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di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
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muro wipiyior
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muro SOS foto sagra
di Stefano - 22:09 (29/06/2016)
Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
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Considerazioni cronologico-culturali

L'abitato e il ripostiglio di Tarmassia nell'ex raccolta Martinati

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L'abitato e il ripostiglio di Tarmassia nell'ex raccolta Martinati

 Al palazzo del Capitaniato in Cologna Veneta, sabato 15 maggio 2004, si è svolto, tra gli altri, un intervento su “L’abitato e il ripostiglio di Tarmassia nell’ex raccolta Martinati. Considerazioni cronologico-culturali”. Relatore il dott. Stefano Boaro, facoltà di Scienze archeologiche dell’Università di Padova.
In attesa della pubblicazione degli Atti del convegno, esponiamo una nostra personale sintesi dello studio, chiedendo anticipatamente venia all’autore per eventuali errori od omissioni.


Tarmassia si colloca nella media pianura veronese ai margini dei paleoalvei del fiume Menago e fiume Menaghetto.
Nella prima Carta Archeologica del Veronese redatta dal De Stefani e presentata nel 1876 in occasione della Esposizione Preistorica a Verona, sono indicati due punti topografici (unico caso di geminazione di punti sulla Carta). Nella legenda, già predisposta dal prof. Martinati, al punto n. 22 nella riga “Isola della Scala” vi sono indicati la natura e il tipo di rinvenimenti:
Depositi abbandonati specialmente di figuline nel fondo Fradelle. Ripostigli di oggetti di bronzo nel fondo Marinelli.”
Si tratta di due siti completamente diversi: il primo (“fondo Fradelle”) vicino all’abitato, sparso, con depositi ceramici; il secondo, periferico, puntuale, con oggetti in bronzo (“fondo Marinelli”).
Il fondo Marinelli, presso il catasto austriaco, è ben delineato. Accanto a corte Zanon (ex Marinelli-Stiver) si trova, poco lontano, il fondo, circoscritto, in comune di Salizzole, al foglio n. 10.
Nella moderna Carta Archeologica del Veneto, la località Zanon è caratterizzata da due siti di interesse archeologico, non ben identificati sulla carta; uno dei due ha portato alla luce esclusivamente materiale litico e pertanto non si tratta del ripostiglio. Purtroppo, di quest’ultimo non si è in grado di fornire una precisa localizzazione topografica. L’ipotesi (peraltro molto sfruttata e abusata in storiografia) è quella che si tratta della raccolta di un fonditore locale, stante la diversità e la diversa datazione dei reperti.
Anche il fondo Fradelle può essere identificato, con una certa approsimazione, con il cosiddetto “Prà Longo”. I materiali rinvenuti sono databili al Bronzo Medio I-II.
Tutto il materiale di Tarmassia è conservato al Museo Pigorini di Roma, tranne una minima parte donata dallo stesso prof.  Pigorini al Museo civico di Padova (materiale ceramico).
Il sito dell’abitato di Tarmassia è da ricomprendere nel comprensorio di Bovolone che, alla fine del Bronzo antico e medio, risulta intensamente frequentato. Tra il Bronzo medio III e l’inizio del Bronzo recente, si può teorizzare l’abbandono dell’antico sito di Tarmassia.
Il ripostiglio conteneva i seguenti oggetti:

-         2 asce con alette allungate;
-         1 rafio;
-         1 spillone a disco;
-         qualche verga di rame;
-         1 bracciale;
-         1 piccolo pane di rame;

I seguenti, invece, ebbero la triste sorte di finire nel crogiolo di un calderaio di Bovolone:

-         - 1 frammento di vaso di bronzo “a delicati ornamenti”;
-         - alcune teste di lancia;
-         - un pezzo di metallo da 3,5 chilogrammi;

Per quanto concerne lo spillone a disco si tratta di un pezzo unico. Databile al Bronzo medio III per analogia con altri spilloni del medio-tardo e recente Bronzo.
La coppia di asce intere (una snella e una tozza) sembra costituiscano un set (con distinte funzioni) poiché in diversi corredi funebri ne furono rinvenute altre coppie simili. Il De Marinis costituì, per la tipicità della loro foggia, l’ascia “tipo Tarmassia” e databile al Bronzo recente.
Del bracciale ne sono stati scoperti elementi simili in Svizzera.
Il rafio è un elemento curioso. Si tratto di un uncino a due denti. In Italia ve ne sono solo 3-4 esemplari, mentre sono molto diffusi nell’Europa continentale nel periodo del tardo Bronzo. Quello di Tarmassia esula per tipologia dai pochi modelli italici e somiglia ai cosiddetti “spiedi atlantici” della Germania baltica e francesi (nord Parigi) del IV periodo Bronzo.
Del vaso non ci è rimasta che la descrizione del Martinatia delicati ornamenti” databile per il tipo di lavorazione a lamina al Bronzo recente.
La commistione di oggetti diversi non univocamente riconducibili alla stesso periodo del Bronzo, induce a ritenere il ripostiglio di Tarmassia come ad una raccolta effettuata da un individuo in epoca successiva.


a cura di Tarmassiaonline, 15.05.04


Vedi anche:
 (Archivio -> Libri) "2002 - La piena età del Bronzo"
 (Archivio -> Archeologia) "1876 la prima Carta Archeologica Veronese"
 (Archivio -> Libri) "Il ripostiglio di Tarmassia"

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