Sono elencate in ordine cronologico le informazioni, spesso frammentarie e contraddittorie, sulla titolarità della giurisdizione civile della villa di Tarmassia. Controversa è la data del passaggio dal comune di Verona a quello di Isola e l'esistenza di un secondo Vicariato, quello di Campolongo, già postulata dal Garzotti nell'800. E' comunque da sottolineare che già dal XIII secolo fino al XVI la comunità di Tarmassia dimostrasse di avere forme, organismi di autogoverno riconducibili ad un comune rurale.
1184: Villa Talamassiae, compare nella lista delle ville soggette al Comune di Verona; nel 1222, i Visconti veronesi della stirpe Zavarise detengono numerose proprietà presso Tarmassia;
1245: I beni dello Zavarise sono spartiti dai podestà di Verona a Celestino Visconti e al fratello Bartolomeo. La villa di Tarmassia risulta essere un comune rurale, con confini territoriali ampi, muro di cinta, borgata con mulino sul Menaghetto.
ante 1396: il Comune di Verona perde la giurisdizione su Talamassia;
1405: Inizia la Dominazione veneziana a Verona;
1410: I Morando acquistano la giurisdizione di Tarmassia;
1412, 18 marzo: Il Comune di Isola della Scala acquista il vicariato sulla possessione di Campolongo; la notizia riportata in un documento denominato Informatione è ritenuta errata dal Garzotti che non ritrovò l'atto, bensì un altro fra privati, ma sempre relativo a Campolongo.
1435, 20 dicembre: Il Comune d’Isola della Scala acquista dal Comune di Verona la giurisdizione del vicariato di Tarmassia; il Garzotti afferma che provenendo la giurisdizione dalla Camera Fiscale di Verona si trattasse di un bene detenuto dalla signoria Scaligera, cacciata alla fine del 1300.
1462, 11 febbraio: Il Comune di Isola per ripianare un debito con i Marchesi di Malaspina, vende la giurisdizione di Tarmassia a Ser Sartore da Caravaggio, riservandosi il dominio utile (livello e riscatto);
1584: Dal catastico dei processi redatto da Alessandro Guglienzi verso il 1780, in una nota intitolata Tarmasia - Giurisdizione si dice che i Consiglieri del "Commun di Campolongo in Tarmasia" assieme a quelli della Pellegrina e altre contrade rivendicano i loro diritti nei confronti del Comune di Isola della Scala e richiede il pagamento della saltaria al conte Bonaventura Guglienzi per difendere i suoi terreni.
1696, 15 settembre: il comune di Isola ottiene l'approvazione del Senato della Serenissima per alienare la giurisdizione di Tarmassia, ma non se ne fece nulla;
1783: Il conte dott. Michele Franzini nobile del Consiglio di Cefalonia acquista la giurisdizione di Tarmassia dal Comune d'Isola;
1797: Inizia la Dominazione francese a Verona e Tarmassia risulta essere frazione di Isola d/S – Dipartimento del Mincio (Mantova) – Repubblica Cisalpina
1803: Tarmassia è ancora frazione di Isola che però cambia dipartimento ed entra nel Circondario dell’Adige (Verona) –Repubblica Italiana;
1808: La Repubblica diventa Regno d’Italia; Tarmassia rimane frazione d’Isola nel circondario veronese;
1815: Inizia la Dominazione austriaca a Verona; nel 1816: Tarmassia diventa frazione di Salizzole – III Distretto d’Isola della Scala – Governo Veneto;
1820: Tarmassia ritorna ad essere frazione di Isola della Scala
1866: Inizia la monarchia sabauda; il Veneto entra nel Regno d’Italia; Tarmassia è frazione di Isola della Scala;
1925: Inizia l'epoca fascista; Tarmassia continua ad essere frazione d’Isola della Scala;
1946: Inizia la Repubblica Italiana; Tarmassia si mantiene frazione del comune di Isola della Scala.
Nella foto: la più antica scrittura del nome di Tarmassia: Talamasia (1126);
COMUNE RURALE Forma di autogoverno attestata fin dall'XI secolo dei centri rustici che rivendicarono forme di autonomia dal potere prima dei signori dei territori entro cui erano inseriti, poi dei comuni urbani che avevano esteso il loro controllo ai contadi. Dotati di specifici statuti, eleggevano nei loro parlamenti rettori e ufficiali investiti di compiti amministrativi e di rappresentanza.
VICARIATO: Si riporta la descrizione del Garzotti sui diritti connessi all'esercizio del vicariato: "...vanno annessi i feudali diritti – et dagela con conditioni chel possa regolare fare Saltoria fare beccaria e taverna e fare rexone e decima sua libera il dacio de lingrosso e del menudo.- Cioè a dire dettar norme a’ vassalli, fare arresti dei contravventori o di chi recasse danno, pronunciare giudizio, aver libero esercizio di macello e di osteria, godere l’esenzione della decima e del dazio, cosi nel minuto, come nel commercio all’ingrosso."
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