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muro Foto Tarmassia Calcio 1999-2000
di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
Buonasera, sto cercando foto relative al Tarmassia calcio della stagione 1999-2000 o forse 1998-99. L'annata dei ragazzi era 1989 categoria pulcini. Sarei grato a chi me le inviasse. a: info@tarmassia.it Cordiali saluti.
muro wipiyior
di Johne52 - 09:55 (27/09/2016)
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muro SOS foto sagra
di Stefano - 22:09 (29/06/2016)
Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
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tarmassia.it

La diciassettenne di Tarmassia ha scritto un libro che narra come la sofferenza l’ha trasformata e le ha dato forza interiore

2002 dic 31 - «Vi racconto la mia vita diversa»

Mariella Falduto

2002 dic 31 - «Vi racconto la mia vita diversa»

«Dedico questo libro a coloro che per incidente o per malattia si ritrovano da un giorno all'altro in una condizione diversa o di incertezza, affinchè la mia testimonianza possa recar loro sollievo e conforto». Si apre con questa dedica il libro «Una vita diversa» scritto da Valentina Bazzani, ragazza diciassettenne che quattro anni fa è stata costretta a cambiare la sua vita da una malattia che «l'ha segnata definitivamente, rendendola assai movimentata e completamente diversa da quella dei coetanei». La malattia, una neuropatia che i medici stanno ancora cercando di spiegare, la costringe da allora su una sedia a rotelle. Valentina ha un viso luminoso, occhi verdazzurri e lunghi capelli biondi ondulati; vive a Tarmassia con la mamma, il papà, il pittore Nilo e il fratellino, frequenta il quarto anno dell'istituto tecnico Bolisani, ma, dice, «solo perché è vicino a casa, non è la mia vocazione, sarei più portata per un liceo psicopedagogico e linguistico». In classe ha una compagna di banco, Linda, che definisce «fantastica» e che la aiuta moltissimo. Scrivere un libro è sempre stato il suo sogno, e «Una vita diversa» è la sua biografia. «È nato», racconta, «in un momento di crisi, durante l'estate: la scuola, dove riverso tutte le mie energie, era chiusa, i miei compagni e la fisioterapista erano in ferie; il mio padre spirituale mi ha suggerito, insistendo, di scrivere una specie di diario, che poi è stato pubblicato».
Per lei è stato una valvola di sfogo, un modo per spiegare come la malattia l'ha trasformata sia fisicamente che psicologicamente; come la piscina, le visite mediche e la fisioterapista abbiano preso il posto del corso di danza; come si sia trovata di fronte non solo alle barriere architettoniche, ma anche a quelle mentali della gente. «La malattia porta all'emarginazione», afferma, «per strada c'è chi si gira e chi fa commenti di compatimento, all'inizio ne soffrivo, ma poi ne ho fatto l'abitudine. Non è facile accettarsi ed essere accettati dalla società in questa condizione, ma a parer mio quando si è provati dalla sofferenza arriva automaticamente una forza interiore incredibile».
Valentina trova la sua forza nella speranza, perché ha fiducia nella ricerca scientifica, e soprattutto nella fede; alla fine del suo libro scrive di aver capito, grazie alle parole di incoraggiamento di padre Beppino, che la sua sofferenza aveva un senso solo agli occhi del Signore: «Cercai di imparare ad accettarmi così come ero, a sperare senza mai illudermi. Quando mi sento giù penso che sono in tanti a soffrire al mondo, trovo conforto dalla gente che riesce a coltivare una forza incredibile malgrado le avversità che la vita ha riservato per ciascuno di loro. In questo modo riesco a convincermi che anch'io ce la posso fare e sono sicura che dopo la tempesta dovrà arrivare il sole!».
Il suo libro si può trovare nelle edicole.


fonte: L'Arena, il quotidiano di Verona


Vedi anche:
 (Archivio -> Giornali) "2003 gen/feb - Il libro di Valentina"

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