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Alcune vicende della campagna di Campolongo

Vicende dei beni comunali nell'Ottocento

Paolo Rossignoli

Vicende dei beni comunali nell'Ottocento

Nel fondo Camera Fiscale dell’Archivio di Stato di Verona sono conservati due atti della stessa mano (la grafia è del notaio Carlo Barbieri), con le sottoscrizioni del podestà Merzari e del segretario Caprini, entrambi intitolati “Distinta Dimostrativa”.

Il primo elenca “li beni stati venduti dalla Comune d’Isola della Scala dopo l’epoca 1796”.  Si tratta di ciò che la comunità era stata costretta a vendere per pagare le imposizioni dell’invasione napoleonica.

(omissis)

L’altra “Distinta Dimostrativa”, datata 24 luglio 1807, riporta “li beni attualmente possessi dalla Comune d’Isola della Scala”. L’elenco inizia con “un fabbricato in piazza attualmente ad uso degli uffici della pretura e di residenza municipale, una parte di questo inabitabile, […] con due stalle contigue tutte dirocate”. Si parla dell’edificio che una volta ristrutturato diverrà l’attuale municipio. (Bisogna aggiungere che anche una volta, come ora, il termine “piazza” ha sempre designato tutto il centro del paese oltre che lo slargo antistante la chiesa). Segue “un fondo rustico arativo, morarivo, con casa ad uso boaria, chiamato Campolongo”.

(omissis)

Nella Distinta si dice che il Comune ha per fondamento del diritto a percepire i livelli solo un registro che cita gli antichi documenti che hanno dato origine al diritto stesso, ma che i documenti non esistono più. Doveva trattarsi di locazioni perpetue di beni comunali molto antiche, visto che se ne aveva solo memoria scritta e che il pagamento del canone era fissato per il giorno di San Michele 29 settembre, come avvenva negli antichi contratti. Col tempo i livelli, solo sei dei quali superavano le dieci lire italiane annue dell’epoca, furono riscattati dai debitori. Tutti i beni comunali venivano affittati a mezzo asta al maggior offerente, generalmente per nove anni, e con la malleveria di una terza persona.

(omissis)

La campagna di Campolongo, di campi veronesi 358, secondo la Distinta era formata da terreno “della più inferiore qualità” ed era stata affittata divisa in tre parti a tre persone diverse per nove anni, con asta 6 maggio 1804, per lire 1042,34 complessive annue. Nel 1813, per il novennio 11 novembre 1813-11 novembre 1822, fu accordata a Giovanni Patuzzi per annue lire 1150. Il contratto di affitto 26 ottobre 1822 tra il Comune e Matteo Erbesato, per il periodo agrario 1822-1831, contiene molte informazioni; oltre al canone annuo di lire 1500, alla descrizione dei beni, alle disposizioni in materia di gelsi, ci riferisce che fino al allora la coltura dei morari è stata carente e che la coltivazione del terreno è “stata nemmeno delle discrette”. Nelle prescrizioni aggiunte, si espone il modo di impiantare i gelsi e si indica la rotazione delle colture da seguire. Nel 1852 Campolongo venne affittata, per un canone annuo di lire austriache 2401, ad Ernesto Lorenzoni, sempre per nove anni. Nel 1870, andati infruttuosi gli esperimenti d’asta, autorizzato dalla Prefettura, il Comune vendette con trattativa privata ai fratelli Brasavola l’intera campagna, all’epoca 110 ettari circa, per lire italiane 19000.


Paolo Rossignoli
Isola della Scala notizie, n. 2/2005, pag. 10 (Cultura).


Vedi anche:
 (Storia -> Corti rurali) "Corte dominicale Nogarola-Mocenigo a Campolongo"

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