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Biblioteca comunale di Isola della Scala Corte Guglienzi-Guarienti
Bruno Chiappa
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Quella dei Guarienti, situata nella frazione di Tarmassia, può essere definita corte solo impropriamente. Ciò perché la proprietà che ad essa afferiva risultò sempre smembrata in piccole laorenzie periferiche e, di conseguenza, non vi ritroviamo le strutture sussidiarie che caratterizzarono la corte come centro economico e sociale. Va precisato anche che la primitiva casa dominicale, che fino a qualche decennio fa era circondata da un ampio parco, fu eretta dai Guglienzi nel 1574, come documenta una lapide sulla facciata, e solo nella seconda metà del Settecento passò in proprietà ai conti Guarienti a cui ancora appartiene assieme a quanto è rimasto dell’antico latifondo. Esso era di una certa consistenza come apprendiamo dalla denucia d’estimo inoltrata da Bonaventura Guglienzi, della contrà di Ferraboi di Verona, nel 1653. risulta infatti di “… campi aradori et parte con vigne circa 400, da qualli si raccoglie in una poca parte frumentazzo, nel resto grana e segalla. Campi di campagna et boschivi circa 100, da quali si cava poca o niuna rendita. Campi prativi, pascolivi e valivi circa 100, li quali, eccetto 20 in circa, si danno in godimento a laorenti che coltivano le terre aradore”. Tali laorenti sono :” Agustin Beolco con due versori; Bartolamio e filioli Pasini, con due versori; Zuanne Cugolotto, con due versori; Francesco Manfre et Matheo Pasini, con due versori parte con bovi et parte con vache”. La rendita complessiva ammonta ad 800 ducati, cui si aggiungono 25 ducati a titolo di compartecipazione alla Decima di Tarmassia.
Nell’estimo del 1754, di Alessandro Guglienzi, la rendita è salita a ducati 1494. Per inflazione forse, ma anche per nuovi acquisti di terreni operati nel frattempo come è espressamente dichiarato.
Una rendita limitata rispetto ad altre di nobili veronesi che superavano i 10.000 ducati, ma tale da garantire una certa agiatezza e senza possibilità di raffronto con quella delle classi subalterne se pensiamo che ad esempio un bracciante della corte Maffei ad Isola Rizza figura aver percepito, due decenni prima, 17 ducati per 118 giornate lavorative.
Il fondo risulta diviso in varie possessioni: quella di Malpasso, lavorata con due versori da Andrea Marcantonio, quella della Pila da Antonio e fratelli Perobelli, quella del Tormene di Sopra da Giacomo Travaggin, quella della Vallona da Zuanne e fratelli Baroni e quella delle Bordone, tutte quante sono piantate con vigne e morari. Ma alla formazione del reddito sopra detto concorrevano, seppure in minima parte, anche una casa “ ad uso osteria, tre casette affittate, cinque casotti pure affittati e una casa di muro con poca terra ad uso del pastor”.
E’ uno squarcio che ci fa intravvedere l’aspetto urbanistico della frazione.
fonte: Antiche corti rurali nel Comune di Isola della Scala, di B.Chiappa
a cura di Stefano Gobbi
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