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di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
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muro wipiyior
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Testimonianza del personaggio più antico di Tarmassia

1150 ca - Stefano de Atalamasia

Maureen C. Miller

1150 ca - Stefano de Atalamasia

A favore del Vescovo di Verona Teobaldo II (1135-1157) depone, intorno al 1150, un tal “Stefano de Atalamasia”. Questa informazione getta una nuova luce sull’origine etimologica del nome di Tarmassia. Da rilevare l’antichità della forma cognominale del toponimo. Questo Stefano doveva essere certamente un’appartenente alla gerarchia ecclesiastica (come gli altri due testimoni chiamati a deporre) oppure un monaco, essendo egli a conoscenza dei sinodi episcopali. La sua relazione dettagliata sulle visite del Vescovo Teobaldo in Ostiglia ci fanno intendere che, forse, egli potesse esercitare il suo ministero presso quel luogo. Fu presente probabilmente al sinodo episcopale del 1102 in Verona.
A tutti gli effetti, siamo di fronte al personaggio di Tarmassia più antico che si conosca.  


(omissis)
In tre pergamene  che riportano le testimonianze di una disputa della metà del XII secolo relativa ad Ostiglia, un testimone dopo l’altro parlò degli sforzi pastorali compiuti dal vescovo.
I sinodi episcopali rivivono attraverso le loro parole: “Io so”, disse il prete Reginzo, “che la chiesa di Ostiglia era parte della diocesi, perché la nostra Chiesa veronese è abituata a celebrare i sinodi ogni anno, per tre giorni, durante tutta la prima settimana di Quaresima. Ogni plebs viene chiamata a gran voce, e quando ogni arciprete sente il nome della sua plebs si alza con voce alta”. (119)
Un’altra testimonianza richiamava l’attenzione sui doveri pastorali del vescovo. “Due volte”, disse l’arciprete di Isola della Scala, “sono andato a Roma con il Vescovo Tebaldo. L’ho sempre visto cresimare i bambini di San Romano ed Ostiglia ad Ostiglia”. (120).
Un altro testimone, Stefano de Atalamasia, disse di Tebaldo: “Era stato accolto due volte ad Ostiglia al suono delle campane, con acqua santa ed incenso. Una volta, gli uomini di Ostiglia gli diedero un maiale e del denaro. Quando egli era arciprete [del capitolo della cattedrale] ed in seguito, quando divenne vescovo, i monaci vennero ad Ostiglia da lui per consigliarsi, poiché gli uomini di Ostiglia erano evidentemente caduti in discredito  (121)
(omissis)
NOTE
119) Presbyter Reginzo da domo: Scio quia ecclesia nostra veronensis consuevit celebrare sinodum singulis annis tribus diebus prime ebdomade maioris. Xl. Quadragesime. Singuli plebes in ea nominantur et cum unusquisque archipresbyter audit nominem sue plebis, surgit cum voce plene.
Reginzo non fu l’unico testimone a rievocare i sinodi episcopali. Stefano di Atalamasia rievocò quelli di Tebaldo, come pure quelli dei suoi predecessori Wolftrigel (1102) e Bernardo (1122-1135). Il vescovo Bernardo, ci dice Stefano, indiceva sinodi due volte all’anno (durante la Quaresima e dopo la Pentecoste). Zeno, l’arciprete di Trevenzuolo, rievocò il sinodo del Vescovo Uberto (1111), il quale l’aveva nominato accolito.
AsVr, Ospitale Civico, n. 1 app.
120) Ibidem: Duabus vicibus ivi cum episcopo T[ebaldo] Romam. Semper vidi eum confermare pueros sancti romani et ostilie in ostiglia.
Un’altra pergamento a testimonianza dello stesso caso – ASVr, Ospitale Civico, n. 223 – riportava le parole del gastaldus di Ostiglia, Gerardo: “Io vidi il vescovo Tebaldo, che venne ad Ostiglia altre volte, similmente ricevuto e ospitato, e [lo vidi] cresimare i bambini. Egli venne nuovamente e similmente cresimò i bambini e io stesso tenni il figlio di Uberto che viveva in questo luogo” (Vidi episcopum Tebaldum quem prius venit ostiliam similiter susceptum et ospitatum et pueros confirmare [sic]. Alia vice venit et similiter pueros crismavit, et egomet tenui filium uberti qui adhuc vivit).
121) bis fuit susceptus in Ostilia sonantibus campanis cum aqua benedicta et incenso et semel dedent ei porcum .1. et talliam .1. homines hostilie. et quando archipresbyter erat et postea cum episcopus esse cepit monachi qui ostiliam veniebat ad eum pro conscilium quoniam homines ostilie in criminibus manifeste cadebant.
La frase finale potrebbe anche significare “commettendo crimini apertamente”, ma in ogni caso il punto fondamentale è che si cercò il consiglio del vescovo riguardo a qualcosa che gli uomini di Ostiglia stavano facendo.
ASVr, Ospitale Civico, n. 1 app.
fonte:
MAUREEN C. MILLER, Chiesa e società in Verona medievale, Biblioteca dei quaderni di storia religiosa, Cierre edizioni, Sommacampagna, Verona, 1998, pagg. 224-5, note a pagg. 240-1

Nella foto: Santuario in Ostiglia


Vedi anche:
 (Archivio -> Libri) "Tarmassia origine del toponimo"

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