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muro Foto Tarmassia Calcio 1999-2000
di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
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muro wipiyior
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muro SOS foto sagra
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Breve storia dell'edificio sacro e delle sue opere d'arte

La chiesa parrocchiale di S.Giorgio

Bruno Chiappa

La chiesa parrocchiale di S.Giorgio

Tarmassia figura già nell’elenco dei paesi, o meglio delle “ville “, soggette al comune di Verona dell’anno 1184.
Forse già allora vi aveva beni una fra le primarie famiglie cittadine, quella dei Visconti, la cui presenza in loco ove appare interessata ad opere di dissodamento e bonifica è documentabile fin dal 1222.
Dai documenti del XIII e XIV secolo si ricava che l’originaria “villa” era dotata dei comuni elementi di difesa: la fossa che la circondava, gli ingressi controllabili e la siepe perimetrale (frata).
Al suo interno sorgeva la chiesa intitolata a S.Giorgio che viene ricordata spesso per i diritti di cui godeva su alcune terre e in un caso per un suo chierico.
L’originaria ubicazione di Tarmassia era però diversa dall’attuale che fu conseguenza di una migrazione progressiva degli insediamenti abitativi dalla zona in destra del Menaghetto verso occidente, cioè verso luoghi più asciutti.
La chiesa di San Giorgio, doveva disporre di una cospicua dotazione di terre. Lo conferma la frequenza con cui ricorrono  i suoi diritti nell’indicazione dei confini di appezzamenti di terra ed anche il fatto che il suo beneficio fosse nel Cinquecento fra quelli che venivano assegnati dal papa in commenda. Dopo che lo ebbe goduto,  per tutto il periodo delle visite del Giberti (1526-1541), il canonico veronese Alessandro Morando, esso fu assegnato nel 1550 dal papa Giulio III a Gerardo Rambaldi e nel 1561 a Pio IV Ranuccio Farnese, cardinale di S.Angelo.
Il trasferimento della chiesa dal luogo dell’originaria “villa” dall’attuale sito avvenne durante la reggenza vescovile di G.Matteo Giberti.
Nell’ottobre del 1530, quando questo prelato venne in visita a Tarmassia, provenendo da Villafontana, sostò nella vecchia chiesa prima di arrivare alla nuova di cui aveva consacrato  l’altare quattro anni prima.
Quest’ultima aveva due altari, oltre al maggiore: quello della Madonna, governato dall’omonima confraternita e quello dedicato a sant’Antonio che apparteneva alla famiglia Bonadomani ai quali viene ordinato di provvederlo, anche se “cum commoditate”, di una pala decente, in sostituzione di un dipinto su muro, di cui si legge nella visita del 1594.
Gli altari divennero cinque nella prima metà del Seicento quando si aggiunsero quello del Corpo di Cristo, e quello di S.Bonaventura (poi San Domenico), appartenente ai nobili Guglienzi.
È in relazione agli altari e alle pale che li adornano o adornavano che la chiesa può vantare un patrimonio artistico di primario interesse.
All’altare maggiore la pala con il Martirio di San Giorgio, attribuita ai fiamminghi Meves e di cui parlano tuttora le tradizionali guide artistiche veronesi, in realtà è stata sostituita nel 1824 dal San Giorgio a cavallo di Agostino Ugolini (Verona 1755-1824), un’opera fra le ultime, se no l’ultima, di questo pittore, e che, -come scrive E.Maria Guzzo – si segnala per “l’eleganza costruttiva, il colore chiaro e pastelloso e l’arioso paesaggio”.
A metà dell'unica navata, in corrispondenza dei rimossi altari della Madonna e di San Domenico, si affrontano, quasi a competere, due pale di notevoli dimensioni: la Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta di Paolo Farinati, firmata e datata 1601 e la Madonna in Gloria con i santi Francesco d’Assisi, Domenico, Caterina, Antonio da Padova, e sotto Bonaventura, Giacinto, Francesco di Paola ed il Battista di Felice Brusasorci.
La prima venne commissionata dal massaro della compagnia della Madonna e pur non essendo tra le migliori della produzione tarda dell’artista riesce a offrirci “un momento di felice grafia decorativa” nel movimentato gruppo dell’Eterno con gli angeli tra le nubi. L’eccezionalità della pala del Brusasorci (il nome FELIX BR si legge alla base della colonna dipinta sul lato sinistro), commissionata dai Guglienzi, trova un precoce riconoscimento nella visita pastorale del 1713 che la definisce “mirabiliter picta”.
Anche se non se ne conosce la data esatta di esecuzione l’opera va collocata – come sostengono sia Baldassin Molli che Marina Repetto Contaldo – dopo il 1594 per la presenza fra i santi di Giacinto, canonizzato in tale anno, e non oltre il 1598 per le affinità stilistiche con la pala che in tale anno il Brusasorci eseguì per la cappella Giusti in Santa Anastasia.
Nel dipinto le due parti, quella superiore e quella inferiore, si oppongono. In quella inferiore – come è stato scritto – le figure sono disposte secondo una calibrata monumentalità; nella superiore invece i santi si raccolgono introno alla Vergine con una maggiore carica emotiva.
Anche cromaticamente l’artista ha concentrato l'effetto più intenso sulla parte superiore.
La chiesa propone anche un’altra firma di pittore, quella di V.Pittaco che nel 1895 eseguì l’affresco della volta con il Martirio di San Giorgio.


L’intero testo riassume le schede di Marina Repetto Contaldo (n. 95), E.Maria Guzzo (n. 126) e Chiappa Bruno (nn. 20, 53, 54) apparse sul volume Isola della Scala, Territorio e società rurale nella media pianura veronese, a cura di Bruno Chiappa,, Isola della Scala (VR), 2002.

Tratto dall'opuscolo della manifestazione:
Archeo Legnago con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della C.E.I.

7° Giornata Nazionale
CHIESE APERTE

Domenica 4 maggio 2003-05-15

In collaborazione con Rotary club di Legnago

Lions Club di Legnago


Vedi anche:
 (Storia -> Parrocchiale di S.Giorgio) "S.Giorgio di Tarmassia"
 (Notizie -> Articoli secondari) "Scoperta iscrizione nella pala della Visitazione - Sagra de l'Anara pitanara"
 (Archivio -> Libri) "Giovanni Zonta commissiona la pala della Visitazione a Paolo Farinati"

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