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Migrazione di un insediamento e scomparsa di una chiesa

2002 - Domus Boschi e Talamasia

Bruno Chiappa

2002 - Domus Boschi e Talamasia

Nel Quattrocento l'attuale frazione di Tarmassia compare sempre con la denominazione Talamasia/Talmasia. Di frequente è associata alla località Domus Boschi - come a dire "le case del bosco" -, entro le pertinenze di Isola, che non doveva costituire un nucleo abitativo insignificante almeno fino ai primi decenni del secolo, come varie indicazioni dimostrano. Evidentemente essa traeva il nome dlla presenza di estensioni boschive, documentate nella cartografia di epoca moderna dal «bosco della Carpanea» (1) ed ancor oggi dalla località «Bosco», non lontana da Villafontana.
In un documento del 1426 si precisa che la «Domus Boschi» veniva chiamata anche «Talamassia antiqua». L'originaria Tarmassia quindi era situata più ad oriente rispetto all'attuale, sui dossi a destra del Menaghetto. Di essa viene ricordata la chiesa di Santa Maria che, per altro, viene attribuita ad un centro in un documento del 1435 e all'altro nell'anno successivo (2).
Nel Quattrocento - almeno dal secondo ventennio -  viene menzionata anche la chiesa di San Giorgio (già testimoniata nel Duecento) che è fatta oggetto di lasciti, dispone di un proprio cimitero ed ha una dotazione di terre che doveva essere di una certa entità stando alla frequenza con cui ricorrono i suoi diritti nell'indicazione dei confini di appezzamenti del luogo (3).
Ci è pervenuto il testamento di tale don Giacomo, in data 22 luglio 1451, beneficiato di detta chiesa ove delibera di essere sepolto (4) nominando suoi esecutori testamentari Pietro Cipolla e Bartolomeo Bonadiman. L'elenco puntiglioso dei suoi oggetti domestici ci fotografa un interno d'epoca.
C'è sicura attestazione che fra il 1472 e il 1474 il beneficio è goduto dal parmense don Andrea de Botono (5).
Una certa equivocità fra Tarmassia e Domus Boschi permane anche nella seconda metà del secolo se tal Maffeo fu Filippo testando nel 1458 stabilisce di essere sepolto nel cimitero di San Giorgio «de domibus boschi»(6).
Allo stesso modo ancora nei primi decenni del Cinquecento la chiesa di Tarmasia è indicata nei testamenti talvolta come di Santa Maria, altre volte di San Giorgio (con all'interno un altare dedicato a santa Maria). Vi figura come cappellano don Francesco «de Sabioneda cremonensi» nel 1561 e il notaio don Nicola de Ugeriis di Governolo mantovano fra il 1517 e il 1520(7).
In questo periodo l'originaria chiesa, che si trovava sulla via per Villafontana, in luogo paludoso, presso il Menaghetto o antico canale di san Zorzi (è rappresentata in una mappa del 1568 come «chiesa di S.Zorzi rota»(8)), venne sostituita da altra eretta sul luogo dell'odierna parrocchiale. Nell'ottobre del 1530, quando il vescovo Giberti visita Tarmassia provenendo da Villafontana, sosta nella vecchia chiesa prima di arrivare alla nuova di cui aveva consacrato l'altare quattro anni prima (9). Altrettanto avviene nel 1532 e nel 1541, quando ordina che ne venga abbattuto il campanile (10). La nuova chiesa aveva due altari, oltre al maggiore; quello dedicato a sant'Antonio apparteneva alla già menzionata famiglia de Bonadomanis ai quali viene ordinato di provvederlo, anche se «cum commoditate», di una pala decente, in sostituzione di un dipinto su muro, di cui si legge nella visita del 1594 (11).
Ricordiamo, per inciso, che anche il beneficio di Tarmassia che, stando alle visite pastorali di Agostino Valier, si aggirava sui 150-200  ducati fra frutti dei campi e decime (12), veniva dato in commenda. Dopo averlo goduto, per tutto il periodo delle visite del Giberti (1526-1541) dal canonico veronese Alessandro Morando (13), fu assegnato nel 1550 dal papa Giulio III a Gerardo Rambaldi e nel 1561 da Pio VI a Ranuccio Farnese, cardinale di Sant'Angelo (14).

Bruno Chiappa, «Isola della Scala – Territorio e società rurale nella media pianura veronese», Comune di Isola della Scala, 2002.


NOTE
1. Si veda ad esempio la carta di Antonio Gornizai del 1735 pubblicata in R.Scola Gagliardi , L'immagine della pianura veronese, Dal Tregnon all'Adige attraverso la cartografia veneta (secoli XVI-XIX), Legnago (Verona) 1999, p. 58.
2.ASVr, UR, Testamenti, m. 27, n. 36 e m. 28 n. 100.
3. ASVr, UR, Istrumenti, reg. 63, c. 253v e 13 ante finem.
4. ASVr, Testamenti , m. 43, n. 90.
5. ASVr, UR, Istrumenti, reg. 205, c. 387 e reg. 206, c. 220v.
6 ASVr, UR, Testamenti, m. 50, n. 110.
7 ASVr, UR, Testamenti, m. 106, n. 65 (a. 1514); m. 108 n. 143 (a. 1516); m. 109 n. 173 e m. 112 nn. 51 e 170.
8ASVe, PBI, Verona rot. 50, m. 45/B dis. 6 Pubblicato in Remo Scola Gagliardi, Le corti rurali tra Menago e Tregnon dal XV al XVI secolo, Verona 1992, p. 189.
9. Riforma pretridentina della diocesi di Verona.Visite pastorali del vescovo G.M. Giberti 1525-1542, a cura di A.FAsani, Vicenza 1989, pp. 205 e 863.
10. Riforma pretridentina, pp. 943, 959, 1242.
11. A.Valier, Visite pastorali a chiesa extraurbane della diocesi di Verona anni 1592-1599, trascrizione a cura dell'archivio storico della Curio Diocesana di Verona, Verona 2000, p. 186.
12. A.Valier, Visite pastorali a chiese della diocesi di Verona anni 1565-1589, trascrizione a cura dell'Archivio Storico della Curia Diocesana di Verona, Verona 2000, pp. 152-438.
13. Riforma pretridentina, pp. 142, 863, 943, 958, 1241.
14. ASVa, Schedario Garampi, Benefici, indice 473, c. 80v e 84v.

Nella foto: La primitiva chiesa "de S.Zorzi", ove era l'originaria Talamasia e la nuova villa sorta più ad occidente (collezione privata).


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