esposti sedici piccoli quadri rappresentanti i diversi misteri del Rosario.

Alla morte del Rettore don Marco Antonio Pellicano, avvenuta il 6 gennaio 1730, il parroco di Isola della Scala informa il Vescovo che il Rettore defunto aveva lasciato una carta dove chiedeva di essere seppellito nella chiesa di Caselle, dove però non c’era il Cimitero e non si facevano funerali e chiede autorizzazione al Vescovo per realizzare il desiderio del defunto.

Nell’inventario consegnato al nuovo Rettore, Francesco Angeli, nel 1742 vi si trovano queste ulteriori descrizioni riguardanti l’altar maggiore: “Nella Chiesa: un Altar con la sua pala, velo per coprir l’immagine della S.ma Vergine; sopra al Coro un organo stagno con la cassa di legno e carega da sedere”. In questo inventario compare anche la notizia che il campanile è fornito di due campane.

Nella Visita successiva, fatta il 5 ottobre 1762, il Vescovo Nicola Ant. Giustiniani, venendo alla chiesa di Caselle, si ferma per vedere il nuovo Oratorio dedicato a S. Zeno, fatto costruire accanto alla casa padronale dal Nob. Sig. Giacomo Brà.

Il 1783 è un anno ricco di notizie significative riguardanti la vita della nostra chiesa.
Il 21 febbraio muore il Rettore don Giovanni Battista Bonis, all’età di 70 anni dei quali gli ultimi 30 trascorsi come pastore a Caselle. Cessa di vivere dopo sette giorni di malattia, consumato dalla febbre e dopo aver ricevuto la visita del medico Francesco Cavassi di Isola della Scala. La celebrazione del funerale del Rettore, presieduta dall’Ill.mo e Rev.mo don Giuseppe Caliari Fantinelli Arciprete di Isola della Scala, viene fatta il giorno seguente nella chiesa di Caselle e con il permesso dell’Ill.mo Officio di Sanità è sepolto in questa chiesa.
Sono i primi funerali con cui inizia il registro parrocchiale dei morti, che da quel giorno si cominciano a celebrare nella nostra chiesa, anche se poi i corpi dei defunti continueranno ad essere portati nel cimitero di Isola della Scala. Questo accadrà fino alla costruzione del Cimitero locale nel 1868.

Al nuovo Rettore don Giuseppe Piccolboni, nativo di Caselle ( la famiglia abita a Cercomano), viene consegnato un inventario dei beni della chiesa molto più descrittivo e completo dei precedenti. In esso troviamo finalmente una descrizione chiara dei beni e del beneficio della chiesa e la descrizione inequivocabile del quadro posto sopra l’Altar maggiore. Per questo, val la pena riportarlo integralmente qui di seguito.


“ Li 24 febbraio 1783. Caselle d’Isola della Scala.

Inventario di tutte le sacre suppellettili ritrovate da me infrascritto alla presenza degli oltrescritti testimoni nella Ven. Chiesa Parrocchiale della Imm.a Concez.e della B. V. delle Caselle sud.te che servono ad uso della med.ma e sono come segue.
Nella Sacrestia.
P.mo due Armari l’uno di pezzo e l’altro di nogara vecchj.
Tre Camici renso usati ed uno lino vecchio con pizzi.
Due Cotte una con maniche e l’altra senza la p.ma sufficiente l’altra vecchia.
Una Pianeta damasco bianco fornita oro falso con stola manippolo borsa e vello compagno sufficiente.
Una Pianeta morella di damasco usata guernita oro falso, con stola manipolo, borsa e velo compagno.
Una Pianeta nera guernita oro falso con borsa velo, stola manipolo sufficiente.
Una Pianeta rossa vecchia guernita argento falso con stola manipolo, borsa, e velo.
Una Pianeta bianca rossa damasco vecchia con stola, manipolo borsa velo compagno.
Una Pianeta verde damasco sufficiente guernita oro falso con stola manipolo borsa e velo.
Una Pianeta seta con fondo scuro fiori rossi e bianchi à ricamo guernita argento buono, con stola manipolo borsa velo compagno.
Due messali da vivo sufficienti, l’uno con capette d’argento, l’altro senza.
Due messali da morto vecchi strazzi.
Un armareto con entro uno scabello dorato per l’esposizione, un altro piccolo dorato per portar il S. Viatico agli infermi.
Un Campanello mezzano per ago delle Comunioni agli Infermi.
Un Torribolo otton con navicella.
Un Calcirello rame per tenervi l’aqua benedetta.
Un stagnol otton ad uso simile.
Un’asperges vecchia rotta.
Due Cassette di pezzo colorite rosse con entro le reliquie dè S.S. M.M. Teodoro e Fortunato, il ricettacolo di dette reliquie parimente di legno dorato con capitelli davanti.
Un Crocefisso grande di legno.
Un Crocefisso parimente di legno piccolo.
Un Crocefisso con piedestallo tutto bronzo.
Una Croce per la Dottrina Cristiana di legno.
Dieci Candellieri legno inargentati con una muta Tabelle compagne tutto vecchio.
Due Torciere legno colorito nero per li funerali.
Una Tabella legno per la preparazione alla S. Messa.
Un inginnochiatoio per l’istesso fine vecchio.
Tre banche con un banco da sedere vecchio.
Una Cassetta à modo di custodia per riporvi il S.mo la settimana santa nell’occasion del Sepolcro.
Un Confessionale per gli huomini.
Un Quadro rapresentante la Vergine, e S. Giuseppe con cornice di legno ad intaglio.
Un Libreto manoscritto vecchio per le rogazzioni.
Una muta Tabelle verdi, ed à pattina oro falso vecchie rotte.
Un Officio vecchio e mancante serve per cantar vespero.
Due Ampolle cristallo con piatto simile per la S. Messa.
Una chiavetta argento pel Tabernacolo, ed una ferro.
Un’ombrella di seta bianca rossa vecchia per accompagnar il S.mo agli infermi.
Un Baldachino damasco buono fondo bianco con sue quattro mazze legno.
Due Tendinette robba di seta vecchie ricamate à oro falso servivano da metter avanti la Madonna.
Tre Padiglioncini seta il p.mo con ricamo oro falso, che s’adopera nelle Solennità a fiori rossi fondo bianco, l’altro simile un pocco detteriorato, e l’altro un pocco più che s’adopera ferialmente, servono tutti e tre per coprire la Custodia della S.ma Eucharestia all’altar.
Quattro Piedestalli legno inargentati sufficienti con quattro palme a fiori vecchie.
Una Ressurrezzione legno, con palla e stendardo seta da riporre sopra la volta del Tabernacolo nel tempo Pasquale.
Frutti finti diversi parte vecchj, e parte sufficienti.
Un Ferro per far particole.
Un crivelletto per le med.me.
Due chiavette ferro per l’armar di nogara.
Due veli omerali uno vecchio rotto con fondo bianco fiori rossi guernito oro falso, l’altro nuovo fornito oro buono.
Cingoli cinque, due sufficienti e tre vecchj.
Purrificatori otto pocco buoni e tre sufficienti sboccati.
Due fazzoleti vecchj per le ampolle.
Un piattino terra con due ampolle vetro per la S. Messa.
Una tela nera con Cassa legno dà mortorio.
Corporali con loro animete cinque due buoni, e tre sufficienti con cassetta di legno.
Una scatola legno da Ostie.
Una bereta in Croce vecchia.
Sei Tovaglie altare quattro vecchie rapezzate, e due sufficienti con pizzi un poco rotti.
Un Calice con patena tutto argento.
Un Calice rame con coppa argento, e patena rame dorato.
Un Ostensorio d’argento con raggi parimenti d’argento e luneta d’argento dorata.
Una Mandolina argento con sua borsa di seta vecchia per portar la S.ma Com.e agli infermi.
Una patena argento dorata.
Amitti tre pocco buoni.
Due cuscini damasco a fiori bianco rossi guerniti oro falso vecchj.
Un Pivial damasco fondo bianco guernito oro falso vecchio.
Una veste finta nera vecchia.
Due Libri ove s’ascrivono i matrimonj.
Tre dottrine vecchie.
All’Altare
Un Tabernacolo legno con colonette dorate, soprarilevo, e croce inargentata.
Una Pisside nel d.to tutta d’argento entro dorata con sua copertina a ricamo argento buono.
Un Crocefisso d’otton piccolo avanti il Tabernacolo.
Una Pala pitturata con geroglifici alludenti alla purità della B. Vergine, con un telajo legno nel mezzo colorito rosso dorato con cristallo avanti, entro cui è un quadro rappresentante la B. Vergine con corona d’argento, il Bambino in braccio, e S. Giovanni di buona mano come affirmano gli intendenti, con un velo damasco fondo bianco fiori rossi serve per coprire la detta imagine.
Un Cordoncino con zoggietta d’oro al collo della B. Vergine, ed un orecchino d’oro.
Una Corona d’ambra con medaglia.
Sei candellieri legno argentati con suoi bussoli.
Sei candellieri otton con suoi bussoli.
Una Lampada otton.
Due cuscini robba verde ordinaria usati.
Una Tovaglia con pizzi vecchia, e due altre rotte vecchie.
Tre Tabelle legno inargentate compagne dè candellieri.
Quattro vasetti fondo nero vecchj con pigni vecchj.
Una Croce otton con suo Crocefisso, e con asta serve per le processioni.
Una Custodia per gli Ogli Santi con chiavetta ferro.
Un vaseto argento per l’Oglio santo con bussolo legno borsa vecchia fondo scuro.
Un Confalon damasco nuovo fondo bianco a fioreti fornito oro falso con quadreto della B. V.e del Rosario in tela nel mezzo con asta e croce nuova inargentata.
Due Fanalli banda con asta vecchj per la Comunion agli infermi.
Due Tendine Trezzol vecchie con suoi ferri agli uscj del Coro.
Un Campanel mezzano attaccato al muro per la Dottrina.
Un Capanellino per la Messa.
Due braccialetti ferro a lattere dell’Altare.
Uno simile per il Cereo.
Per Chiesa
Dicciotto quadri vecchj disposti sul muro.
Quattro palle pietra rottonde per ornamento.
Due Confessionali di pezzo con loro gratte, l’una di banda e l’altra di legno per le Donne.
Banchi di pezzo diversi.
Sopra la Sacrestia
Un Organo piccolo con sua Cassa pezzo, e suo scanno da sedere.

Io D. Giuseppe Piccolbon Economo affirmo con mio giuramento aver in consegna tutte le antescritte suppellettili, manu prop.

Io Giac.mo Santini fui presen.te al sudeto Aventario

Io Gio Batista Malnaso fui presente hal sudeto Haventario

Entrata ed Uscita della
Ve. Chiesa Parr.le della Imm.a Concezz.ne della B. Vergine
delle Caselle d’Isola della Scala
P.mo dalla Chiesa Matrice di S. Stefano d’Isola della Scala
Sachi otto Formento di X.ma per provisione anticipato
di tre mesi in tre mesi quel Formento si computa ________ q 144: __
Più per Convenzione dell’anno 1592 da d.ta Ven. Pieve in
cambio di due Botti Uva Ducati venti dal grosso anticipati
di tre mesi in tre mesi ________ q 124: __
Più dal Nob. Sig.r March.e Ant.o Fummanelli anticipatamente
come da Legato per Testamento del Nob. Sig.r Lodovico
Fummanelli Ducati cinquanta sette dal grosso ________ q 347: 4
Più dal Nob. Sig.r March.e Ant.o Fummanelli sud.to come
dal Leg.o sud.to di produzione una Botte uva ________ q 50: __
Più Possede la sud.ta Ven. Chiesa, come dallo stesso Leg.o
una Casa di muro per uso di abbitazione del R.do Rettore
con campi due circa di terra prativa sabionicia può
rendere d’entrata un anno coll’altro ________ q 50: __
Più per onorario di Messe cento e quattro da dirsi in detta
Ven. Chiesa, come da Legato del Nob. Sig.r Alettifilo
Fummanelli, Atti seriati Nod.o, due porzioni Nob. Sig.r
Gerolamo Fummanelli, ed una Nob. Sig.r March.e Ant.o
Fummanelli, in tutto di dannaro ducati cinquanta dal grosso ________ q 310: __

Aggravj d.ta Ven. Chiesa
P.mo è obbligato il R.do Rettore rissiedere à norma dè Sacri Cannoni,
celebrar la S. Messa le Feste e supplire alle cento e quattro
Messe sopra espresse, far dottrina, predicar, far funzioni dette,
assister alle Anime ecc.
per le quali Messe sopra espresse ecc.
Più mantener la Lampada accesa avanti il S.mo Sac.nto giorno e notte
per la quale si computa Oglio libre cento e ottanta all’anno _________ q 200: __
Più mantener la Chiesa di cere per la S. Messa tutto l’anno,
comprar il Cereo Pasquale di libre sette, cere per li mattutini
la Settimana Santa, Candelle dalla Cana, quattro Torcie
di libre tre l’una, sei candellotti di una lib.a per accompagnar
il S.mo agli Infermi, e per la Processione del Corpus D.ni, ollive
per la D.ca delle Palme, incenso, vino, ostie per le Messe,
camici pianete veste lunghe, amitti purificatorj, fazzoletti da Ampolle,
Berete, Fiori secchi, vasi candellieri, Tovaglie corporali, Cotte,
e cose simili in tutto ogni anno troni duecento ___ q 200: __
Più paga ogn’ anno per Redecima à detta Chiesa appostata come
da ricevute troni trentaquattro, e soldi otto circa ___ q 34: 8
Più al R.do Clero di Verona troni tre circa ___ q 3: __
Più per incerti un anno coll’altro ___ q 25: __
Entrata ____ q 1025: 4
Uscita ____ q 462: 8
Io D. Giuseppe Piccolboni Economo tanto affirmo aver ritrovato con mio giuramento.



Il giorno 23 febbraio 1796 muore, all’età di 55 anni, il Rettore don Giuseppe Montresori assistito da don Luigi Novarini. Il suo corpo, accompagnato dal curato di Isola don Eugenio Ferrarini, fu sepolto nella tomba dei sacerdoti (“in Archa Presbiterorum”) a Isola della Scala.
Una forte spinta verso la piena indipendenza di Caselle dalla chiesa parrocchiale di Isola viene data ad opera di don Antonio Antonietti (nato a Buttapietra nel 1791) che svolge il servizio di Rettore dal 1824 fino alla morte il 23 luglio 1855.
Nel 1828 ottiene il permesso del Vescovo e fa mettere in chiesa i quadri con le stazioni della Via Crucis.
Nel 1838 il Vescovo accoglie anche l’altra richiesta: l’erezione del fonte battesimale e quindi il permesso di celebrare questo sacramento nella propria chiesa senza dipendere più da Isola della Scala. In quegli anni, alcuni battesimi vengono pure celebrati nella chiesetta dei Boschi.
Il Vescovo, per pareggiare un po’ le cose anche dal punto di vista economico, pone come obbligo alla chiesa di Caselle di dare alla chiesa di Isola due libbre di cera come compenso annuale.
A ricordo di questo evento, rimane la lapide posta all’interno della chiesa sulla porta laterale dove, originariamente, si trovava il fonte battesimale:






JOSEPH

GRASSER
E. VERONENS. EPISCOP
PMUS
SACRUM. HOC. INVISENS
BAPTMATIS. FONTE
JOAN. BAPTA. MARCH. FUMANELLIO
PRECEM. ADMOVENTE
JOS. POLIDORO. INSULAE. SCAL. ARCHIPR. AB
HUMANITER. ANNUENTE
AUXIT
NON. MAJ. ANNO MDCCCXXXVIII
Rect. Ant.o Antonietti


(Traduzione: “Il Rev.mo Vescovo di Verona Giuseppe Grasser, durante la visita pastorale alla parrocchia, arricchì la chiesa con il fonte battesimale, avendone fatto richiesta il marchese Giovanni Battista Fumanelli e acconsentendo gentilmente l’Arciprete Abate di Isola della Scala Giuseppe Polidoro. 9 maggio 1838. Il Rettore Antonio Antonietti.”)

Dell’altare laterale dedicato anch’esso all’Immacolata non sappiamo con precisione la data di costruzione e la provenienza. Certo è che nella visita pastorale che il Vescovo di Verona Mons. Liruti compie nel 1812 in chiesa vi è un solo altare di pietra dedicato all’Immacolata Concezione della Vergine Maria; mentre nell’inventario che accompagna la visita seguente del Vescovo Grasser (nella quale come abbiamo appena detto concede alla chiesa il fonte battesimale) risultano chiaramente distinte le suppellettili sacre all’ ”Altare Maggiore del Santissimo” e all’ “Altare della Concezione”, entrambi in marmo.
Da una nota del 1860 sul Registro di Battesimo veniamo a conoscenza di qualche informazione che riguarda questo altare dedicato all’Immacolata, verità di fede proclamata come dogma dal Papa nel 1854 e amplificata nella devozione popolare dalle apparizioni di Lourdes del 1858:

Memoria
Ai 8 giorni dopo l’Epifania del 1860 si incominciarono dieci giorni di Missioni con dialogo. Fu sempre spettacoloso il concorso e la chiusa coronata di pianto e l’effetto quanto potea desiderarsi.
L’anno 1860 ai 8 settembre fu processionalmente portata la nuova immagine della Concezione.


La costruzione del Cimitero nel 1868 segna un ulteriore momento importante per la vita della comunità.
Sul Registro dei Morti è ricordato in questo modo (nostra traduzione dal latino):

A memoria dei posteri
Il nuovo Cimitero di Caselle, autorizzato dal Municipio di Isola della Scala, fu fatto nell’anno 1868. Solennemente benedetto il giorno 22 novembre di quell’anno dal Rev. Vicario Abbaziale Marcellino Zanella dei Frati Minori Osservanti, delegato a ciò dall’Ill.mo e Rev.mo Vescovo Luigi Marchese di Canossa, assistente diacono il molto Rev.do Don Ignazio Magagna, e suddiacono Lanza Anselmo e altri quattro sacerdoti “cum superpelliceo”, Bettini Domenico, Davico Giovanni, Benvenuti Luigi e il Rettore del luogo Fiorio Domenico, con grande concorso di popolo proveniente da ogni parte. Il diritto del Cimitero fu concesso dal Rev. Abate di Isola della Scala Pozzo Antonio. Il diritto di seppellire ebbe inizio dal primo gennaio dell’anno 1869.


Nel 1904, con don Antonio Poli, si realizzano i lavori di ampliamento della chiesa che viene allungata spostando la facciata verso la piazza. In origine la facciata della chiesa era posta alla distanza di un metro circa dall’altezza dell’attuale porta laterale interna dove si trovava il fonte battesimale. Con questi lavori si raddoppia lo spazio per i fedeli nella navata della chiesa.
Con molta probabilità questi lavori segnano anche l’inizio delle costruzioni, in linea con la nuova facciata della chiesa, prospicienti il piazzale.

Nel 1907 il fondo di Caselle viene venduto dalla famiglia Fumanelli ai Sig. Perbellini e con il cambio di proprietà anche il diritto di gius-patronato della chiesa. La famiglia Perbellini e l’Abate di Isola della Scala sono da questo momento i gius-patroni di Caselle e vi rimarranno fino al 1966, anno in cui viene definitivamente tolto questo privilegio.

Nel febbraio del 1928 con don Giuseppe Campagnari venne eretta in parrocchia la Congregazione del Terz’Ordine Francescano dipendente dai frati minori del convento di S. Bernardino di Verona con più di sessanta adesioni tra gli adulti. Il registro con l’elenco degli iscritti, conservato in parrocchia, accompagna la vita di questo gruppo fino agli inizi del 1934.

Nel 1935 arriva l’elettricità a Caselle e viene installato il primo impianto di illuminazione in chiesa.
Con don Giovanni Zane, nel 1941, si mette mano al restauro della chiesa. Don Giovanni acquista dal parroco di Bovolone l’altare in pietra che si trovava nella sacrestia di quella chiesa. Il 24 luglio viene portato a Caselle su di un carro trainato da buoi.
Vengono rifatte tutte le decorazioni all’interno della chiesa e sul soffitto dal pittore Adelino Quinto di Isola della Scala e sono poste nuove vetrate alle finestre.
Viene risistemata tutta la zona del presbiterio: l’altare appena acquistato viene addossato alla parete di fondo con sopra le tele con l’immagine della Madonna; vengono poste le nuove balaustre in marmo; il coro in legno viene scomposto e appoggiato alle pareti laterali del presbiterio, da un lato le panche e dall’altro il sedile presidenziale.
Viene fatta la nicchia dove è inserito il fonte battesimale e rifatto l’impianto elettrico.
E, infine, la chiesa rinnovata viene inaugurata il 28 ottobre dello stesso anno con la presenza di sua Ecc. Mons. Girolamo Cardinale, vescovo di Verona, e di Mons. Giuseppe Manzini, vicario generale.
La spesa totale di tutti i lavori fu di £ 15.625 che furono raccolte per mezzo di generose offerte di privati e da raccolte settimanali presso le famiglie della parrocchia che continuarono fino al 1943.



A cura di Stefano Gobbi
Un ringraziamento a don Roberto Turella, arciprete di Tarmassia e parroco di Caselle.
Tarmassia, 07.05.02


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