La cappella campestre è inserita nell'impianto planimetrico di corte Giusti-Brasaola in località Bosco di Campolongo. Il fabbricato è addossato alla parete sinistra della villa dominicale e doveva servire, come tutti gli altri spazi della corte, a soddisfare alle prime necessità (in questo caso religiose e spirituali) della piccola comunità rurale che vi risiedeva.
La presenza dei conti Giusti "del Giardino" è attestata sin dal 1575 quando un certo Conte Marc'Antonio di Giusti partecipa quale benefattore all'acquisto della Campana Grossa del campanile di Tarmassia. nel 1611 troviamo i Giusti in causa con i conti Guglienzi per una questione di decima. Nel 1735 in un disegno di Antonio Gornizai viene rappresentato il "Bosco della Carpenea deli ss. Conti Giusti", ma non compare la corte. Bisogna aspettare il 22 febbraio 1782 quando Simon Bombieri disegna la corte dei "Nobili Conti Giusti del Giardino".
La pianta esterna della chiesa misura circa 4x8 metri, compresa l'abside. Sopra l'ingresso principale che guarda il cortile, è incisa l'epigrafe: "MATRI.DEI SACRUM 1844" (Consacrato alla Madre di Dio nel 1844). Il titolo "Madre di Dio" è tra i più antichi fra quelli conferiti alla madre di Gesù. La data riportata potrebbe essere la data di consacrazione della chiesa, oppure una successiva intitolazione, visto che la lastra di marmo su cui è incisa appare posticcia. Anche nella vecchia chiesa di Tarmassia in località Cà del Bosco si venerava la Madonna (Santa Maria di Cà del Bosco - altare o chiesa, i documenti sono ambigui). Architettonicamente l'edificio si presenta ad aula unica terminante con abside, illuminata da due finestre rettangolari. La facciata rivolta verso il cortile presenta due finestre rettangolari del tutto simili alle precedenti con cornici di tufo e graticcio in ferro a rombi; l'ingresso è architravato con archivolto superiore; la lunetta, forse, conteneva un dipinto di madonna con bambino. La facciata è coronata da un timpano ben dimensionato e poco sotto, un cornicione modanato. Sulle pareti laterali si aprono due porte: una conduce direttamente nella residenza dominicale, l'altra verso un cortiletto recintato. La chiesa fu trasformata in granaio attorno agli anni '30 del secolo scorso quando la proprieta' passo dai conti Brasaola ai signori Vaona, attuali proprietari. A quel periodo, forse, può farsi risalire il solaio che taglia orizzontalmente l'aula e la tinteggiatura a pois rossi su fondo giallo che ancora si può vedere e che denuncia un uso abitativo prima ancora che di annesso rustico. L'oratorio era ricompreso nella giurisdizione parrocchiale di Tarmassia fino al secondo dopoguerra quando passò alla cura d'anime di Villafontana. E' inclusa nella circoscrizione comunale di Isola della Scala. La chiesa è in stato di abbandono e del tutto fatiscente. Nel 2006 alcuni immigrati abusivi hanno praticato un foro nel muro della chiesa per accedere agli spazi interni della corte.
s.g. 07.05.2007 Tarmassia online
|