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Un patriziato della terraferma veneta tra il XVII e XVIII secolo 1974 - I Conti Nogarola
Giorgio Borelli
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Pagg. 255-7
I Nogarola.
La “stirps” si presenta ad una descrizione analitica con 5 fuochi, 23 componenti e 25 persone di servitù nel 1653.
La rilevazione del 1682 non può essere utilmente adoperata nel computo dei fuochi, in quanto le polizze sono, in alcuni casi, in tale cattivo stato di conservazione, da erndere impossibile una proficua lettura. Nel 1696 i fuochi dei Nogarola sono 5 con 16 componenti e 10 persone di servitù. Nel 1745 i fuochi sono discesi a 4 ma il numero dei componenti e il numero dei servi è rimasto invariato.
(omissis)
I beni dei Nogarola sono ubicati in 25 località del territorio veronese, precisamnete ad est dell’abitato urbano nelle compagne di Colognola e soave, in zona oggi prevalentemente a vigneto; ad ovest nei centri di Affi oggi a seminativo arborato irriguo, di Colà in zona a seminativo irriguo, di Cavaion in zona oggi a vigneto, di Castion, di Pesina in zona oggi a vigneto, di Piovezzano dove domina il seminativo arborato irriguo, di Dolcè tra il vigneto e il bosco; a nord di Verona nella campagna di Avesa a seminativo arborato asciutto; a sud-ovest della città nelle campagna di Castel d’Azzano tra il seminativo arborato asciutto e il seminativo arborato irriguo, di Isolalta dove domina il seminativo arborato asciutto, di Vigasio dove il sseminativo arborato asciutto si alterna al prato e al prato arborato asciutto; a sud di Verona nelle campagne di Isola della Scala e precisamente a nord-ovest di detto centro, al Baldon dove domina il seminativo irriguo; a sud-est del centro urbano nelle campagne di Campolongo tra Tarmassia e Bovolone in zona a seminativo irriguo, di Mazzagatta pure in plaga a seminativo irriguo, di Salizzole dove domina il seminativo asciutto, di Cà degli Oppi in zona a seminativo irriguo, di Terrazzo, Nichesola, Begosso, e Marega a sinistra dell’Adige in zona a seminativo arborato asciutto, di Gazzo pure in plaga a seminativo arborato asciutto.
Il primo fuoco dei Nogarola è intestato ad Alessandro Nogarola q. Giulio residente nel 1653 in contrada di S.Pietro Incarnario (1019). Egli è proprietario di C. 1433 che gli rendono D. 3760. Col gettito di un diritto di Decima si sale a D. 4060. Tenendo poi conto di alcune case, lìentrata complessiva di Alessandro Nogarola si aggira sui D. 4253.
Notevolissima è l’esposizione debitoria di Alessandro. Egli deve infatti, D. 14.600 per cui paga D. 834 di interessi annui. Deve, inoltre, D. 219:37 una volta tanto.
Vediamo adesso, analiticamente i beni di Alessandro. (omissis)
C. 80 a Campolongo e in più C. 60 a risaia di cui non viene precisato il reddito, … (omissis)
Nel 1682 il fuoco dei Nogarola in esame si gemina. Da un lato in contrada di S.Pietro incarnario, abbiamo il nipote di Alessandro che porta, lui pure il nome del nonno e dall’altro, ancora in contrada di S.Pietro Incarnario abbiamo il conte Bailardino Nogarola q. Alvise, nipote, esso pure, di Alessandro. Disgraziatamente, il cattivo stato di conservazione delle polizze non permette di dire alcunchè sui due fuochi. (omissis)
Bailardino possiede ancora tra Bovolone e Tarmassia una “possessione” detta Campolongo di C. 80 tutti sabbiosi, magri, arativi con morari e poche vigne e in più una “possessione” parte a risaia e parte arativa con pochi morari, una pilla per i risi, una giurisdizione di acqua, un molino con due ruote, il tutto per una rendita di D. 860.
(omissis)
1019) A.S.VR., A.E.P., Polizze 1653 reg. n. 28, cc. 283
fonte: “Un patriziato della terraferma veneta tra il XVII e XVIII secolo – Ricerche sulla nobiltà veronese” di Giorgio Borelli. Milano – dott. A. Giuffrè Editore – 1974
foto: la pilla da risi a Campolongo (Michele Gobbi)
A cura di Stefano Gobbi
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