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Il ritrovamento casuale nel 1870 di un deposito di materiali bronzei risalenti fino alla tarda età del bronzo

Il ripostiglio di Tarmassia

P. Castelfranco

Il ripostiglio di Tarmassia

La prima carta Archeologica del Veneto colloca la scoperta sul fondo denominato attualmente Prà Longo. Due anni prima, nel 1868, il conte G.Guarienti durante lo scavo di un fosso denominato Pradelle rinvenne a circa 40 cm di profondità uno strato archeologico costituito da vasi ornati con decorazione plastica a bottone o a impressioni, anse anulari, caniculate, cornute, nonché industria litica; il materiale fu datato all’età del bronzo recente (XIII-XII secolo a.C.). Nella località furono raccolti inoltre frammenti laterizi e fittili e tessere musive di età romana visibili presso il locale museo archeologico isolano.
I reperti del ripostiglio di Tarmassia sono conservati presso il Museo Preistorico Etnografico L.Pigorini di Roma.


Ripostiglio di Tarmassia. (pag. 94)

La scoperta di questo ripostiglio, la quale risale al 1970 fu casuale e dovuta all'aratro.
Eccone una prima descrizione data dal dottor Pietropaolo Martinati che li raccolse.

“Era desso un
piccolo tesoretto poiché comprendeva, fra alcuni
altri oggetti, molti frammenti di un vaso di bronzo
a delicati ornamenti, due accette (paalstab) di ordi-
nario lavoro, teste di lancia a piede cavo tutte spun-
tate, un braccialetto aperto, grosso e pesante, una
verghetta avvolta a spira irregolare, un bottone a
piede uncinato, un raffio a due branche, e pezzi di
metallo informe del peso di circa chilogrammi 3 ½
fra tutti... le accette, il braccialetto, la spira, il
bottone, il raffio, ed un pezzetto del metallo rude
che il professore Dal Siè qualificò rame puro con
debolissime tracce di ferro, vennero in mio potere;
il resto finì disgraziatamente nel crogiuolo di un
calderaio di Bovolone (1
)”.

Questi oggetti esistono oggi nel Museo preistorico di Roma ed il prof. Pigorini, con sua lettera 15 febbraio, me ne comunicava gentilmente i pesi rispettivi e di disegni.

  1. Ascia grande gr. 481,-

  2. ascia piccola gr. 181,5

  3. braccialetto gr. 146,4

  4. testa di spillone gr. 9,9

  5. parti contorte dei gambi gr. 22,6

  6. di due spilloni gr. 14,7

  7. raffio gr. 83,5

Le due ascie sono molto logore (fig. 2) ma vennero anticamente rimesse a nuovo, rifacendone il tagliente col martello, anche a danno della parte inferiore delle alette laterali che venne schiacciata, il che si rileva anche dal solco nei fianchi. Sono ascie dell'età del bronzo dei tipi più frequenti nelle terremare e dovrebbero essere della fine di quella età.

Il braccialetto (fig. 3) è un pezzo massiccio, carenato, colle due estremità terminate ad orecchie rudimentali come nei braccialetti di Zerba, e anche un po' più marcate. Non porta però il minimo segno di decorazione.

Quello che il Martinati chiama un bottone a piede uncinato è una testa discoidale piatta di spillone crinale con parte del gambo contorto spezzato (fig. 4). Il piano superiore del disco misura il diametro di circa mm 34 ed è decorato da due cerchi concentrici di lineette oblique irregolarmente parallele, incise a mano. Ricorda l'ago crinale della Cattabrega di Crescenzago (1), a disco del pari appiattito, del diametro di circa mm 30 il quale è decorato, invece che da cerchi di lineette incise, da solchi concentrici, e con lieve protuberanza nel centro del disco. Parlando dell'ago crinale della Cattabrega ho già notato che aghi consimili di grandi dimensioni si rinvennero in Isvizzera nelle palafitte, in Ungheria, in Croazia, e che dovunque, in quei paesi, sono, come qui, associati ad ascie e a spade di bronzo. Nella 1a età del ferro non si rinvengono spilloni a testa appiattita.

I numeri 5 e 6 sono parti contorte di uno o due spilloni, ma non si congiungono al disco precedente.

Il numero 7 (fig. 5) pare un raffio da afferrare chissà quali cose, se pure non è un utensile aratorio, un bidente o un rastrello. Le due punte sono rotte.

Benchè senza ornati il braccialetto di Tarmassia è certamente della medesima età, o giù di lì, dei braccialetti di Zerba, e siccome è associato a oggetti che si possono senza esitanza ascrivere all'età del bronzo, non havvi dubbio che anche questi non appartengono essi pure a quell'età. Però siccome nelle terremare non si rinvengono braccialetti di bronzo, così è da ritenere che il ripostiglio di Tarmassia, come quello di Zerba, si riferiscano a un momento meno antico di quello segnato dalle terremare dell'Emilia. Potrebbe confermarci in questo giudizio il fatto che il braccialetto di Limone di Montenero era forse associato a qualche fibula ad arco semplice, la quale appare meno antica di quelle ad arco di violino delle terremare e del Garda.

Un frammento di braccialetto carenato si trovò pure negli strati superficiali dell'Isola Virginia, lago di Varese (1).
Un altro braccialetto carenato si rinvenne a Loco, presso Sestri Levante (2); insieme ad altri manufatti:
un puntale di lancia a forma conica, una piastrella
peduncolata a foggia di bottone, ed un pane di rame
greggio”.

Il braccialetto risulta di
“un nastro piano
all'interno, convesso e carenato al di fuori. La faccia
esternaa presenta un ornato a graffito, diviso in quattro
compartimenti in ognuno dei quali si osservano gruppi
di lineette parallele, quali oblique, quali verticali”.

È un motivo che ricorda la decorazione di braccialetti di Zerba e di Montenero, benchè su quello di Loco manchino le linee curve elegantemente appoggiate da puntini. Leggendo la descrizione della “piastrella peduncolata a foggia di bottone” mi venne il sospetto che fosse un frammento di spillone, testa e parte del gambo. Ne scrissi al prof. Issel, il quale mi rispose che il piccolo disco peduncolato, non rimasto fra le sue mani, era, secondo ogni probabilità, “una testa di ago crinale” (sua lettera 16 luglio 1908).

All'estero i braccialetti carenati si rinvennero in ripostigli e staizoni caratteristiche dell afine dell'età del bronzo. Della fonderia di Larnaud (3) esistono al museo di St. Germain tredici braccialetti carenati i quali pesano rispettivamente gr. 50, 60, 69, 70. 70, 75, 75, 80, 80, 80, 80, 90, 160 (1). di questi alcuni col medesimo stile di decorazione di quelli di Zerba, e cioè a fasci di lineette parallele e puntini in fila appoggiati alle linee rette o curve, sono ad estremità tagliate verticalmente (2) come quelli di Zerba e di Tarmassia e ornati come i precedenti (3). è da notarsi che la fonderia di Larnaud ha dato pure, come il deposito di Tarmassia e la tomba di Crescenzago, delle teste discoidali e umbelicate di spilloni, taluni ornati da decorazione analoga (4) a quella di qualche braccialetto, delle ascie ad alette (5) analoghe a quelle di Tarmassia e Crescenzago, e anche una fibula a piccole coste (6) la quale è certamente contemporanea di quelle di Limone di Montenero (7).

Nel lavoro di Chantre si trovano altre località della valle del Rodano le quali hanno dato braccialetti aperti, più o meno carenati e decorati, St. Barnard, Auxonne, Altertville, La Poype, etc. (8).

L'egregio conservatore del museo di Ginevra, sig. Alf. Cartier, me ne segnala due, uno identico, l'altro consimile, figurati nelle Antiquites du Musèe archèologique de Lausanne (tav. XXVII, n. 18 e 21); questi due esemplari provenienti ambedue da Corcelette, lago di Neuchatel. Il Cartier mi segnala pure come esistenti nel Museo di Ginevra sei braccialetti ad orecchiette, di cui tre delle stazioni lacustri della parte occidentale del Lemano, o piccolo lago di Ginevra (Eax-Vives-Geneve; Anieres, cantone di Ginevra; Nyon, Vaud) e tre trovati insieme a Collonges-sous-Bellegarde, al piede del Credo (Ain), a pochi chilometri da Ginevra. Il Cartier, che ha avuto la bontà di mandarmi i disegni di due dei braccialetti ad orecchiette di Collonges, soggiunse che questa forma è meno rara in quelle regioni di quelle senza orecchiette; né l'una né l'altra forma non vi appaiono come indigene (1). Vedemmo però che sono abbondanti in altre regioni della Valle del Rodano.

Visitando quest'anno ad agosto alcuni musei svizzeri, vi ho cercato i braccialetti carenati. Non ne rinvenni né in quello ricchissimo di Zurigo, né in quello di Berna.

Dopo le considerazioni di cui sopra sembrami si possa, a mo' di conclusione, indicare quale posto occupino cronologicamente i due ripostigli di Zerba e di Tarmassia, il primo fra le stazioni più note della Lombardia occidentale, il secondo fra quelle della Lombardia orientale e del Veneto; il quadro può venir disposto nel modo seguente elencando le varie stazioni in ordine cronologico. Cito prima le meno antiche, poi gli strati inferiori:

Lombardia occidentale
Golasecca I
Bissone; Coarezza
Zerba; Crescenzago
Rogoredo; Monza
Bodio; Cascina Ranza
Lagozza di Besnate
Palude di Brabbia

Lombardia orientale e Veneto
Este I
Fontanella (incin.)
TARMASSIA; Povegliano
Povegliano
Ca de' Cioss; Povegliano
Lagazzi del Vhò
Fontan. (inum.); Remedello

Limone di Montenero sembra essere del medesimo strato che Bissone, Coarezza e Fontanella (inum.).
Bissone per la fibula a disco, simile a quelle rinvenute a Micene in tombe del XII secolo, pare si possa assegnare pure al 1250-1200 a.C. I ripostigli di Zerba e di Tarmassia sono quindi del XII secolo o anteriori di qualche poco.
E così credo si possa chiudere questo breve scritto.


P.CASTELFRANCO
Da: Bullettino di Paletnologia, anno 1908, pagg. 91-100.
Titolo originale della recensione:
"Ripostigli di bronzi di Zerpa (Bobbio) e di Tarmassia (Isola della Scala)"



Vedi anche:
 (Archivio -> Archeologia) "L'abitato e il ripostiglio di Tarmassia nell'ex raccolta Martinati"

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