MaBe nasce e lavora in Italia, ma è conosciuta ed espone in alcune delle più importanti città e capitali europee.
Scultrice, pittrice, grafica, arricchisce le sue conoscenze durante gli anni di laboratorio all'Accademia Belle Arti di Venezia. Comincia ad esporre nel 1992 al Padiglione Italia della Biennale a Venezia in occasione dell'esposizione collettiva patrocinata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa. Da allora numerose esposizioni hanno contribuito a consolidarne il talento e a farne apprezzare il lavoro in Italia e all'estero, approdando nel 2008 all'Art Center Berlin di Berlino e nel settembre 2009 al Louvre di Parigi. Dal 1992, ai primi bronzi, alterna opere in gesso alabastro, argilla, mogano e pietra. A partire dal 1996 sperimenta alcune realizzazioni con composti sintetici fino a riconoscersi in una nuova ricerca dalle linee essenziali e dalle raffinate finiture con opere di imponenti dimensioni e di grande impatto scenico, realizzate in marmo-resina. Continuo è il confronto con i bronzi da lei creati la cui peculiarità è la ricchezza di dettagli.
Filo conduttore di tutto questo, il SILENZIO, come concetto e come valore. Una ricerca che per l'artista è divenuta esercizio, arte e privilegio. Le opere, diventano per lei mezzi preziosi per proporlo, coglierlo ed apprezzarlo. L'arte non fine a se stessa, ma capace di elevare lo spirito, legata a significati che invitano a condividere un pensiero, un valore. Nell'arte il Silenzio afferma la forza suprema della bellezza e l'essenza del messaggio. Particolare evoluzione di questo progetto è rappresentata dai gioielli-scultura, vere installazioni d'arte capaci di evocare poesia e segni ancestrali, realizzate con impasti di stucco, argilla ed argento. I quadri scultura chiudono la sua eclettica ricerca artistica. Mostre principali:
1992 Fondazione Bevilacqua la Masa, Padiglione Italia, giardini della Biennale di Venezia. 1992 Anteprima galleria di Giulietta, Verona. 2002 Palazzo della Granguardia, Verona. 2002 Piazza Sordello, Mantova. 2003 Biennale Leonardo da Vinci, International Art Accademy, Roma (I° premio scultura Avveniristica). 2008 “Introspezioni contemporanee", Castello di Marostica. 2008 Art Center Berlin ( Museo dell'Arte Moderna, Berlino). 2008 Berlin Reiman Teamwork, Berlino. 2009 Wien Reiman Teamwork Vienna. 2009 Esposition Biennale De Malte En France, Parigi. 2009 Villa Laguna, Venezia. 2009 "Carruosel Du Louvre", Parigi Louvre. 2009 LandskronSchneidzik, Galerie Norimberga. 2010 "Profumo di Silenzio", Villa Gritti di San Bonifacio.
Patrizia Lovato nasce e lavora a Verona. Frequenta l’Istituto d’arte di Verona e successivamente si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1994 inizia il percorso didattico che la porta ad insegnare nelle principali accademie italiane. Dal 2008 è titolare di cattedra di anatomia artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove tuttora insegna. La sua attività artistica, in continua crescita ed evoluzione, inizia nel 1989. Fin dagli esordi ottiene riconoscimenti in ambito pittorico; nel 1991 viene selezionata ad esporre alla 76^ mostra Bevilacqua La Masa presso la galleria della Fondazione Bevilacqua La Masa, Piazza S. Marco a Venezia. Ha partecipato a numerose mostre collettive, tra cui “Cultura e Natura” a Palazzo Cusani in Del Carmine a Brera - Milano , “Ferì Art ” exposition organiseè par la Ville de Nimes - Nimes, Francia, “Arte è pensiero” a Palazzo Tè di Mantova, “Nuove proposte” alla galleria Cortina di Milano. Sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche. Da segnalare l’ultima acquisizione del Museo Civico Parisi Valle di Maccagno e del Comune di Laives a Bolzano.
Nel 2000, con l’opera dal titolo “Irripetibilità della forma”, vince il secondo premio al quinto concorso Internazionale di Pittura Città di Laives. Partecipa a numerosi altri premi tra cui il Premio Morlotti Imbersago di Milano e il Premio Artemisia presso la Mole Vanvitelliana di Ancona. Tra le mostre personali, infine, si segnalano: “Solitudini industriali” tenutasi recentemente presso la Galleria Spazio 6 di Verona, “Paesaggi interiori” presso lo Spazio arte Pisanello di Verona, “Modi, luoghi, identità” alla Galleria Gnaccarini di Bologna. La contaminazione tra pittura e grafia, colore e segno, sensibilismo grafico e cromatico, costituiscono da sempre non solo uno spunto culturale per la sua attività artistica, ma vero e proprio principio didattico-metodologico.
Erika Scandola nasce a Verona e vive ad Isola della Scala. Inizia la sua carriera artistica frequentando il Liceo Artistico di Verona e poi l’Accademia delle Belle Arti di Bologna, dove nel febbraio 2000 consegue il diploma di Laurea. Nel 1997 ha vinto una borsa di studio per la Spagna dove ha avuto la possibilità di frequentare l’Accademia delle Belle Arti dei Paesi Baschi a Bilbao. Nel 1999 ha vinto una seconda borsa di studio in Irlanda, sovvenzionata dalla Comunità Europea, per giovani artisti europei. Ha esposto le sue opere in Italia e all’estero.
“Iniziando un quadro, non penso di dipingere, ma di giocare con il colore, un po’ come fanno i bambini. Il mio è un gioco dove non ci sono regole dettate dalla razionalità. Tutta la prima fase la lascio al caso, al gesto, all¹istinto, il quadro vero e proprio prende forma nel momento in cui appoggio sul cavalletto la tela con le prime macchie.”
BertoCesco alias Francesco Bertolini, lavora ed espone già da molti anni (1977), dopo essersi formato alla scuola di pittura e di scultura di Bovolone (VR). Sostanzialmente, però, è un autodidatta, ma di quelli autentici, ricco di curiosità per le materie e per le tecniche e di tensioni operative che lo portano nell’approccio con il marmo o con le pietre a prediligere il taglio diretto. Questa scelta di fondo già dice molto della sua energia istintiva e del fatto che egli sente la scultura come forma che emerge da un vero e proprio “corpo a corpo” con la materia.
Bertocesco si può dire sia nato fabbro e al ferro come materia di artigianato artistico ha dedicato non pochi anni, ma ha sempre sperimentato anche materiali diversi tra cui il cemento e la possibilità di rendere il fatto plastico modulante, in particolari “colate”, il ritmo figurale, arrotondando gli spigoli, tendendo le forme. Un sentimento di religiosità permea tutti i suoi lavori. Quel sempre misterioso e ineffabile senso del divino che riscatta sia la materia che la forma e ne rende parte viva dell’umano e insieme viatico di trascendenza (G. Segato).
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