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di F.G. - 17:55 (09/01/2017)
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Stiamo cercando foto della sagra di Tarmassia (anni '60-'70-'80-'90) per una mostra a settembre. Saremo grati a chi ce le inviasse a: info@tarmassia.it. Grazie!
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Toponomastica di Tarmassia

110. FRATTA, FRADELLE

S.G.

110. FRATTA, FRADELLE

110. FRATTA, FRADELLE [*le Fradèle
45.271202 | 11.063165

1245 VIS, Item tres canpos ad Fractam de uno latere dominus Guillielmus de alio via.
 Item circa unum canpum terre pradive a via de intus, de uno latere fracta ville, de alio via
TES 1436, unam petiam terrae arativam iacentem in pertinentiis Talamasie in ora Fratelle (1)
1561, Fratelle
1568, contrata de la Frata, Vegiarolo de la Frata
1876, fondo Fradelle.

Località e fondo agricolo fra la via Tormine, la via Campolongo e il Dugal del Tormine. Sul finire dell'800 il conte Guarienti, proprietario del fondo, durante i lavori di pulizia del fosso, portò alla luce reperti archeologici, perlopiù frammenti di terracotta, risalenti al periodo dell'età del Bronzo e ora conservati al Museo di Padova.

La fratta era un elemento del sistema nell'organizzazione difensiva del villaggio che si comincia a intravedere già dal X secolo e si protrae fino al secolo successivo, spesso ad imitazione dei centri più importanti.
Mentre gran parte dei confini comunali erano difesi da fitta boscaglia e aree paludose, restava spesso da proteggere il confine servito dalle principali vie di comunicazione. Il sistema della fratta consisteva nel lasciare una striscia di terreno alla vegetazione più intricata, spesso con siepi spinate vive, allo scopo di bloccare un'eventuale incursione dei nemici.
Unitamente a questo, si innalzavano palificate (palata) e si scavavano fossati perimetrali (vegiarolus), elementi tutti presenti nella toponomastica locale.

Successivamente, scemato il pericolo delle invasioni degli Ungari e delle minacce interne,  iniziò già dal Duecento il processo di disboscamento da cui il significato di "fratta", rompere, dissodare, detto anche "runcare", spesso accompagnato dalla pratica finale del debbio (ovvero bruciare la parte residuale del bosco); la proprietà di queste aree, che erano spesso a ridosso del centro abitato, rimanevano di proprietà comunale dei consorti e venivano cedute in affitto a privati per un certo numero di anni, anche in contraccambio del lavoro di bonifica effettuato su questi fondi.

Secondo Melelli-Sacchi de Angelis (Diz. Toponomastica, 1982) la fratta allude più che a "boscaglia" alla "distruzione di un centro abitato" in età medievale.

In REW alla v. n. 3466 Fracta, it. fratta: "recinto, siepe, filare di alberi", ma anche "barricata, cumulo di terra sopra la trincea" e anche "terreno arato di fresco".

Dal latino frangere, "rompere", fracta, "rotta", si passa al volgare fratta con suffisso diminutivo -olus con valore locativo, coniugato al plurale femminile '*frat-ellae', poichè riferito a pezze (di terra).

Il Settia precisa che fratta non va confusa con spinata, siepe spinata, pur essendone quasi sempre legata e cita il caso di Bovolone dove nel 1179 si prescrive di tracciare una strada larga otto piedi attorno al castello che consentirà di chiuderlo “de fossato et de spinetis et de frata”;  il Settia afferma, riportando alcuni fatti, che "è probabile, perciò, che la fracta fosse una fascia di terreno mantenuta occupata ad arte da fitta e intricata vegetazione senza essere, per questo, del tutto impenetrabile".


 

 

(1) B.Chiappa in S.Giogio di Tarmassia: "Così troviamo che nel 1436  tal Oliviero di ser Fiorentino sceglie come luogo di sepoltura il cimitero della chiesa di Santa Maria «de Talamasia», alla quale destina un doppiere del valore di un ducato e una pezza di terra di circa 5 campi in località Fratella[i]."


[i] ASVr, UR, Testamenti, m. 28, n. 100.


Vedi anche:
 (Storia -> Corsi d'acqua) "La fratta"

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