verona
martedì, 21 novembre 2017
Cerca          cerca documenti
 OggiOggi  NotizieNotizie  StoriaStoria    Archivio Archivio  GRUPPO SPORTIVOGRUPPO SPORTIVO  FotoFoto  ChatChat  <font color=red>Caselle</font>Caselle
Archivio

Documenti Documenti
Manuale per la Chiesa di S.Giorgio martire di Tarmassia 1870 Manuale per la Chiesa di S.Giorgio martire di Tarmassia 1870
Visite pastorali Visite pastorali
Testamenti Testamenti
Archivio Parrocchiale Archivio Parrocchiale
Libri Libri
Giornali Giornali
Giornali 2 Giornali 2
Filastrocche Filastrocche
Cartografia 2 Cartografia 2
alberi genealogici alberi genealogici
Racconti, leggende Racconti, leggende
Archeologia Archeologia
Cartografia Cartografia
Poesia, Teatro Poesia, Teatro
Glossario Glossario
Dei Vicariati di Talmassia e Campolongo Dei Vicariati di Talmassia e Campolongo
Delibere di Giunta Delibere di Giunta
Siti web Siti web

Ultime dal muro...
muro Foto Tarmassia Calcio 1999-2000
di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
Buonasera, sto cercando foto relative al Tarmassia calcio della stagione 1999-2000 o forse 1998-99. L'annata dei ragazzi era 1989 categoria pulcini. Sarei grato a chi me le inviasse. a: info@tarmassia.it Cordiali saluti.
muro wipiyior
di Johne52 - 09:55 (27/09/2016)
Wow! This could be one particular of the most useful blogs We've ever arrive across on this subject. Actually Excellent. I'm also an expert in this topic so I can understand your hard work. fegdbdagfdeb
muro SOS foto sagra
di Stefano - 22:09 (29/06/2016)
Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
archivio storico Scrivi sul muro!
Utenti collegati
Stanno visitando il sito 23 utenti
tarmassia.it

Breve memoria dell'emerito sacerdote

1977 - Lezioni di esplosivi in canonica

Luigi Cavaliere

1977 - Lezioni di esplosivi in canonica

Don Luigi Cavaliere, canonico della Cattedrale, risponde all'invito fatto dal Piasenti, di raccontare la sua esperienza nella Resistenza durante il suo ministero presso la parrocchia di Tarmassia in qualità di membro del Comitato Nazionale di Liberazione ed esponente di spicco della missione RYE.


Gentilissimo professore, in riferimento alla sua del 18-7-1977 mi premuro farLe presente che la mia collaborazione per quanto mi chiede la dò volentieri, ma per ben poca cosa.
Il prof. Perucci lo vidi all’inizio del 1944, quando chiese la mia collaborazione per la Missione RYE, poi un’altra volta verso la fine della guerra, e nient’altro. Per ogni evenienza si serviva di collaboratori portanti un nome convenuto. Con i fratelli Corrà m’incontravo naturalmente, più spesso; ogni settimana. Ma anche qui precisare i particolari delle tante, tantissime azioni svolte è impossibile, perchè i fratelli Corrà, come il sottoscritto, facevano parte sia della Missione RYE che del Comitato di liberazione nazionale, e fin da principio ci siamo accordati di non scrivere niente e di distruggere ogni materiale non appena usato. Compito dei collaboratori della RYE per la nostra zona era quello di segnalare soprattutto i movimenti dei campi d’aviazione di Villafranca e di Bovolone, e i movimenti di truppa e di materiale bellico nella zona Villafranca-Isola della Scala-Bovolone–Nogara. Le notizie venivano depositate perlopiù nella canonica di Isola della Scala, o in casa mia, a Tarmassia, e poi trasmesse con radio – che era in continuo trasferimento, perchè sotto il portico di casa mia, a Tarmassia, c’erano i tedeschi con una loro stazione radio. Azioni compiute insieme con i fratelli Corrà, soprattutto per il C.N.L., sono state diverse e pericolosissime; è difficile ormai ricordare i particolare.
Eravamo a corto di armi. Avevo solo io una rivoltella cal. 9, ricevuta dal prof. Perucci stesso, e portai sempre in tasca fino alla fine della guerra, perchè avevo accettato di collaborare con la RYE e col C.N.L. alla condizione che mi fornissero una rivoltella, perchè, qualora un tedesco o un fascista avesse tentato di perquisirmi o arrestarmi, mi sarei difeso; loro avrebbero sparato a me; comunque in campo di concentramento il sottoscritto non ci sarebbe mai andato!
Una volta avevamo combinato un lancio di munizioni eccetera, che doveva farsi vicino alla contrada Boschetto di Tarmassia. Dopo lunghissima attesa con l’ascolto attento al segnale “La sveglia suona”, ecco che una sera esso non venne dato; segno che il lancio era imminente. Preparammo nei campi buche, sacchi, eccetera, e giovani fidati per ritirare e nascondere subito quanto ci sarebbe piovuto dal cielo. La sera del lancio, sull’imbrunire, prendo la bicicletta, vado a dare un’ultima occhiata di controllo, avverto a Boschetto qualche capo famiglia di non allarmarsi se durante la notte sentirà dei rumori... e mi accorgo sbigottito che nella contrada sta per sistemarsi un comando tedesco! In tutta fretta mi allontanai, e corsi ad avvertire i fratelli Corrà affinchè segnalassero subito l’annullamento del lancio.
Quando una notte (non ricordo bene la data) arrestarono a Tarmassia parecchi collaboratori del C.N.L. locale, al mattino presto andai a Salizzole dove risedevano i Corrà; alla loro sorella, che trovai nella canonica, dissi di tornare subito a casa per avvertire del pericolo imminente; ma purtroppo, mentre essa entrava nella corte da una parte, dall’altra entrava la camionetta dei nazifascisti per arrestarli. Per conoscere la serietà, il carattere, la coerenza e la tempra di autentici eroi cristiani dei Corrà, basta tener presente il comportamento e la condotta loro nella vita e sotto gli interrogatori; e poi la loro fine nei Campi di concentramento.
Del sottoscritto preferirei tacere; ma perchè non si dica che i preti non sanno vivere pericolosamente, ricorderò qualcosa.
Quando Perucci mi chiese personalmente di collaborare con la Missione RYE, dicendo che la mia collaborazione sarebbe stata più che preziosa perchè Tarmassia era fra i due campi d’aviazione di Villafranca e Bovolone, e per di più vicina alla strada del Brennero-Ostiglia–Bologna, accettai subito, avendo sentito che i fratelli Corrà avevano già dato la loro adesione; misi la sola condizione di fornirmi una rivoltella, per il motivo che ho detto.
Stando sul campanile di Tarmassia, col cannocchiale, potevo osservare campi di aviazione e strada.
In seguito, potevo girare con relativa tranquillità in bicicletta, sia a Bovolone che a Isola che a Villafranca, poichè avevo un lasciapasasre ottenuto dalla polizia investigativa tedesca, che risiedeva nella Villa Guarienti di Tarmassia. Mi era stato rilasciato il 20 febbraio 1944 a titolo ... di gratitudine dal Comando tedesco, il quale, essendo stato bombardato un treno lungo la ferrovia Legnago–Isola, mi aveva costretto a mobilitare una cinquantina di uomini che sgomberassero la linea, sotto la minaccia di veder bruciare il paese, come (mi disse l’interprete, un bolzanino astuto e pericoloso) il Maggiore tedesco aveva già fatto numerose volte altrove. A lavoro ultimato, richiesi un lasciapassare, anche per evitare di vedermi rubata la bicicletta; il documento lo ebbi, e con tanto di dichiarazione secondo cui il sottoscritto, “valido collaboratore delle forze armate tedesche, non doveva essere molestato per nessun motivo, e lasciato libero di circolare ovunque”!
Quando furono sciolti i Campi di lavoro dei prigionieri inglesi di Casalbergo e Sereno, nascosi, presso le famiglie di Tarmassia, ben 62 soldati inglesi. Nell’inverno ’44-’45, tradito da un fascista di Tarmassia, vennero i nazifascisti e me ne portarono via ben 32. Gli altri li consegnai successivamente agli Angloamericani quando giunsero a Tarmassia (tra parentesi: dei 30 salvati, neppure uno scrisse di essere giunto a casa, come era stato loro raccomandato dalle mamme che li avevano nascosti, protetti con gran pericolo, e nutriti...)
Nella mia casa di Tarmassia fu tenuto per una settimana intera un corso di sabotaggio, fatto dall’attuale comandante la polizia ferroviaria della stazione Porta Vescovo. Come frutto pratico di tale corso, furono fatti saltare, col plastico, i ponti sul Tartaro, del treno per Mantova a Nogara e quello sul canale Milani che va a Cadidavid. Mia cugina che vive con me, in quelle sere che si teneva lezione di sabotaggio, teneva la tavola preparata con 9 piatti e nel centro una grossa anguria, per giustificare la presenza di tanti giovani. Presenza rilevata dal Maggiore stesso perchè una volta mi disse: “Troppi giovani girano per la sua casa...”
Ricordo bene due fatti, soprattutto, che servono a rispondere al perchè un sacerdote di prestasse per questa attività. Nel ’44 Perucci stesso m’avvertì che sarebbe venuto a Tarmassia, nella villa Guarienti, un Maggiore, che indossava la divisa di comandante di aviazione, ma che in realtà era un Maggiore della polizia terribile e pericoloso; la villa Guarienti è davanti la chiesa di Tarmassia, nel centro del paesetto circondata dalle abitazioni dei dipendenti. Quando il Perucci mi disse: “E’ necessario segnalare la villa e farla bombardare”, risposi subito: “Ma neanche per sogno!” Quello che dovevo fare l’avrei fatto lo stesso senza fare saltare per aria chiesa e paese.
Altra volta mi avvertirono da Verona che sarebbero passati nel pomeriggio, a Isola della Scala, dei grossi carri armati tedeschi. Verso sera, presa la bicicletta, andai a Isola, e, con meraviglia, vidi che lungo il viale della stazione, sotto le piante, c’erano, mi sembra, nove grossi carri armati, ultimo modello. Tornato a Tarmassia, sull’imbrunire venne un giovane, che diceva di essere stato mandato da Verona con la parola d’ordine prescritta per dirmi che dovevo segnalare immediatamente la cosa. L’aviazione americana era inesorabile con i carri armati specialmente. Io gli risposi: “Dica a Perucci che segnalare i carri armati siti nel centro di Isola, vuol dire far distruggere il centro paese, con chiesa e ospedale, vicini al viale. Si può attendere la partenza e farli colpire in aperta campagna.” E, infatti, segnalata la loro presenza il giorno seguente, furono colpiti nella campagna verso Ostiglia.
E per terminare: il 23 aprile del ’45, nel pomeriggio, si presenta nella mia casa un capitano della Wehrmacht chiedendomi di trattenerlo e consegnarlo all’esercito americano. Chiesi se era solo. “No” mi disse, perchè sono comandante di una compagnia”. Andai fuori e vidi che aveva con sè una settantina di soldati armati fino ai denti. Risposi categoricamente che non mi sarei prestato alla consegna, se non avesse fatto depositare tutte le armi, e condotti, disarmati, i soldati nella vicina scuola elementare. A malincuore accettò; così man mano che i soldati deponevano le armi, io le consegnavo ai miei giovani collaboratori che fecero la guardia, alle scuole, fino all’arrivo degli americani.
Signor Piasenti, mi scusi per questa mia noiosa chiaccherata, lunga, mal fatta e affrettata... E’ la prima volta che mi sono permesso di parlare di cose che appartengono al passato, e delle quali volentieri avrei taciuto...

                                                                                                                                                                                                     Sac. LUIGI CAVALIERE


"La Tradotta arriva. Le Forze armate nella Resistenza e nella liberazione del Veneto", Paride Piasenti, ed. Bettinelli, 1978, Verona. Col patrocinio della Regione Veneto


Vedi anche:
 (Storia -> Personaggi) "Luigi Cavaliere"

Torna indietro

Copyright © 2002 Credits. Tutti i diritti sono riservati.