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di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
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muro wipiyior
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muro SOS foto sagra
di Stefano - 22:09 (29/06/2016)
Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
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Gli arresti del novembre 1944 mandarono a pezzi la missione

1977, agosto 29 - Notizie sulla missione RYE

Luigi Schievano

1977, agosto 29 - Notizie sulla missione RYE

Luigi Schievano, esponente della missione RYE, descrive il momento di crisi del gruppo partigiano. È interessante notare alcune cose: gli arresti avvenuti a Tarmassia sul finire del 1944, sono attribuiti ad una leggerezza di un partigiano e non alla delazione di un nazifascista locale come invece risulta dagli scritti di don Luigi Cavaliere, Agostino Barbieri e altri. La vita del Perucci, capo della missione,  come quella degli altri scampati all’arresto, fu salva grazie al coraggio e al silenzio eroico degli arrestati. Don Luigi Cavaliere, in particolare, si salvò grazie alla cura con cui distrusse ogni traccia del suo coinvolgimento (che come ricordiamo fu totale - egli stesso scrive che ogni documento della missione, una volta usato, venne immediatamente distrutto - e questo è anche uno dei motivi per cui non esistono scritti dell’epoca a documentare l’attività svolta) e grazie, soprattutto, al silenzio dei fratelli Corrà con i quali collaborava quasi quotidianamente.


(omissis) La più grave crisi dell’organizzazione fu quella che ci investì a fine Novembre 1944. Per la scarsa prudenza di qualche collaboratore (nostro o dei C.L.N. – non si seppe mai -) venne alle mani della polizia tedesca un elenco di nomi, che consentì di individuare quasi tutta la rete. A Salizzole, Isola, Tarmassia, nel tempo di poche ore, i reparti tedeschi e fascisti catturarono sistematicamente gli uomini della RYE e del C.L.N. di Isola della Scala. Fra questi, particolarmente degna di ricordo, la nobile figura dell’avv. Gracco Spaziani; fra quelli, i fratelli Corrà e il tenente Barbieri; poco dopo fu la volta del prof. Bruno Cappelletti, di Selva di Progno, che costituiva l’anello di collegamento fra la missione RYE e le formazioni partigiane.

Don Righetti riuscì miracolosamente a sfuggire; don Cavaliere, curato di Tarmassia, fu catturato, ma non venne trovato nulla a suo carico (benchè fosse attivissimo, e, anzi, nella sua casa Ernesto De Salvador avesse tenuto istruzioni di sabotaggio), e venne lasciato libero.
Perucci, fermato il 17 Novembre a Raldon, potè esibire un documento militare ritenuto sufficiente; mancava peraltro l’adesione alla Repubblica sociale, ed egli – previo consenso dello Stato Maggiore Italiano – prestò il necessario giuramento.
Avigo fece in tempo a riparare fuori provincia. Fadini venne fermato, ma fu rilasciato poco dopo. Io mi salvai per puro caso: in quelle stesse ore mi trovavo a Verona, poiché grazie ad un documento di riconoscimento falso, potevo ancora andare e venire per tenere i contatti indispensabili. Il panico fu generale: a parte lo scardinamento della nostra struttura organizzativa, adesso erano nelle mani del nemico anche le pochissime persone che conoscevano la vera identità di Perucci, l’inafferrabile “professore”, o “Eugenio” –come si chiamò in qualità di partigiano della “Pasubio” -.
Barbieri infatti, a suo tempo, era stato suo collega al 79° reggimento fanteria; i Corrà avevano lavorato con lui all’Azione Cattolica; con essi – altro arresto pericolosissimo – era stato catturato “Gigione”, Luigi Gottardi, che di Perucci era staffetta personale; elementi tutti esperti e preparati.
Quanto a me, non soltanto mi trovavo ora solo, ma con il rischio imminente di qualche delazione, per quanto involontaria. I catturati, coraggiosi e forti, erano pur sempre uomini. Quanto avrebbero reisistito alle torture?
E qui bisogna dire che nessuno parlò. Non Gottardi, fracassato dalle botte e poi mandato a morire a Mathausen; non Cappelletti, torturato per dodici ore consecutive, poi carcerato a Venezia e restituito alla vita in condizioni spaventose; non i Corrà, che finirono la loro giovane vita nel “KZ” di Flossemburg. Non parlò Barbieri, che fu pure deportato a Mathausen, ma riuscì a sopravvivere.
Ad ogni buon conto, Perucci e Avigo rimasero fuori Verona sino a fine Dicembre. (omissis)


Notizie sull’attività della missione militare RYE”, di Luigi Schievano, tratto dal libro “La tradotta arriva – Le forze armate nella Resistenza e nella liberazione del Veneto”, ed. Bettinelli, Verona, 1978, a cura di Paride Piasenti


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